Le domande su Fiorito che nessuno si è posto

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

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La deposizione di Franco Fiorito ai giudici della Corte d’Appello di Roma che lo sta processando per peculato (leggi qui il precedente) non dice molte cose.

Non si tratta di elementi utili al processo. Ma fondamentali per gli elettori. Nessuno si è domandato da dove accidenti provenissero i 136mila euro previsti per ognuno dei 70 consiglieri regionali, per ogni anno del loro mandato; parliamo di 9 milioni e mezzo di euro all’anno, cioè 47 milioni e mezzo se moltiplicati per l’intero mandato di cinque anni.

Sono stati tolti a scuole, ospedali, strade? No. Leggere la storia di quei 49 milioni e mezzo è utile per comprendere cosa accade sotto al naso di tantissimi elettori: incapaci di leggere un giornale, pronti a lamentarsi su una tastiera. Perché la premessa è una sola: questa è una storia già raccontata ma nessuno ha alzato la voce. Forse perché sperava di prendere un pezzo di strapuntino.

Un piccolo passo indietro. Ogni anno la Regione approva il suo bilancio con il quale dice da dove prenderà i soldi nei 12 mesi successivi ed in che modo li impiegherà. Fino ad una quindicina di anni fa il bilancio era composto da due libroni alti quanto l’elenco del telefono di Roma: il primo era l’insieme delle voci di entrata e di uscita; il secondo era chiamato Tabella B e comprendeva centinaia di correzioni che i consiglieri facevano al Bilancio.

A quel tempo, un tacito accordo tra maggioranza ed opposizione, prevedeva che ciascun gruppo politico potesse fare ‘emendamenti’ per un certo numero di milioni. In questo modo i vari consiglieri regionali riuscivano, all’ultimo momento, cioè nella notte in cui si approvava il bilancio, a ottenere – tanto per fare un esempio – 50mila euro per il completamento della piazza a Madonna del Piano, 20mila euro per avviare i lavori dell’illuminazione a Sora, 10mila euro per la sagra della pizzella fritta, 80mila euro per il completamento della scuola….

Ottenere quegli emendamenti era un capolavoro di equilibrio politico perché ogni consigliere doveva essere bravo all’interno del suo Gruppo politico per riuscire a fare inserire il suo emendamento e poi a non farsi fregare dagli altri nel cuore della notte. Ci sono pagine di storie che raccontano di emendamenti spariti nel cuore della notte mentre il presentatore si era appisolato e così invece della piazza a Montefiascone si approvava la festa del Maggio a Pastena con costruzione del nuovo palco per la banda musicale.

Poi arrivano gli anni di Piero Marrazzo. Si scopre che per anni nel primo librone non erano mai stati inseriti i bilanci delle Asl. E ormai non si può più barare. Si scava un cratere nei conti, profondo dieci milioni di euro. Viene aperto un dibattito: è lecito che teniamo tutti quei soldi della tabella B? Una parte dice: ma certo, così riusciamo a finanziare sagre, progetti, piazze, strade, progetti dei Comuni e delle Province…; un’altra parte dice: non è giusto, così ci stiamo comprando il voto dei cittadini. Il compianto consigliere della Margherita Mario Di Carlo ebbe a dire ‘Nemmeno sapevo di avere a disposizione questa somma per fare emendamenti, l’ho saputo oggi, me lo ha detto il sindaco di Sora Cesidio Casinelli, destinerò tutta quella somma ad un progetto della sua città, ma sono contrario a questo modo di amministrare.

Un po’ per il cratere un po’ per cambio di mentalità: fine della Tabella B. E quei soldi che fine fanno? Meno tasse per i cittadini? Macché !

Arriva in Regione Renata Polverini. Mario Abbruzzese è il primo ciociaro a diventare presidente dell’aula del Consiglio Regionale, Franco Fiorito è stato appena silurato dal potentissimo Alfredo Pallone (all’epoca è il Coordinatore regionale del PdL) che gli sbarra la strada per diventare assessore alle Attività Produttive relegandolo alla presidenza della Commissione Bilancio.

E’ in quel periodo che nasce la nuova legge. I circa 70 milioni di euro di emendamenti della Tabella B scendono a 50 scarsi. Ma vengono ripartiti tra i vari consiglieri regionali: 136mila euro a testa. per farci cosa? Attività sul territorio. Un modo per continuare a fare strade e piazze, sostiene qualcuno. Di fatto diventa un bancomat al quale tutti pensavano di poter attingere per ogni esigenza: la definizione è di Franco Fiorito che per evitare le continue richieste di denaro dei suoi colleghi aveva deciso di andare a lavorare in Regione soltanto di notte.

Come è stato possibile spostare i soldi in quel modo? Fiorito all’epoca provo a tirare dentro Mario Abbruzzese e Renata Polverini. Il presidente del Consiglio Regionale mise a verbale una dichiarazione che chiuse la strada ad ogni ulteriore inchiesta: la decisione venne presa dall’Ufficio di Presidenza, composto da un rappresentante di tutti i Partiti presenti in Aula; decisione che vide tutti d’accordo e benne presa praticamente all’unanimità (tranne i radicali); il presidente dell’Ufficio di Presidenza – spiegò Abbruzzese – non è quello che decide per tutti ma è quello che coordina i lavori, di fronte all’unanimità dei Partiti c’è poco da discutere.

Il Pd all’epoca ha pubblicato l’elenco delle sue spese, senza pensarci troppo; c’è stata un’inchiesta: archiviata pure quella. Spese legittime. A Viterbo c’era stato un altro filone: aveva indagato sulle spese del centrodestra: stessa sorte, tutte le spese erano legittime.

Legittime ma in alcuni casi del tutto inopportune. Anche se nel Lazio non sono usciti rimborsi su sexy toys, biancheria intima e spese simili scoperte invece in alktre regioni italiane.

Meglio la Tabella B con piazze e sagre? Meglio l’assegnazione diretta confidando sull’onestà dei singoli? Meglio nulla? Il tema di fondo è questo. I giornali a quell’epoca hanno scritto tutto. Ma nessuno ha alzato un dito: perché fondamentalmente siamo il Paese che si lamenta e non quello che vigila. O forse confidavamo nell’elezione del consigliere regionale amico al quale poter bussare per avere lo strapuntino.