L’arte di tagliarsi gli attributi (di D.Facci)

Dario Facci

Direttore Responsabile La Provincia Quotidiano

Si celebra quest’anno il decennale del manifesto italiano padre di tutti i grillismi. Con “La Casta”, un libro inchiesta, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella misero a segno il colpo che ha stabilito uno spartiacque: niente sarebbe stato più come prima.

E’ stato tutto peggio.

Non certo per colpa di quei due grandi giornalisti. Rizzo e Stella hanno denunciato l’arroganza del potere, l’inadeguatezza e il dolo dei politici. Non avrebbero mai pensato di gambizzare la Politica. Ma è quello che è successo.

La gogna delle deviazioni è stata scambiata con il patibolo della sostanza politica. Quel libro, di cui possiedo una copia della prima di un’interminabile serie di edizioni, inizia così: “La pianeggiante Comunità montana di Palagiano”. Cosa ci sarebbe stato di più esauriente, per descrivere l’assurdo della gestione pubblica territoriale, di un ossimoro? E quell’ossimoro, quello della montagna in pianura, era assai efficace.

Il problema è che ai tempi in cui i due giornalisti scrissero “La Casta” un buon ossimoro era solo una potente figura retorica, difficile pensare che potesse trasformarsi in una serie di slogan e poi, addirittura, in un credo. Nel 2007, per esempio, Facebook era ancora un’app divertente e molto promettente, stava diventando un sistema di comunicazione popolare ma non era ancora la coltura dei conati populisti.

Inoltre nel librodenuncia si raccontavano le storture del sistema, non il suo funzionamento. Alle Comunità montane funzionali ai sistemi d’altura, cioè la quasi totalità, non si faceva accenno. E cosa facessero in effetti le Comunità montante non lo sapeva nessuno, come non lo sa nessuno ancora oggi, almeno finché non bruciano tutte le montagne perché i soldi per la pulizia del sottobosco non glieli hanno più dati.

Almeno finché, durante la stagione autunnale e invernale le acque piovane, non più regimentate nei canaloni adduttori lasciati all’incuria, causano un disastro.

E così per il Corpo Forestale, così per le Province, per i presidi e i governi dei territori che hanno fatto le spese della deriva strabica che, in nome della politica ladrona e del risparmio tout court, ha predicato l’abolizione degli strumenti per fornire i servizi alla cittadinanza.

Una politica che ora, anziché tracotante, appare flebile e inconcludente. Cioè peggiore.

Tant’è vero che nessun provvedimento speciale è stato preso mentre tutto il territorio andava a fuoco sotto gli occhi attoniti di un popolo completamente abbandonato ai suoi guai.

La sferzata è arrivata quando i buoi erano ampiamente fuggiti dalla stalla e solo grazie all’iniziativa del Prefetto Zarrilli. Fortuna ha voluto che non siano state gambizzate anche le Prefetture. C’hanno provato.

Ora, dieci anni dopo, Stella e Rizzo, sostenitori anche della famigerata legge Delrio, dovrebbero scrivere il seguito della loro prima opera: “La Castra”.

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