Top e Flop, i protagonisti di giovedì 10 agosto 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 10 agosto 2023

Top & Flop. I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di giovedì 10 agosto 2023

TOP

ANITEC-ASSINFORM

Tecnologia dell’informazione e della comunicazione o Information and Communications Technology, in acronimo il settore Ict. Una cosa maledettamente seria ed al passo con tempi restii a cambiare ma non tanto da fare argine ad un futuro che è da tempo già presente. E un report sul tema, il quinto sul monitoraggio dei trend demografici delle startup e pmi innovative del settore Ict, lo dice chiaramente. Il settore è in crescita ed aspetta solo si andare a nozze millimetriche con la voci chiave del Pnrr.

Chi lo ha presentato? Anitec-Assinform e InfoCamere. E in quell’analisi si legge che il numero di imprese registrate nel settore Ict ha avuto un aumento del 0,12% rispetto all’anno precedente. In tutto sono state censite ben 11.253 aziende totali. Il report è più pignolo: “Più precisamente si contano 1.436 pmi innovative Ict, ovvero l’11,4% in più rispetto ad aprile 2022. E 9.817 startup Ict, in calo del -1,34% rispetto ad aprile 2022”.

Nel novero di queste imprese si rileva che la più parte (7.997 imprese, pari al 71,1%), sono considerate “Ict-digitali”. Che significa? Che hanno codici Ateco “riconducibili al settore Ict e/o dichiarano nella sezione ‘Vetrine’ del registro speciale di svolgere attività digitali”. Il particolare non è da poco, perché significa che la digitalizzazione italiana come fatto è molto più avanti della digitalizzazione dell’Italia come concetto.

Le altre 3.256 imprese (28,9%) sono indicate come “solo Ateco”. Cioè? Esse utilizzano codici Ateco associati al settore Ict ma non specificano attività digitali nella sezione “vetrine”. E si tratta di una “dinamica più robusta rispetto a quelle degli altri settori”.

Quasi inutile spiegare cosa significhi: il Paese sta crescendo esattamente dove nessuno si aspettava che crescesse ed è in stallo esattamente dove ci si aspettava che facesse un balzo in avanti.

Coniugare i tempi giusti.

DOMENICO CONDELLO

Il questore Domenico Condello (Foto © Stefano Strani)

Due appartamenti restituiti in poche settimane all’Ater, strappandoli a chi li aveva occupati con la prepotenza per trasformarli in base per lo spaccio della droga. Centinaia di dosi tolte dal mercato, migliaia di euro drenati dal circuito dell’economia criminale. E poi controlli continui, ossessivi, costanti. Il questore Domenico Condello ha portato a Frosinone quel modello di controllo del territorio che aveva già applicato a Roma durante le sue esperienze in realtà urbane vaste e complesse.

Al di là dei risultati, delle dosi e dei soldi tolti ai bilanci dell’economia dark, c’è un segnale di presenza dello Stato sul territorio che inizia ad essere visibile. Sarà tanto più efficace quanto più tornerà ad essere ingranaggio di un sistema nel quale ci sia un livello Giudiziario capace di essere rapido nel giudicare sulla base degli elementi raccolti. E ci sarà un Legislativo capace di fornire a chi deve giudicare, gli strumenti giuridici e gli elementi umani per poterlo fare.

Se la riforma della Giustizia sarà polpa o fuffa lo dirà soltanto la sua concreta applicazione. Le norme sull’Abuso d’Ufficio vennero varate con ben altra intenzione e certamente non puntavano ad ottenere gli effetti nulli e controproducenti che invece hanno portato. Altrettanto si potrà giudicare solo sulla base dei risultati la serie di modifiche oggi allo studio.

Ma una volta per tutte va detta la verità senza infingimenti. Spiegando se il vero obiettivo è evitare che gli autori dei reati finiscano in penitenziari che non esistono e quindi non possono accoglierli. Pertanto ci si deve lambiccare per inventarsi forme alternative di detenzione, spesso basate sulla diligenza del criminale. Che è una contraddizione in termini.

In attesa che ci sia un parlamento capace di costruire un percorso di sicurezza ed un Giudicante in grado di realizzarla con la sua concreta applicazione, i poliziotti del questore Domenico Condello continuano a setacciare, controllare, indagare, arrestare. E restituire all’Ater gli appartamenti che sono destinati alle persone con concreto bisogno e non ad una delinquenza che li usa per spacciare tra le mura di un’ente riconducibile allo Stato. Rendendo palpabile l’affronto condotto alla luce del sole.

Uno sfregio sanato solo da quella altrettanto evidente presenza dello Stato che nelle ore scorse ha compiuto uno sfratto nel nome della legalità.

Noi siamo lo Stato.

FLOP

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

L’ha detta bene ma non l’ha detta tutta, e la cosa ha il tono vagamente urticante di quelle faccende su cui si vuole per forza metter cappello. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto sulla grazia concessa del presidente egiziano Al Sisi allo studente Patrik Zaki. Giorni fa era arrivata la splendida notizia e giù di peana per l’azione dell’Esecutivo Meloni che aveva presentato la cosa “in purezza”.

A rincarare la dose ci ha pensato Tajani dopo un po’. “Nella vicenda Patrick Zaki la diplomazia italiana ha avuto un ruolo determinante insieme alla nostra intelligence. Verissimo come fattore eziologico. E si è trattato di “un lavoro corale e alla fine il presidente egiziano ha deciso di concedere la grazia”. Più vero ancora di prima, ma manca qualcosa.

Poi il qualcosa che mancava, e che è continuato a mancare. “Non c’è nessun baratto, nessuna trattativa sottobanco. Il governo è stato in grado di far tornare in Italia un giovane ricercatore che rischiava di stare ancora un po’ di tempo in carcere”. Poteva mancare lo spot? “Noi siamo riusciti a ottenere questo risultato e mi pare che non sia un risultato di poco conto Non c’è nessun baratto, siamo persone serie, non facciamo baratti di questo tipo”. Peccato che nel novero delle cose che hanno aiutato, e di molto, Roma a portare a casa uno splendido risultato ce ne siano state di altre e più tridimensionali, soprattutto meno etiche.

Cose come una nuova stipula con Fincantieri per le Fregate Fremm, ad esempio. Oppure, citando Valigiablu: “19 milioni incassati da Roma via il Cairo per la vendita di 30mila revolver e pistole automatiche. Poi 3.600 fucili, quasi 500 fucili d’assalto, “più un numero imprecisato di carabine, mitragliatrici leggere e pesanti, fucili da caccia, tecnologia e software per uso militare. C’è un’alta possibilità che la pistola in fondina al poliziotto che per primo fermò Zaki fosse italiana.

Il sunto è che il mondo delle barbe finte che è bizantino. Alla fine noi ci accodiamo e basta. Ci si mette d’accordo, nessuno (o quasi) si fa male e si campa. Ipocriti, (ap)pagati e contenti.

Spottone.

ENZO SALERA

Enzo Salera

La croce non gli appartiene: né per competenza né per ruolo. Nessuno può accusare il sindaco di Cassino Enzo Salera per l’ondata di violenza che ormai da mesi si scatena durante le serate della movida cittadina. Nè lui né i sindaci delle altre città italiane scenario dello stesso fenomeno. Perché è un fenomeno mondiale: siamo usciti profondamente cambiati da due anni di lockdown e limitazioni; in particolare la generazione più giovane.

Cassino paga questa involuzione, non l’eventuale e tutta da dimostrare incapacità organizzativa di chi deve occuparsi dell’ordine pubblico. Perché il principio della civile convivenza è tanto semplice quanto disarmante: non si può mettere un poliziotto o un carabiniere davanti ad ogni porta, sta a noi mantenere la capacità di vivere insieme agli altri.

Fatta questa premessa è chiaro che il tanto sbandierato protocollo per la sicurezza sottoscritto nelle settimane scorse da Comune di Cassino e commercianti fosse poco più che carta straccia. Qualcosa da dare in pasto alla gente sperando che fosse sufficiente. Ma si è rivelato del tutto inconsistente. A dirla tutta? Inesistente. È ancora in fase di scrittura.

E quando verrà scritto produrrà ben poco. Perché le telecamere in città già ci sono, i vigili anche e quel provvedimento non porterà alcuna rivoluzione. Deve essere chiaro da ora: non prevederà (e nemmeno potrebbe prevedere) lo schieramento di un battaglione di Lagunari a vigilanza di ogni drink versato. Nè un solo vigile urbano: perché il comandante del Corpo ha già detto con chiarezza: “Si procederà compatibilmente con le risorse ad oggi in organico”.

Quello che occorre in questa fase è altro. Capire perché Cassino come Milano, Firenze, Roma e buona parte delle città italiane di ogni dimensione si è ritrovata ad aprire gli occhi dentro questa bolgia. E come disinnescarla. Far credere che un protocollo porterà sulla città centinaia di occhi elettronici e migliaia di incursori che si paracaduteranno ogni sabato pomeriggio su Corso della Repubblica è una sciocchezza. Non sarà questo a risolvere il problema così come non lo risolverebbe un carabiniere o poliziotto davanti ad ogni portone.

Questione di civiltà.