Il 25 aprile democristiano di Daniele Natalia (di F. Ducato)

Il primo 25 aprile da sindaco per Daniele Natalia. A capo di una giunta di centrodestra con un vice leghista e assessori di FdI. I rischi di scivolone c'erano tutti. Lì ha dribblati come Sivori, con abilità tutta democristiana

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

A suo modo, un capolavoro di retorica. Oppure, a voler essere più concreti, di democristianissima arte del compromesso. Lo ha messo a segno ieri ad Anagni il sindaco Daniele Natalia, a proposito delle celebrazioni per il 25 aprile.

Una data che per il primo cittadino poteva creare qualche grattacapo. La prima uscita pubblica per il 25 aprile di un sindaco di centrodestra dopo l’era Bassetta. Che, in mezzo a tante leggerezze politiche, aveva però sempre dato grande attenzione a questo appuntamento. Rivestendolo di una forte matrice di stampo antifascista. Fino a dare spazio, durante una delle cerimonie, alla lettura di testi poetici letti dai ragazzi delle scuole superiori. Insomma, quello di Bassetta era sempre stato un 25 aprile “partigiano”.

Aggiungiamoci che la mattinata, per Natalia, era stata aperta dalla gaffe dell’assessore al Bilancio Carlo Marino. Che in una nota sul tema, aveva di fatto messo assieme partigiani e repubblichini. Attirandosi sfottò e critiche. Insomma, il rischio di una scivolata c’era tutto.

Anche perché, tolto il sindaco, lo stesso Marino ed il presidente Giuseppe De Luca, la maggioranza non è che fosse compatta. Mancava, ad esempio, la parte della giunta di Fratelli d’Italia (l’assessore allo Sport Jessica Chiarelli) e quella della Lega (il vicesindaco Vittorio D’Ercole).

Insomma, a giudicar dai (pochi) presenti, non è che il centrodestra anagnino fosse strapronto ad esaltare la Liberazione. Il sindaco questo lo ha percepito. Tanto che, per ridurre i rischi al minimo, ha partorito un testo scritto in cui le possibilità di aprire fronti polemici fossero ridotte al minimo. Per cui, sì al 25 aprile, ma evitando il “tifo da stadi degli opposti schieramenti”; la Liberazione è una data da ricordare per “contribuire alla riconciliazione nazionale”, purché sia “depurata dalle scorie ideologiche”. Per Natalia il 25 aprile è di chi sa “uscire dagli schemi di chi sta contro”; è un evento di cui bisogna “favorire l’interpretazione storica, e non quella politicizzata”.

E poi, il capolavoro finale. Il salto dal passato al futuro. Sì al dovere della memoria. Ma, soprattutto, la liberazione “dovrà trasformarsi nella festa” che celebra “lo sviluppo di un’economia che fa invidia alle grandi potenze”; dovrà favorire la “valorizzazione della patria dell’80% del patrimonio artistico mondiale”. Un 25 aprile in cui, insomma, a contare è il dopo, non il prima. Quello che verrà, non quello che è stato. Un modo abile, va riconosciuto, per disinnescare le polemiche che l’occasione poteva proporre.

Se non fosse che in tutto il suo discorso (3 minuti netti), il primo cittadino ha parlato di “Italia post fascista”. Ma il termine “antifascista”, quello no. Non gli è proprio uscito fuori.

Un caso, senz’altro.

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