Un pensiero di Zygmunt Bauman per i neo-eletti della Provincia

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Arturo Gnesi
di ARTURO GNESI
Sindaco di Pastena

 
 

Caro direttore,
non ho molto da celebrare e nulla da recriminare riguardo all’esito delle elezioni provinciali appena concluse tant’è che ho inviato le doverose congratulazioni agli eletti perché possano contribuire a far sviluppare l’economia del territorio e a far crescere la cultura, la modernità e il senso di appartenenza della nostra gente alla terra d’origine.

Ci sono alcune cose che sembrano non essere di competenza della politica e che se abbandonate, privano la politica di anima, sentimenti e della stessa ragione di esistere.

La morte del filosofo polacco Zygmunt Bauman ha messo in luce un’idea che non può restare fuori dalla prospettiva dell’azione politica quotidiana o addirittura non far parte del patrimonio etico o della riflessione spirituale degli amministratori locali : “Il dio dell’altro non è più dall’altra parte ma è qui. Il dialogo è una questione di vita o di morte, o ci capiamo o toccheremo il fondo insieme”.

Mentre in modo pragmatico e addirittura machiavellico si vanno delineando nuove strategie e le future alleanze politiche che interessano la nostra provincia, credo sia un bene non lasciare fuori dal palazzo quelle considerazioni che possono imprimere una direzione precisa al cammino della nostra società ed arricchire la testimonianza politica di valori ed obiettivi altrimenti sacrificati sull’altare della convenienza personale, dei tatticismi di partito o dei populismi dei leader.

Se le percentuali dei voti rimarranno il dogma di queste elezioni e suggeriranno la stesura di un nuovo ed aggiornato” manuale Cencelli” , se il dopo-voto servirà ad accontentare gli amici e a stanare gli infedeli allora significa che la politica continuerà a rimanere solo uno strumento finalizzato esclusivamente al raggiungimento e alla gestione del potere senza alcun riferimento a concetti esistenziali o a definiti modelli sociali.

E’ ovvio che i cittadini sono poco interessati alle lezioni filosofiche ma vogliono un impegno concreto perché ci siano opportunità di lavoro per tutti e che si inverta il trend di una disoccupazione che sale sempre più verso le percentuali di un paese arretrato e povero.

È ovvio che la gente deve avere risposte certe sul funzionamento della scuola, sulla sicurezza delle nostre strade, sulla salubrità dell’aria, sul potenziamento della rete ospedaliera e dei servizi socio-assistenziali.

È naturale che la politica deve fare tutto il possibile per migliorare la qualità della vita, intervenire sul disagio e sull’emarginazione sociale e che anche le politiche sull’accoglienza e sull’immigrazione devono essere ragionate e ponderate, ma il pensiero di un filosofo può sollevare il alto lo sguardo, più di mille comizi
“Il dio dell’altro non è più dall’altra parte ma è qui. Il dialogo è una questione di vita o di morte, o ci capiamo o toccheremo il fondo insieme”.

Mi auguro che la classe dirigente non si appiattisca su una logica personalistica, per quanto legittima, di un carrierismo politico che in nome del successo e del consenso abolisca le virtù e i principi del sodalizio civile.

Auspico che la democrazia e la partecipazione siano le regole basilari per il governo della provincia e che infine possa essere istituito un osservatorio antimafia che dia un valido contributo per frenare e sradicare le infiltrazioni malavitose presenti sul nostro territorio.

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