Spreafico, ai musulmani in Italia: «Il Ramadan possa portare frutti di pace»

Ambrogio Spreafico è l’uomo del dialogo con i musulmani. E’ il vescovo al quale Papa Francesco ha affidato la strategica Commissione per l’Ecumenismo, all’interno della Conferenza che riunisce tutti i vescovi d’Italia. Porta la sua firma il messaggio spedito questa mattina, a nome della Cei, ai due milioni di musulmani che vivono nel nostro Paese.

Per loro inizia oggi il mese sacro del Ramadan. Un periodo – ha augurato oggi monsignor Spreafico – «come un tempo per coltivare la pace, come un’occasione di vivere insieme a tanti un senso di comunione e di condivisione in questo tempo difficile, dove la violenza rende il mondo più brutto e la vita talvolta piena di paure»

La lettera inizia con un messaggio di pace: «La pace sia con voi!» E’ l’auguro che un mese fa rivolse Francesco al «caro popolo d’Egitto» con un videomessaggio trasmesso nell’imminenza del suo viaggio apostolico. Riprende quella frase, monsignor Spreafico. E aggiunge «In occasione del sacro mese di Ramadan, che sta per iniziare, è proprio questo l’augurio e la preghiera che sentiamo di voler condividere con voi e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, perché cessino guerre e violenze di ogni sorta e sia stabilita quella pace di cui il mondo ha bisogno».

Al Servizio Informazione Religiosa, monsignor Spreafico ha spiegato che

«Il mio augurio a tutte le comunità islamiche è quello di vivere questo mese come un tempo per coltivare la pace, come un’occasione di vivere insieme a tanti un senso di comunione e di condivisione in questo tempo difficile, dove la violenza rende il mondo più brutto e la vita talvolta piena di paure. Quindi un augurio di pace, che sento di condividere con loro. Ho incontrato recentemente alcuni membri delle comunità islamiche e ho visto che anche in loro c’è questo grande desiderio di pace e di fraternità di fronte alla violenza di alcuni che essi stessi non condividono».

 

Rispondendo a Maria Chiara Biagioni del Sir, il vescovo di Frosinone ha toccato il tema dell’attentato compiuto pochi giorni fa a Manchester. Che ha colpito la comunità Cristiana. Ma di riflesso anche quella musulmana.  Perché l’Islam è sempre più spesso accusato di fomentare odio e violenza in nome di Dio.

«Innanzitutto bisogna ricordare che nel nostro Paese le comunità islamiche hanno sempre e prontamente condannato gli attentati e l’utilizzo del nome di Allah per giustificare l’uccisione degli altri. La seconda cosa che vorrei sottolineare è che non bisogna identificare l’Islam con il terrorismo. Sono due cose molto distinte tra loro. Il terrorismo, purtroppo, c’è ed esiste anche in situazioni dove non ci sono né sono implicati i musulmani. La terza cosa è che negli attentati che si susseguono in varie parti del mondo e in Europa a morire, insieme a tanti cristiani e a tanti appartenenti ad altre religioni, ci sono i musulmani.

Questa identificazione dell’Islam con il terrorismo rende solo più complicata una situazione già di per se complessa. Cosa fare? Dobbiamo abituarci a ragionare e a capire. La mancanza di conoscenza e l’ignoranza creano solo paure, impediscono la convivenza, fomentano da una parte i radicalismi, dall’altra i populismi, allontanano il traguardo verso un giusto approccio all’altro, anche se diverso».

 

Intanto però c’è chi soffia sul fuoco. Per alimentare la paura dell’altro, soprattutto perché diverso nei suoi usi e costumi.  Una paura che va affrontata: il vescovo lo aveva spiegato la settimana scorsa. Nel Palazzo di Giustizia di Frosinone era intervenuto al dibattito sulle differenze tra Cristianesimo e Islam nell’approccio alla Legge italiana. Ed aveva ricordato le parole di Papa Francesco rivolte al Grande Imam di al Azhar, in Egitto, al Tayyeb: «L’unica alternativa alla civiltà dell’incontro è l’inciviltà dello scontro».

Anche in questo mese ci sarà chi soffierà sul fuoco dell’intolleranza. Ma allora, come dobbiamo affrontare il fatto che vedremo durante questo mese i musulmani in preghiera? Come possiamo evitare di interpretare il Ramadan con sospetto e non rispetto?

«Credo che chi sfrutta la paura per se stesso e per il proprio gruppo di appartenenza, qualunque essa sia, fa un grande male al Paese, al mondo e anche a se stesso. La paura non è mai stata premessa di soluzione dei problemi. Sfruttare quindi la paura per la propria ideologia significa recare un danno, anzi, un grave danno alla società. Quindi, o noi ci mettiamo nella prospettiva di costruire ponti verso gli altri, oppure la nostra società non ha futuro. È evidente che chi identifica Islam e terrorismo, non conosce l’Islam. Non sa neanche di cosa parla. È questo il grande problema: una ignoranza tale attorno a noi che è facile da sfruttare. L’ignoranza è foriera purtroppo di grande violenza in parole e azioni. Ricordiamo sempre cosa è avvenuto in Europa nel secolo scorso».

 

Nella lettera inviata alle comunità islamiche in Italia, monsignor si rivolge «All’unico Dio, Clemente e Misericordioso, al quale – dice – affidiamo il sacro mese di Ramadan, le vostre e le nostre comunità, il cammino che abbiamo fatto e quello che ancora potremo e vorremmo fare insieme. Ramadan mubarak, Ramadan benedetto a tutti».

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