Diario da Gerusalemme – IV puntata

La quarta pagina del diario quotidiano sul pellegrinaggio della diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino in Terra Santa. Lì dove il Verbo si fece carne.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Maria dalla cugina e poi a Betlemme, i pastori, i magi e poi ancora Erode ma anche Pietro e il suo tradimento… ed il muro… È lei senza dubbio la protagonista di questa giornata, quella piccola ragazza di Nazareth, che senza timore parte, incinta, per andare a trovare la cugina Elisabetta anche lei in attesa di un bambino. 

Glielo aveva detto l’angelo.  Non ha paura di percorrere un tragitto che ancora oggi è faticoso: da Nazareth fino ad Ain karem, alle propaggini della città santa di Gerusalemme. Lei e il suo asinello: non lo sappiamo con esattezza ma tutti gli artisti ce l’hanno tramandato così. Ci sono almeno quattro viaggi di Maria raccontati nei vangeli: ed oggi l’abbiamo vista percorrere quelle colline, arrivare da sua cugina che la saluta con quelle parole che sono sulla bocca di ciascuno di noi; tu sei benedetta fra tutte le donne.

Sono le donne a portare la benedizione, sono loro a dare futuro alla vita, senza di loro nulla esisterebbe. Senza Maria non ci sarebbe stato nulla, senza il suo sì, senza la sua disponibilità, senza il suo coraggio di riprendere quell’asinello e, incinta grossa come si direbbe da noi, andare di nuovo in Giudea, stavolta a Betlemme, oggi straziata dal muro di separazione tra Israele e i Palestinesi, e lì rifugiarsi in una grotta per dare alla luce quel bimbo.

Pensate all’ansia di Giuseppe e ancora una  volta al coraggio di quella piccola donna, giovanissima, sui cui tutto il mondo riponeva fiducia. E in quelle grotte su cui Costantino fa erigere la Basilica (oggi restaurata da un’impresa italiana di cui abbiamo incontrato il titolare)  quante emozioni, quante cose misteriose: i pastori, i magi, e poi la violenza spietata di Erode, la grotta in cui Maria si rifugia prima di scappare, la grotta del latte.

Scappa esule, profuga in Egitto con Gesù e con Giuseppe. Sempre quell’asino ad accompagnarli nell’esilio in terra straniera, in attesa di poter tornare a Nazareth e crescere quel bambino.

Quante emozioni oggi nel cantare Tu scendi dalle stelle proprio sopra quella grotta… Saremmo stati così coraggiosi come Maria, avremmo davvero avuto tanta fede da abbandonarci alla volontà del Padre piuttosto che ragionare, capire, calcolare… Eppure senza Maria niente ci sarebbe stato, niente.

E oggi abbiamo incontrato un altro protagonista: Pietro. L’abbiamo visto nel  momento del suo tradimento. Pietro non regge il confronto. Pietro tradisce: non conosco quell’uomo. I vangeli insistono: lo rinnega tre volte, al Gallicantus, il canto del gallo. povero Pietro, alla prime vera prova miseramente fallito.

E quella strada: l’hanno costruita i soldati di Pompeo più di mezzo secolo prima di Gesù che l’ha percorsa quella notte dal cenacolo all’orto degli ulivi e poi risalendo in catene da Caifa per essere calato nella prigione del Sinedrio. Un viaggio della coscienza.

Guarda qui le foto del pellegrinaggio della Diocesi di Frosinone

La spiegazione del vescovo

Monsignbor Ambrogio Spreafico, alla Chiesa della Visitazione ha spiegato che “La nostra vita è sempre sospesa tra bisogno ed arroganza, come quella di Zaccaria che chiede un figlio ma non crede che lo avrà nonostante la promessa di Dio.  Invece siamo tutti mendicanti della misericordia di Dio. Non importa se sei nella casa del Padre tutti i giorni, sei sempre un povero come gli altri. Anzi sarò disperato se non accetto la misericordia di Dio“.

Al gallicantus, dopo aver letto il salmo delle lamentazioni, il vescovo ha esortato:” Dobbiamo fare silenzio nel nostro cuore per aver lo sguardo di Gesù, capace di perdonare ogni cosa, anche il tradimento di Pietro. Anche nel rumore dobbiamo imparare a fare silenzio. In questa fossa in cui fu rinchiuso Gesù dopo l’arresto al Getsemani, risuona il salmo. Quelle parole parlano della fossa, della morte, ma nei salmi c’è tutta la vita. C’è la gioia capace di vincere il dolore”.

Quando si prega, infatti, c’è Dio che ti ascolta anche nelle angosce. I salmi lodano Dio in tutti i momenti della vita anche quelli della fossa. Dio ti ascolta anche lì”.

Alla Basilica della Natività, infine, il vescovo Spreafico ha commentato che “Sarebbe meglio tacere di fronte al parola. Dio che si fa uomo nel grembo di una donna insignificante per i suoi contemporanei. Questo Dio entra nella vita, nella storia. L’annuncio viene dato a tutti ma per primo ai pastori, ai piccoli, agli emarginati. E come loro, dobbiamo diventare anche noi messaggeri di pace in un mondo sempre più violento“.