La caduta degli dei: respinti i ricorsi di Vicano e Tedesco

ALESSIO PORCU E DOMENICO TORTOLANO PER IL MESSAGGERO

Asl, ricorso respinto: Vicano si è dimesso dalla Asl
Un trucco con cui nascondere la situazione e diventare direttore del distretto Asl di Frosinone: il dottor Mauro Vicano aveva ottenuto il contratto da dirigente grazie ad un «espediente appositamente utilizzato per nascondere la sua situazione di conflitto d’interesse». Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro: i giudici gli hanno detto no alla restituzione dell’incarico, no alla revoca del trasferimento ad Alatri, no all’autorizzazione a fare il presidente della Saf (la società che si occupa della lavorazione dei rifiuti prodotti dai Comuni ciociari) di Colfelice, pertanto no anche al doppio stipendio.

Vicano ne ha preso atto e si è dimesso: ieri ha lasciato la Asl. Rendendo inutile così la lettera di licenziamento che la direzione generale stava predisponendo.

Il braccio di ferro con l’azienda inizia il 27 gennaio quando il postino consegna a Vicano la raccomandata con cui viene sollevato dall’incarico di direttore e trasferito ad Alatri. Lui aspettava una risposta ben diversa: nei giorni precedenti aveva inoltrato una richiesta con cui chiedeva di poter cumulare due stipendi, quello da funzionario pubblico e quello da presidente della Saf. Invece gli arriva la nota con cui la Asl gli dice che le due cariche sono incompatibili e soprattutto che il suo contratto da direttore è nullo.

Una tesi ritenuta valida ora da due giudici del Lavoro: ieri il giudice Lorenzo Ferri ha stabilito come il contratto di Vicano sia frutto «di un espediente»; ha confermato la decisione presa a febbraio dal suo collega Massimo Lisi. I fatti risalgono al 3 gennaio 2014: Vicano è al timone di tutta la Sanità ciociara ma il suo incarico sta per scadere; quel giorno viene firmato il contratto che gli riconosce l’incarico di direttore di distretto con effetto retroattivo dal 1 aprile 2011 al 31 marzo 2016; lo firma il dottor Luca Di Maio perché quel giorno il direttore generale Asl risulta assente per ferie.

In realtà, ritengono i giudici che Vicano si sia assegnato l’incarico di direttore di distretto, fingendo di assentarsi e facendo firmare a Di Maio proprio per evitare di incappare in una evidente incompatibilità. Che si trattasse di una finta, per i magistrati è evidente dal momento che Vicano risulta in azienda per firmare il contratto.

Respinta anche la tesi secondo la quale quel contratto era un rinnovo che gli era dovuto perché «aveva superato positivamente l’apposita valutazione». Scrive ora il giudice «Non esiste alcun diritto del dirigente pubblico, valutato positivamente, al rinnovo dell’incarico dirigenziale precedentemente conferito». E inoltre a Vicano «la Regione aveva intimato di non fare nomine né assegnare incarichi di qualsiasi natura». Oltre alla lunga serie di no, i giudici lo hanno condannato a pagare 3mila euro di spese. Vicano commenta: «Come avevo detto ho rispettato la sentenza, cosa che non sempre tutti fanno».
Alessio Porcu

 

Ater, respinto il ricorso del direttore generale
Il giudice del lavoro del tribunale di Frosinone Laura Laureti ha respinto il ricorso del commercialista di Cassino Giuseppe Tedesco (nella foto) che aveva impugnato il provvedimento di cessazione anticipata del suo incarico di direttore generale dell’Ater di Frosinone.

A firmare il provvedimento era stato il 10 febbraio scorso il commissario straordinario dell’ente Antonio Ciotoli in applicazione di una nota della regione Lazio del 19 gennaio 2015 secondo la quale “gli incarichi dei direttori generali delle aziende devono ritenersi cessati decorsi 90 giorni dall’insediamento degli organi commissariali.” Insieme a Tedesco vennero rimossi anche gli altri direttori delle Ater del Lazio.

L’incarico di Tedesco era quinquennale, dal 6 dicembre 2011 al 5 dicembre 2016. E il giudice nella sentenza afferma che “il commissario con il provvedimento impugnato ha ottemperato a quanto disposto dall’organo regionale conformemente al sistema normativo.” Ma Tedesco non si arrende e ha annunciato che ricorrerà in appello così come stanno facendo gli altri colleghi. E comunque dice:”Le sentenze si rispettano”, e poi aggiunge:”Secondo una sentenza della Corte Costituzionale lo spoil system non si applica ai direttori generali di enti pubblici con contratto a tempo determinato. Il direttore non è un organo politico ma è a disposizione dei cittadini.” Tedesco oltre al ricorso contro la rescissione anticipata del contratto citerà per danno erariale la regione e il commissario dell’ente chiedendo di essere pagato fino alla scadenza del contratto.

“La riduzione dei costi – dice polemico ancora – non si fa togliendo i direttori generali ma tagliando le spese superflue e gli sperperi. Cosa che io ho fatto. Perché bisogna operare nell’interesse dei cittadini e non della politica.” Per l’avvocato Massimo Cocco, del collegio difensivo dell’Ater, invece “il ricorso è stato respinto per carenza del ‘fumus boni iuris’, e con motivazione sostanzialmente coerente con la linea difensiva tendente a valorizzare il nuovo corso della legge regionale e delle disposizioni amministrative in materia di riordino delle Ater del Lazio.”

E ancora:”L’operato del commissario è stato ritenuto legittimo e conforme al nuovo quadro normativo. E questo potrebbe frustrare, in prospettiva, anche un’azione futura di risarcimento danni che venisse proposta dall’ex direttore.”

Domenico Tortolano

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