Cosa c’è dietro agli applausi al condannato Franco Fiorito (di A. Porcu)

L'altra sera, alla sua prima uscita ufficiale, il condannato Franco Fiorito è stato accolto dagli applausi. Gli è stato riservato un posto in prima fila. A chi erano rivolti in realtà. Cosa significavano. In realtà...

Ha tirato fuori dall’armadio l’abito buono: quello con la camicia bianca ed il gilet. Non lo indossava da tempo Franco Fiorito, condannato in attesa di sentenza definitiva per avere preso indennità più alte quando stava in Regione.

Quando è entrato nel salone del ristorante dove si teneva la prima manifestazione unitaria del centrodestra ad Anagni è scattato l’applauso. A lui è stato lasciato un posto di lato: ma pur sempre in prima fila.

Cosa significano quegli applausi? Soprattutto dal momento in cui a tributarglieli sono gli stessi che quattro anni fa gli avevano voltato le spalle: i suoi concittadini.

Franco Fiorito è un condannato “per reati contro la pubblica amministrazione“. Ha preso tangenti? No e non è stato condannato per questo. Ha truccato appalti? Nemmeno questo ha fatto e nemmeno per questo è stati condannato. Ha commesso (almeno fermando ad oggi gli orologi della Giustizia, poi la Corte di Cassazione si pronuncerà in modo definitivo) un reato grave. Ogni mese ha preso non una ma tre indennità legate alle sue cariche: una da Consigliere, una da Capogruppo, una da Presidente di Commissione. “Faceva parte di un accordo che riguardava tutti i gruppi politici in Regione” è emerso durante il processo. Accordo o non accordo, i giudici hanno ritenuto che fosse un reato e lo hanno condannato (dimenticando di perseguire gli altri capigruppo che eventualmente avessero preso la doppia indennità, scordandosi di individuare gli altri sottoscrittori del patto che coinvolgeva tutti i gruppi: ma questa è un’altra storia).

I fatti sono chiari: Franco Fiorito è un condannato.

Ma allora perché gli applausi ed il posto in prima fila?

Franco Fiorito, ex sindaco di Anagni ed ex capogruppo regionale del PdL, è un totem. Rappresenta solo in parte se stesso. Molto di più, rappresenta ciò che la gente gli ha voluto attribuire: nel bene (gli anni della Politica piena di soldi, capace di creare posti di lavoro e poi attribuirli ad elettori, famigli ed amici) e nel male (il crollo del sistema, le spese allegre, fatte soprattutto in un periodo nel quale la gente aveva iniziato già a stringere la cinghia a causa della crisi economica).

Al di là degli aspetti giudiziari, rappresenta uno dei politici più abili della sua generazione.

Gli applausi non erano per il Fiorito condannato. Nè per il potente decaduto che lentamente sta tentando di ricostruirsi.

Quegli applausi sono un segnale dell’elettorato che ha provato per quattro anni gli effetti della ‘società civile’ al governo della cosa pubblica.

Fausto Bassetta, il sindaco decaduto per via di una sfiducia di massa, è persona integerrima, dalla moralità specchiata, preparatissimo in materia di Diritto (suo il testo più approfondito sul Codice Militare, al punto da essere libro fondamentale per chiunque voglia intraprendere la carriera militare). Ma è caduto. Gli hanno tolto la fiducia non perché gli altri volessero rubare e lui lo impedisse. Lo hanno sfiduciato perché governare significa avere il coraggio e la sfrontatezza delle scelte. Dote che in questi anni è spesso mancata ad Anagni.

Due esempi su tutti: il termovalorizzatore Marangoni poteva essere spento per sempre in cambio di una variazione sulla classificazione dell’area in cui sorge lo stabilimento: avrebbe consentito la sua trasformazione in un centro direzionale con uffici e negozi. Consentito dalla legge. Non è stato fatto perché “sarebbe un provvedimento a favore di un solo privato”.

L’isola ecologica, il secondo esempio: prevista per contratto, deve essere realizzata a spese e cura della ditta che si occupa dei rifiuti. Perché non è stata fatta in quattro anni, facendo lievitare così le spese per gli anagnini? È mancato il coraggio di scegliere il luogo dove realizzarla.

Gli applausi a Franco Fiorito erano diretti, in realtà, ad un preciso modo di fare politica: quello che ha il coraggio di fare le scelte. E che non dovrebbe sbagliarsi nel momento in cui si assegnano le indennità. Cosa che però – dicono quegli applausi – la gente è disposta a perdonare pur di avere un’amministrazione che decide.

Ora Anagni è ad un bivio. Ha provato il fioritismo. Non è più ripetibile: per una questione di tempi, risorse e opportunità. Ha provato il bassettismo: non è stato efficace.

Chi dovrà scegliere i futuri destini di una città che tra pochi mesi andrà al voto ha un obbligo: scegliere un modello diverso dal bassettismo e dal fioritismo. Un modello nuovo che restituisca politica ed efficienza, coraggio nelle scelte e rigore.

Altrimenti quegli applausi andranno sprecati.

 

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