Benito si, Benito no. Ma i colori? Nessuno se ne cura

Tutti a parlare della cittadinanza onoraria a Mussolini. Dimenticando che la Storia è Storia ed ha già dato l sue risposte. Ma nessuno si concentra sui colori. Che sono quelli di Mussolini

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

La cittadinanza onoraria a Benito Mussolini? Sulla bocca di tutti. La seconda delibera della storia, quella per i colori della città? Nessuno ne parla. Anche se – e forse è più incredibile – sono i colori del fascismo. Ma, d’altronde, sono passati 90 anni.

È il 25 aprile. E, come ogni anno, in tutta Italia tornano le polemiche nei tanti Comuni del Belpaese che, durante il Ventennio, conferirono la cittadinanza onoraria al Duce. Qualcuno l’ha revocata. Pochi. Tanti no, non ritengono sia il caso di affrontare più l’argomento, ci sono cose più importanti.

«La storia è storia»

Damiano Coletta

«La storia è storia» lo dice anche il primo cittadino di Latina Damiano Coletta a margine del 25 aprile. «È un atto che ha fatto parte di un periodo della storia e su questo, la risposta dell’evoluzione della storia è stata quella di aver conferito, nel marzo 2021, la cittadinanza onoraria a Liliana Segre e a Sami Modiano». Discorso chiuso.

Coletta è il sindaco che non appena eletto, pose il tema di cambiare il nome del parco cittadino, i “giardinetti”, cuore e polmone verde del capoluogo pontino. Quel parco, nel Ventennio, fu intitolato al fratello minore del Duce, Arnaldo, morto nel 1931. Littoria fu inaugurata nel ’32 e, insieme a tanti nomi e tante date di quell’epoca, venne intitolato uno spazio anche a lui, ad Arnaldo: non era il parco, ma la sua piazza centrale.

Intitolazione immediatamente cancellata dopo il 25 luglio del ’43, precisamente il 31, sei giorni dopo. Passano 53 anni. In cui quel parco ha continuato ad essere appellato come “giardinetti”. Passano sindaci, passano leggi elettorali, arriva l’elezione diretta del primo cittadino e a Latina, nel ’93, arriva Ajmone Finestra, che mai fece mistero – anzi! – del suo essere missino. Nel ’96 vuole recuperare la storia. Se è eccessivo chiedere che Latina torni a chiamarsi Littoria, magari si possono rimettere alcune intitolazioni. Piazza i cartelli, e il parco, stavolta tutto il parco, torna a chiamarsi “Arnaldo Mussolini”. Ma non ci sono delibere, non ci sono determine, non ci sono atti. Solo i cartelli. Beatamente ignorati dai cittadini che continuano a dire: «Ci vediamo alle cinque ai giardinetti?»; «Oggi portiamo i bimbi a giocare ai giardinetti?». D’altronde, chi era Arnaldo?

Il parco e le sue vittime

L’ingresso di Parco Mussolini

I sindaci passano, la storia scorre, le intitolazioni anche. Nel 2016 arriva Damiano Coletta. Tra i primi pensieri, cambiare il nome al parco. Nel 2017, detto fatto, sparisce Arnaldo Mussolini, arrivano i giudici antimafia, il parco è “Falcone e Borsellino“, simboli di legalità.

Tra le polemiche, del centrodestra soprattutto, non per i giudici, ma, affermano allora, per il metodo, definito “divisivo”. Loro, caduti nella trincea della lotta alla mafia, sono eroi ed esempi della nuova Italia, diventano i simboli della nuova Latina. A inaugurarlo arriverà anche la presidente della Camera, Laura Boldrini.

Su quel parco, c’è caduto pure un sottosegretario leghista, l’estate scorsa: in un evento della Lega al mare, in una rovente serata estiva, Matteo Salvini fa una battuta: «Mi dicono che questo sindaco è stato capace solo di cambiare nome a un parco», e Claudio Durigon rincara la dose: «Quel parco deve tornare a essere parco Mussolini».

Che era una battuta dal palco di un evento elettorale, e infatti nessuno aveva dato peso. Fino a che, due giorni dopo, qualcuno la rilancia. Scoppia nuovamente la polemica, la gente torna a chiedersi «Ma alla fine, chi era Arnaldo?»; «Ma non erano i giardinetti?». E venti giorni dopo Durigon si dimette.

Perché evidentemente, a 90 anni di distanza, Mussolini, Benito o Arnaldo, brucia ancora.

Ma i colori di Benito?

Troppo divisivo, forse, tornare su quella delibera del 7 novembre 1932, quando in piazza del Popolo non c’era un sindaco con un Consiglio comunale, ma un podestà con una giunta. E i colori? Ecco, quella è la delibera numero due, ed è sempre del 7 novembre 1932. Bisogna stabilire i simboli, e anche i colori dello stendardo cittadino.

Eccoli: il nero, a simboleggiare che Littoria è stata fondata dal fascismo, e l’azzurro, il colore della dinastia sabauda. Ovvero, Latina sfoggia ancora nella sua bandiera fascismo e ex casa regnante.

È il 25 aprile, e la ricorrenza si celebra come ogni anno ai “giardinetti”, in quella ex piazza Arnaldo Mussolini. Su cui garriscono nel vento primaverile le bandiere nerazzurre.

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