Così ora a Frosinone evitiamo di finire il resto della vita su una sedia a rotelle

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La corsa contro il tempo da Acquafondata, quella diagnosi senza speranza arrivata da Roma ma smentita in Ciociaria, il 70% dei pazienti che evita la sedia a rotelle. Le eccellenze del reparto che tratta ictus ed emorragie cerebrali a Frosinone. Guidato da un medico frusinate, che a 18 anni ha fatto una scommessa…

Da Acquafondata all’ospedale di Frosinone in ambulanza in meno di un’ora: i sintomi erano chiari, il personale del 118 si è messo in contatto direttamente con il medico  del capoluogo, le domande fatte ai famigliari del paziente hanno aiutato. E la vita di quell’uomo è stata salvata. Si corre contro il tempo quando si è colpiti da un ictus. Riconoscere alcuni segnali è fondamentale, ma è la rete d’assistenza che deve funzionare. E in Ciociaria funziona e come. Lo dicono i numeri, quelli del bilancio dell’Unità di Trattamento Neurovascolare dell’ospedale Spaziani: quattordici mesi di attività, da novembre 2017 a gennaio 2019, 316 ricoveri, 155 trombolisi effettuate, 89 emorragie cerebrali trattate. Ma soprattutto: il 70% dei pazienti colpiti da ictus che torna ad una vita normale senza rimanere segnato da disabilità importanti, o peggio costretto su una sedia a rotelle.

È su questo in particolare che si sofferma il dottor Maurizio Plocco durante la nostra chiacchierata. Il primario dell’Utn di Frosinone non nega la soddisfazione per gli importanti risultati raggiunti in così poco tempo. “Merito di una squadra molto qualificata – spiega – sono stato fortunato a trovare questo gruppo, medici ed infermieri che non si risparmiano e con i quali stiamo lavorando per ottenere questi successi”. Successi che si trasformano in vite salvate, strappate alla morte o a condizioni di disabilità che le avrebbero intaccate per sempre.

Ci sono voluti due anni di preparazione per attivare l’Utn che in poco tempo ha raggiunto il primo posto nella regione, nel proprio livello di trattamento, e il 14° in ambito nazionale.

Il nemico è il tempo

La lancetta dell’orologio che corre rappresenta il nemico principale: l’ictus, che nei paesi industrializzati è la terza causa di morte dopo l’infarto e le neoplasie, è una patologia che rientra nelle reti “Tempo dipendenti”. Ha bisogno di un trattamento terapeutico di emergenza: entro 4 ore e mezzo da quando comincia l’evento bisogna attuarlo, e se c’è bisogno di intervenire, con una trombectomia meccanica, per asportare il trombo, si hanno fino a sei ore. La tempestività è quindi fondamentale.

In Ciociaria è stata creata una rete grazie alla quale i pazienti colpiti, se si rivolgono al 118, vengono portati direttamente a Frosinone, senza passare per altri ospedali, in modo da abbattere i minuti e quindi anche i rischi di conseguenze serie: questo succede nell’80% dei casi.

Allo Spaziani il team del dottor Plocco interviene con la terapia, se c’è invece c’è bisogno di una trombectomia (che consiste nell’inserire un catetere nell’arteria femorale all’inguine, facendolo poi scivolare su fino al punto dove c’è il trombo, che viene asportato meccanicamente), i pazienti vengono dirottati al Policlinico di Tor Vergata, che è la struttura di livello più alto di riferimento. 50 quelli che sono stati trasferiti in questi 14 mesi. Ma nel proprio livello, il reparto di Frosinone non ha nulla da invidiare ai grandi ospedali romani, al San Camillo, al Gemelli, all’Umberto I o a Tor Vergata per intenderci.

I segnali d’allarme

E per un uomo di Frosinone, riuscire ad offrire un servizio del genere nella propria città, è un motivo di orgoglio in più. Maurizio Plocco è il primo della sua famiglia ad aver intrapreso la carriera medica. “A 18 anni, quando si sceglie la facoltà in cui proseguire gli studi, si fa una scommessa. Io l’ho fatta spinto dalla passione, decidendo di non rimanere nell’azienda di famiglia”. Una scommessa vinta. 

Quali sono i principali segnali da non sottovalutare, che devono mettere in allerta e possono nascondere un ictus?  “Un’alterazione della mimica facciale (la bocca leggermente storta per esempio) – spiega il primario – un deficit di forza ad un arto, oppure la difficoltà di esprimersi, di articolare le parole”. Quando compare uno di questi sintomi, è bene rivolgersi al 118.

A Roma nulla da fare, a Frosinone si

Il dottor Plocco ed il suo team hanno ricevuto di recente i complimenti del commissario della Asl di Frosinone Luigi Macchitella, che ha definito il reparto come una struttura di eccellenza, aggiungendo anche che è la punta di un iceberg che coinvolge molti attori nel trattamento dei pazienti.

In quel reparto però non si trattano solo casi di ictus, ma anche emorragie cerebrali. Quando ne parliamo con il primario, senza scendere nel dettaglio per rispettare ovviamente la privacy del paziente, racconta di un giovane avvocato che aveva rischiato di rimanere tetraplegico. Trasferito a Roma per una emorragia cerebrale, era stato rimandato indietro. “Non c’è nulla da fare”, la diagnosi che mai nessuno vorrebbe ascoltare. Ma qualcosa invece si poteva fare, e a Frosinone è stato fatto. Ora quel professionista, in cura da cinque mesi, si sta riprendendo.

Fiducia, storie come queste infondono fiducia. E dimostrano che le scommesse nella vita si possono vincere.

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