Chi offende la memoria dei polacchi a Montecassino

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di CARLO A. GUDERIAN
corrispondente da Mosca
United Press

 

 

Qualcosa non quadra, nella impeccabile ricostruzione storica compiuta su queste colonne dal dottor Pietro Rogacien per raccontare l’eroismo dei valorosi soldati polacchi a Montecassino (leggi qui).

Rigorosa nel rievocare gli accadimenti, leale fino in fondo nel proporre il quadro politico in cui tutto avvenne. Tanto onesta da lasciar trasparire il legittimo orgoglio di chi sente quel sangue scorrere nelle sue vene (il papà, mi si dice, fu tra quei Valorosi agli ordini del generale Władysław Anders). Misurato, in modo che non sconfinare in propaganda.

E’ forse per questo che qualcosa non quadra. Con sommo rispetto del presidente della Fondazione del Museo Memoriale 2° Corpo d’Armata Polacco e di quei giovani che diedero «l’anima a Dio, i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori» ci permettiamo di fornire al lettore alcuni ulteriori spinti di riflessione.

 

NON SOLO STALIN

Non fu solo Stalin ad offendere il nobile popolo polacco, occupando militarmente la sua terra, smembrando quella gloriosa nazione, internando nei gulag chi rifiutava la sovietizzazione. Proprio perché Stalin conosceva l’orgoglio ed il senso dell’onore dei polacchi, non se ne fidava nemmeno un po’. E ritardò il più possibile la costituzione del corpo d’armata destinato poi a Montecassino. Gli fece arrivare con ogni ritardo possibile gli equipaggiamenti ed i vettovagliamenti, convinto che prima o poi quelle armi e quelle energie i polacchi le avrebbero usate per riprendersi ciò che era loro. E cioè la Polonia

Furono gli inglesi ad intervenire, trasferendo in Persia quei reparti in formazione. Provvedendone all’addestramento ed all’equipaggiamento.

Ma gli inglesi, nel loro cinismo, non furono secondi al compagno Stalin. Li impiegarono sui più complessi teatri italiani. Ed i soldati polacchi guidati dal tenente generale Władysław Anders combatterono al di la di ogni parola ed eroismo. Furono un popolo senza terra e senza Patria che combatteva per la Storia: sapevano che solo con il loro valore potevano costruire la speranza di mantenere sulla carta geografica la Polonia anche dopo la fine della Guerra, evitandone la cancellazione al tavolo di Yalta.

Così fu: nessuno potè ignorare il modo in cui il Corpo di spedizione si distinse nella battaglia di Ancona, nel  settore orientale della Linea Gotica che indebolirono in maniera sensibile; furono determinanti nella presa di Bologna, entrarono a Predappio. E subito dopo dimostrarono anche la loro disciplina: si accamparono fuori Forlì aspettando che arrivassero con comodo le truppe inglesi per fare la loro passeggiata trionfale nella ‘Città di Mussolini‘ prima dei polacchi.

Nonostante questo, sua maestà britannica fu di un disonore al pari di quello dimostrato dal sanguinario satrapo moscovita Iosif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin.

Appena rientrato a Londra, sede del governo placco in esilio,Władysław Anders fu sostituito al comando del II Corpo d’Armata polacco. ed il suo posto venne assegnato al generale Zygmunt Bohusz-Szyszko

La vergogna che ancora oggi grida vendetta di fronte alla storia è che in Inghilterra i Polacchi non furono invitati alla sfilata della Vittoria. Il cinismo inglese  sfruttò la carne dei soldati polacchi e poi ne offese le anime, calandosi le braghe per opportunismo con il dittatore Stalin. Il quale, da par suo, capì che bisognava annientare anche il ricordo di quegli Eroi. Non potendoli fucilare a Katyn, perché ormai era troppo tardi, nel ’46 ordinò alla Polonia occupata dai sovietici, di privare della cittadinanzaWładysław Anders ed altri valorosi 75 ufficiali dell’esercito.

 

VERGOGNA ITALIANA

L’Italia non ha molto di cui vantarsi. Le macerie di Montecassino, Ancona, Bologna e tante altre località sono state liberate con il sangue Polacco. Ma oltre alla cittadinanza onoraria di Bologna e Ancona al generale Władysław Anders, non si andò.

Tutt’altro. All’eroico ufficiale il nostro governo gli impedì di incontrare il presidente del consiglio ed il presidente della Repubblica. Consentì solo una visita alla tomba del Milite Ignoto purché avvenisse in forma strettamente privata. L’unica concessione dall’Italia,Władysław Anders la ebbe da morto. Essere sepolto alla testa dei suoi valorosi a Montecassino.

 

CHI GIOCA SUI MORTI DI MONTECASSINO

E qui c’è il secondo aspetto che non quadra, nella inappuntabile ricostruzione del dottor Piotr Rogacien. Ancora per accesso di rispetto, tace che su quei morti nel sacrario di Montecassino, da decenni si sta giocando una partita internazionale .

Ciò accade esattamente da quando Michail Gorbačëv avviò il disgelo con l’Occidente passato alla storia con il nome glásnost (trasparenza), meno famoso dell’altrattanto dimenticata perestrojka (ricostruzione).

Immediatamente partì la corsa alla riabilitazione. E’ una prassi da queste parti: decine di martiri politici vittime delle purghe, sono stati riabilitati in maniera postuma: Bucharin, Zinovev, Radek. Il modo introdotto da Nikita Sergeevič Chruščёv di usare i morti per fregare i vivi.

E’ così che da almeno vent’anni la Bielorussia viene puntualmente a Montecassino per onorare i ‘suoi‘ morti. Li ha scoperti da allora: da quando è soffiato il vento della glásnost. Perché piangere quei morti, rivendicarne la paternità, significa affrancarsi politicamente da un’epoca politica sconfitta dalla Storia. E proiettarsi con immagine moderna sullo scenario economico attuale.

 

S.E. SKRIPKO E BRUNO SCITTARELLI

Era il 6 maggio 2005 quando l’ambasciatore in Italia della Bielorussia, Aleksei Skripko, andò in visita a Montecassino.

Tenne pure un discorso. Nel corso del quale disse: «La conquista di Montecassino nel 1944 si deve anche ai soldati bielorussi che combatterono insieme ai polacchi per sconfiggere le truppe tedesche».

Il corrispondente dell’agenzia italiana Ansa di quel tempo, il collega professor Domenico Tortolano, a quel tempo  trasecolò. Mi telefonò a Mosca per avere lumi. Mi riferì che il ministro Aleksei Skripko sostenne quel giorno come a Montecassino fossero sepolti anche 254 suoi connazionali, tra i 1.052 soldati ivi commemorati. «Ma finora – mi disse Tortolano – nessuno sapeva che tra le truppe polacche comandate dal generale Anders ci fossero anche dei bielorussi. Di questo particolare non ci sono citazioni neppure nelle più recenti pubblicazioni».

L’ambasciatore, ricevuto in municipio dal sindaco di Cassino Bruno Scittarelli, ha tenuto un discorso. Se ne trova traccia negli annali del Centro di Studi Cassinati curato del professor Emilio Pistilli.

Disse Aleksei Skripko «Forse non tutti sanno che nell’esercito polacco che ha conquistato Montecassino il 18 maggio 1944, durante la seconda guerra mondiale, hanno combattuto anche soldati provenienti dalle terre bielorusse e 254 di essi sono sepolti nel cimitero vicino all’abbazia. Sono soldati che abitavano nei territori della parte occidentale della Bielorussia che fino al 1939 era parte integrante della Polonia. Soldati bielorussi hanno combattuto e sono sepolti non solo a Montecassino, ma anche a Casamassima e Bologna. Il nostro popolo ha ricordi molto belli degli italiani».

L’allora sindaco Bruno Scittarelli rispose con un discorso in cui disse, tra le altre cose,  «Cassino ha da sempre nella sua indole la vocazione alla pace maturata proprio a seguito della grande tragedia bellica che ha visto la nostra città e la nostra abbazia completamente rase al suolo con oltre 2000 vittime civili e la perdita di tutti i beni. Quella tragedia ci ha fatto capire ancora di più che bisogna percorrere una vita improntata alla solidarietà e alla ricerca della pace».

All’epoca nessuno obiettò. Oggi a guidare la delegazione della Polonia in Italia c’è il ministro Tomasz Orlowski un’ambasciatore di primissimo piano. Si parla di lui come possibile Ministro degli Esteri. Non a caso è attentissimo a qualunque cosa accada che possa urtare la sensibilità dei suoi connazionali.

 

I CONTI CON LA STORIA

L’intervento del dottor Pietro Rogacien ha il merito di sollevare anche un altro tema. Quello dei conti con la Storia. Bene fa il presidente del Memoriale a rivendicare alla Polonia il sangue dei suoi figli. Ma è alto il rischio che tutto finisca nella caciara politica di questi mesi. E cioè nella contrapposizione tra Carlo Maria D’Alessandro e Giuseppe Golini Petrarcone. E’ francamente poco immaginabile che un sindaco, qualsiasi sia il suo orientamento politico, possa negare ad un Ministro di un Paese accreditato, d’accompagnarlo in una visita istituzionale.

Se si imboccasse questa strada, sarebbe francamente imbarazzante poi per il sindaco dover giustificare l’eventuale accoglienza all’ambasciatore della Nuova Zelanda, cioè il Paese per il quale combatteva il generale Bernard Freyberg che ordinò il bombardamento di Montecassino. O del console francese, per la cui bandiera militavano le truppe marocchine del generale Alphonse Juin.

Rischieremmo di infilarci in una vexata questio paragonabile a quella sul luogo dei natali di San Tommaso d’Aquino.

Onore agli eroici soldati del 2° Corpo Polacco.

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