Il Risiko tra Comune e Cosilam, con Moretti, Zingaretti e Melilli

Il futuro del Partito Democratico passa per Cassino.

Perdere le elezioni comunali, non avere un sindaco nel palazzo di Piazza De Gasperi, equivarrebbe per il Pd ad una disfatta con conseguenze politiche regionali. E’ per questo che con discrezione il segretario regionale Fabio Melilli sta seguendo ogni passo politico compiuto in città per arrivare alla quadratura del cerchio ed alla scelta del candidato sindaco da appoggiare. Da Roma non ci sono stati diktat, fedeli alla nuova linea del Pd secondo la quale le decisioni devono partire dai Circoli e non essere calate dall’alto: ma ha fissato due paletti, prima di assegnare il simbolo vuole essere informato e vuole un’analisi delle ragioni che hanno portato a quella scelta, soprattutto non vuole che a Cassino il Partito non abbia la sua bandiera in municipio.

La partita è talmente importate per i riflessi d’immagine che Cassino ha nel Lazio, al punto che lo stesso Nicola Zingaretti con la più totale discrezione si è interessato del caso: nessuna ingerenza, nessun tentativo di piazzare un nome oppure un altro, totale equidistanza sia da Giuseppe Golini Petrarcone che da Marino Fardelli e anche da qualsiasi altro eventuale candidato del centrosinistra. Ma anche lui ha stabilito un punto fisso e inamovibile: vietato perdere. Per questo nei mesi scorsi ha compiuto un passo. Lo ha fatto quando gli è stato tracciato il quadro della situazione politica ed evidenziato come il sindaco uscente non stesse compiendo quelle mosse chieste dal Pd per riaggregare le varie espressioni in cui il centrosinistra cittadino si è poi disgregato. Nicola Zingaretti ha telefonato ad un alto magistrato, di fama nazionale, attualmente in servizio fuori dal Lazio, con l’intenzione di tastare il polso su una disponibilità ad impegnarsi come candidato sindaco di Cassino. Intendeva avere un asso nella manica con cui garantirsi la vittoria nel caso in cui – come poi è avvenuto – il centrosinistra si perdesse in troppe discussioni e troppe divisioni.

La partita si intreccia sempre di più con quella per la gestione del Cosilam, il consorzio industriale di Cassino. La manovra di riavvicinamento avviata dal presidente Pietro Zola che ha inviato una lettera riservata al presidente della Banca Popolare del Frusinate Domenico Polselli per raffreddare la tensione (leggi qui il precedente), potrebbe non essere sufficiente a riavvicinare le parti. A quel punto la strada delle dimissioni sarebbe una prospettiva alternativa a quella di essere sfiduciato dall’assemblea dei soci che gli rimproverano una visione troppo pragmatica e poco diplomatica del suo ruolo.

Il Risiko che si aprirebbe a quel punto metterebbe in prima fila il sindaco di Esperia Giuseppe Moretti, una delle principali teste amministrative presenti nel Pd, vice sindaco e vera anima della prima amministrazione Petrarcone negli anni Novanta a Cassino, ora sindaco di Esperia, già consigliere d’amministrazione del Consorzio, punto di riferimento per quella parte del Pd che ha come portabandiera l’attuale presidente Sara Battisti. La designazione di Moretti andrebbe a soddisfare una serie di esigenze:

a) darebbe al Cosilam un presidente esperto e diplomatico allo stesso tempo,
b) darebbe alla componente un ruolo di grande visibilità politica con cui sugellare il patto elettorale stretto con Francesco De Angelis e Simone Costanzo per l’imminente congresso provinciale
c) imporrebbe un rimescolamento delle carte nel management del Cosilam, azzerando l’attuale Consiglio d’Amministrazione

E questo si collega di nuovo alla situazione elettorale di Cassino. Perché sgancerebbe dalla vice presidenza Francesco Mosillo dandogli il via alla sua candidatura a sindaco di Cassino, aggregando proprio quei settori che fino ad ora Peppino Petrarcone non è riuscito a riunire, più la parte ex Ncd, dando vita ad un laboratorio in cui nei fatti verrebbe testato il Partito della Nazione che Matteo Renzi non vedrebbe per niente male.

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