Aridatece Francone Fiorito

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

di Franco DUCATO
Conte del Piglio (ma non) in Purezza

 

 

Non c’è niente fa fare. Si stava meglio quando si stava peggio. Anche all’opposizione. Era tutta un’altra cosa quando c’era Lui. Quando ad Anagni regnava il satrapo dei Monti; il Depardieu della città dei papi; il Falstaff della Ciociaria; il Gargantua della destra locale; l’Orson Welles de noantri.

In una parola, l’unico, il solo (anche se sembrano due), l’imparagonabile, l’irripetibile, l’impagabile ( beh, questo forse no…) Franco Fiorito.

Si, il Francone della destra ruggente. Il mito del berlusconismo rampante, allevato a forza di timballo alla Bonifacio. Più che un uomo, un segno dei tempi (passati).

E’ anche colpa sua se il Conte è obbligato a parlare (quasi) sempre dei turbamenti del colonnello Fausto Bassetta e del suo centro-sinistra (col trattone). Perché dall’altra parte non c’è nessuno di cui sparlare.

Forse quello di Daniele Natalia sarà pure un sottile understatement per rimanere sotto traccia, in vista di una possibile candidatura alle prossime comunali. C’è chi giura di avergli sentito dire «ogni giorno in più di giunta Bassetta è per me un mese di campagna elettorale a favore, gratis». Ma degli altri no, meglio non dire. Fenicchia chi? Versi dove? Silenti (quando va bene) sproloquianti (quando va male) imbarazzanti ( quando scrivono). Insomma, assenti.

L’opposizione ad Anagni non c’è. Nel senso che non è scoppiettante. Niente mortaretti. Zero effetti speciali. Così lascia tutta la scena alla maggioranza. E dunque più di qualcuno si chiede ( e non da ora): “ Ah, se ci fosse Franco…

Immaginatelo seduto nel suo scranno all’opposizione. A guardare fisso negli occhi il sindaco Bassetta: l’usurpatore della sua poltrona da sindaco. Conquistata a suon di promesse e di cene elettorali. Immaginate l’espressione in cagnesco verso l’autore di un simile affronto. E’ come se ce lo avessimo davanti: eccolo che sbuffare ogni volta che il povero sindaco prova a finire una frase. Si dimena, come se avesse un fuoco dentro alimentato da ogni parola della maggioranza. Si volta, parla con Natalia: «Ma che stà a dì sto sindaco. Ma chi si crede d’essere. Chi ce lo ha messo li sopra?». Il tutto in modo che gli altri possano sentire. Innervosirsi. Irritarsi. Replicare, cadendo così nella sua trappola. Perché così gli danno la  possibilità di reagire e attaccare. E intanto, loro hanno perso il filo del discorso. Mentre lui è già in piedi come Marco Porcio Catone nel foro di Roma che urla “Delenda Carthago e pure delenda Tagliaboschi e Bassetta“.

C’è ancora ci se lo ricorda, quando Piero Marrazzo venne ad Anagni per difendere la sua idea di chiudere il reparto di Ostetricia. E mega Franco, alla testa di tanti destri locali, con tanto di maglietta “voglio nascere anagnino” a tuonare davanti a centinaia di cittadini “dicci solo se lo vuoi chiudere o no!” Che tempi, che opposizione. Che stile ( un po’ meno presente, va detto, quando poi la giunta Polverini chiuderà tutto l’ospedale).

Che avrebbe fatto Franco davanti alle polemiche per la sanità attuale? Cosa avrebbe escogitato per protestare contro lo scempio dell’ambiente? Come avrebbe tuonato a proposito del deserto occupazionale? Come avrebbe commentato le fibrillazioni della maggioranza?

Uno come lui? “Memento audere semper”? Come minimo si sarebbe incatenato davanti al cancello dell’ospedale. Sarebbe andato da solo a scopare ( pulire con la scopa…) nelle zone più sporche. Avrebbe usato i fondi regionali non per la jeep, ma per aiutare la gente senza lavoro.

Presente. Imperante. Teatrale. Plateale. Immaginifico. Spettacolare. Si, questo sarebbe stato Franco all’opposizione della giunta Bassetta.

E io come faccio ad appassionarmi alle copie?

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