Dieci lunghi mesi e ora l’ultima curva per il Frosinone (di G. Lanzi)

Dieci mesi di questo Frosinone. Che iniziava la sua avventura il 15 luglio 2017, con un allenatore nuovo, uno stadio ancora non ultimato, un avvio tutto in trasferta. E ora l'ultima curva. Nell'analisi di Giovanni Lanzi

Giovanni Lanzi

Se lo chiamano 'Il Maestro' non è un caso

Mancano poche ore. Ma non pensate subito alla scadenza più banale, alle ore 20.30 del 18 maggio.

Calma. Bisogna arrivarci lentamente, come fa un incallito giocatore di poker che ‘spizzica’ la carta vincente. E lo fa nel silenzio tombale di una stanza nella quale il tavolo è illuminato a giorno e tutt’attorno è buio pesto, tra nuvolette di fumo, teste basse, freddi calcoli.

Mancano dunque poche ore, poco più di 24, allo scoccare dei 10 mesi di questo Frosinone. Dal 15 luglio 2017 al 15 maggio 2018.

 

Sembra ieri quella mattinata bollente di un sabato quando il Frosinone di Moreno Longo si radunava all’Hotel Fontana Olente di Ferentino. I primi ad arrivare proprio il tecnico e il suo staff, dalla sera prima. Poi Beghetto, Bardi, vecchi e nuovi.

C’era interesse, tutt’attorno ed anche oltre l’aspettativa era elevatissima perché il Frosinone arrivava da un campionato strepitoso con il condimento velenoso alla penultima portata.

Le parole del presidente Maurizio Stirpe tracciavano una rotta dettata dalla massima ponderazione ma da altrettanta consapevolezza di poter confidare in un ruolo di altissimo profilo. E poi le parole del direttore dell’Area Tecnica, Ernesto Salvini e del tecnico Longo.

Il pallone iniziava a rotolare sul campo, le prime amichevoli, la Tim Cup giocata a testa alta, il campionato, il tridente, il modulo, il centrocampo, la difesa, le palle inattive, le ‘catene’, gli ‘opposti’, i ‘quinti’ eccetera.

Sette partite fuori casa perché c’erano gli ultimi dettagli da ultimare per il nuovo Stadio e comunque giocate alla garibaldina, l’esordio al ‘Benito Stirpe’ il 2 ottobre dopo l’inaugurazione sotto gli occhi puntati ed anche invidiosi dell’esterno.

 

Il mondo del calcio (e non solo) guardava così la realtà del Frosinone anche al di fuori del campo di gioco: un Club in crescita in un impianto di proprietà, una struttura work’n progress, un ‘corpo che si modella’, il crowdfundig primo in Italia che si rivela un successo, tanti progetti di sviluppo legati alle idee innovative lanciate dal neo direttore Marketing&Comunicazione, Salvatore Gualtieri.

E sul campo una squadra che lotta, macina chilometri e punti, soffre, perde uomini importanti per mesi (Paganini, Sammarco, da ultimo D. Ciofani) e poi qualcuno lo recupera, ne perde altri in corsa (Dionisi, Soddimo, Gori, Bardi, Crivello, Frara, Terranova) per un motivo per un altro.

Ma non si abbatte mai.

 

Ci sono momenti in cui il motore batte in testa e nessuno fa sconti anche dall’ambiente di casa.

Bravi Longo ed il suo staff a chiudere i boccaporti, a non cambiare mai spartito, a non rinnegare niente ma anche a saper modificare e perfezionare quello che si poteva e doveva perfezionare.

E brava la squadra a serrare le fila, a capire quello che andava fatto emergere e pure rapidamente.

Brava la dirigenza a chiedere, cercare e trovare l’ultima sintesi.

Bravi i tifosi, anche i più esigenti, a comprendere che si vince e si perde tutti: una squadra, una Città, una tifoseria, una dirigenza. E che nessuno ha mai pensato di non volere quelli che tutti vogliono.

 

Mancano poche ore a quei lunghi, belli, sofferti 10 mesi. Prima dello scatto finale.

Tre giorni dopo, il traguardo è là…

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