Dario e Matteo, quelli che il Colle…

Il centrodestra ha i numeri per dare le carte nella partita per l’elezione del presidente della Repubblica. A meno che il Pd non capisca che c’è bisogno di un’intesa con Matteo Renzi. L’unico in grado di  farlo è Dario Franceschini, con uno schema che può riguardare pure Palazzo Chigi. Ecco come.

Sergio Mattarella ha tenuto ieri l’ultimo discorso come presidente della Repubblica. Un messaggio come sempre pieno di significati: molti nascosti tra le righe. Su tutti la decisione di usare l’espressione ruolo anziché mandato quando ha detto «Tra pochi giorni si concluderà il mio ruolo da presidente»: il mandato può essere replicato, il ruolo si esaurisce. Senza possibilità di proroghe.

Da oggi la partita per il Quirinale entrerà nel vivo. E tra i protagonisti, c’è da giurarci, ci saranno Dario Franceschini e Matteo Renzi. Più di Enrico Letta e Giorgia Meloni, incapaci di andare oltre la visione di un bipolarismo ormai tramontato. Più di Matteo Salvini, costretto continuamente ad oscillare tra piazza e palazzo, tra centrodestra e grandi intese. Più di Giuseppe Conte, isolato nel suo stesso Movimento Cinque Stelle.

Il ruolo dei nemici amici

Sergio Mattarella commemora Benigno Zaccagnini (Foto Paolo Giandotti / Imagoeconomica)

È utile rileggere il testo di un articolo del Corriere della Sera pubblicato ieri e da incorniciare. Li descrive in un affresco giornalistico. “Uno sta da sempre un passo indietro, meglio due. Niente strappi, mai scontri in pubblico: solo trattative, scientifiche, sempre dietro le quinte. L’altro, potesse, starebbe sotto i riflettori della politica 24 ore al giorno. Sempre col coltello tra i denti e, da fiorentino, sempre pronto a litigare col nemico di turno. Divisi anagraficamente da 17 anni, una generazione, ma uniti da Benigno Zaccagnini”. 

Dario Franceschini e Matteo Renzi, per vent’anni compagni di partito (Ppi, Margherita e Pd, fino al divorzio), sono stati ribattezzati da più di un amico in comune come «Red e Toby», i «nemiciamici» del vecchio cartone Disney che racconta la storia di una volpe e di un cane da caccia, che per natura entrano in rotta di collisione, ma poi tornano sempre amici…”

“Alcuni precedenti? Nel 2012 Franceschini è saldamente con Bersani nelle feroci primarie da cui Renzi esce sconfitto. Al governo poi va Letta e Renzi poco dopo gli soffia il posto: «Dario» difende strenuamente «Enrico». Ma poi, appena Renzi varca Palazzo Chigi, entra senza colpo ferire nel nuovo governo da ministro dei Beni culturali. Senza contare la furia di Franceschini quando il leader di Italia viva fa saltare il Conte II. I rapporti tra i due, a differenza del gelo totale tra Renzi e Letta, non si interrompono mai. «Se Dario e Matteo si vogliono bene? — riflette un vecchio esponente del Ppi —. Beh, direi che si rispettano molto. Sono machiavellici». Uno schema di gioco che, più di una volta, li ha fatti uscire vincitori”. 

Dopo il Quirinale, palazzo Chigi

Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica

La partita del Quirinale ha un secondo tempo altrettanto importante: Palazzo Chigi. 

Chi andrebbe a Palazzo Chigi nel caso Draghi arrivasse al Colle? Spiega il Corriere: “E Renzi, tra le varie ipotesi che sta accarezzando, ne ha in testa una particolarmente suggestiva: Draghi al Quirinale e Franceschini «nemicoamico» a capo di un nuovo governo. Il tutto in un quadro da ipotetica maggioranza Ursula, con dentro i 30 di Coraggio Italia e (magari) Forza Italia, e costringendo giocoforza all’opposizione i sovranisti della Lega; ripetendo così lo schema che portò alla nascita del Conte II con il ribaltamento dell’asse politico che impedì a Matteo Salvini monetizzasse l’ampio consenso alle urne anticipate.

Franceschini coronerebbe così anche quel sogno che fu costretto a rimettere nel cassetto nel dicembre 2016, quando Renzi si dimise, passando il testimone a Paolo Gentiloni e innescando appunto l’ira di Dario”.

Uno scenario che ci sta. Fra i tanti naturalmente. Ma una cosa è certa. Dario Franceschini è tra i pochissimi esponenti del  Pd a rendersi conto che stavolta le carte per il Colle le può dare il centrodestra. E che soltanto un’intesa con Matteo Renzi può rimettere in gioco i Democrat.

Da lunedì si comincerà a ballare. Dario Franceschini e Matteo Renzi. Schema da tenere a mente.

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