Drusilla Mattarella vince Sanremo

Ecco cosa succede a fare nella stessa settimana l'elezione del Presidente della Repubblica ed il Festival di Sanremo. Una confusione assurda tra canzoni e politica. Eccone il riassunto semiserio

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Faccio un appello ai fantomatici poteri forti. Non si può mettere a pochi giorni di distanza praticamente nella stessa settimana il festival di Sanremo e l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. L’italiano al tempo del covid non è più abituato alle emozioni forti, figurati due così ravvicinate. Si confonde.

A me aveva già confuso l’elezione presidenziale, figuriamoci, ma Sanremo ancora di più. Ha vinto “Brividi” di Mahmood e Blanco che più che il nome di una coppia di cantanti sembra una ditta di serramenti.

Non erano tra i miei preferiti, perché per diverse serate quando attaccavano a cantare non capivo una parola, le sbiascicavano, poi facevano tipo singhiozzi imitando Salmo, fino a che non arrivavano a “brividi” che era l’unica cosa che capivo. Nonostante lo intonassero stile Farinelli.

Da Sanremo al Quirinale

Foto: Imagoeconomica

Non so perché ma steso sul divano mi hanno fatto pensare ad un immaginario colloquio tra Conte e Letta in tempi di trattative presidenziali. Una cosa tipo “parlamo, parlamo e nse capimo”. E visto il risultato non è stato improbabile.

Io solo dopo che ho scaricato il testo ho capito che dicevano “A volte non so esprimermi, e ti vorrei amare ma sbaglio sempre, e ti vorrei rubare un cielo di perle, e pagherei per andar via, accetterei anche una bugia, e ti vorrei amare ma sbaglio sempre, e mi vengono i brividi, brividi, brividi”.

Che, pure dopo che l’ho letto, mi sembrava ancora un perfetto dialogo tra i due politici. I quali, come i cantanti, quando parlano non si capisce quello che dicono.

Ed ho immaginato la scena che dopo tutti sti “brividi” li chiamava Salvini, mentre girava forte il nome della Belloni, per dire “che dobbiamo fare”? E Conte rispondeva come Blanco sbiascicando tipo “ma tu guarda quella” e lui capiva chi? Mattarella? Poi chiamava Letta e diceva “va bene la Belloni”? E lui sbiascicava modello Mahmood  “se mettici tu sorella” e Salvini:” chi Mattarella? Ok!

E fu così che, creatosi l’equivoco, per bruciarli sul tempo, senza capire niente si è fiondato dai giornalisti ed ha annunciato: il nome è Mattarella! Non ci ha capito niente nessuno però la frittata era fatta. Tutti si sono adeguati ed è nata così la rielezione di Mattarella. Misteri fantasiosi della politica.

Elisa come Belloni

Elisa a Sanremo

Infatti la triste Belloni, che veniva data per vincente, è stata bruciata sul traguardo come la povera Elisa che è arrivata seconda. La stessa Elisa che per tutto il festival aveva disdettato tutte le interviste ed era fuggita dai collegamenti. Un comportamento consono ad una responsabile dei servizi segreti in effetti più che ad una cantante. 

Terzo è arrivato higlander Gianni Morandi che alla veneranda età di settantasette anni, solo tre in meno dell’inossidabile Mattarella, ancora zompettava sul palco e la mattina andava a farsi le corsette in giro per Sanremo. Ed infatti mi ha fatto pensare a lui ma poi è arrivato terzo mentre Mattarella ha vinto. E poi cantava Morandi “stai andando forte, apri tutte le porte, brucia tutte le scorte” allora ho capito proprio il Sergione nazionale no.

Poi questa cosa di adesso che il vincitore lo annunci coi due altri sconfitti di fianco. Che lo festeggiano a denti stretti ma con la faccia scura e lo sguardo assassino degno dei film di Hitchcock, tipo le serate di Miss Italia che tutte abbracciano la vincitrice mostrando felicità invece evidentemente tentano di stritolarla fino a soffocare. Mah.

Ranieri come Berlusconi

Massimo Ranieri nella prima serata

Non è andata meglio agli altri, il povero Massimo Ranieri un altro leone del palcoscenico ha preso solo il premio della critica. Allora mi ha fatto pensare a Berlusconi con quella sua aria da chansonier da nave turistica ma, soprattutto, per il premio di consolazione riconosciutogli come patriota al momento del passo indietro per l’elezione presidenziale. Anche a lui come Ranieri infatti è rimasta solo la targa premio e tanta riconoscenza.

Pare che Silvio sia stato protagonista anche di un piccolo aneddoto durante la canzone di Emma Marrone che, in tutte le serate, nel testo della sua canzone dal titolo profetico “Ogni volta è così” nel momento in cui pronunciava la parola “puttane” faceva il noto gesto internazionale che simboleggia la gnocca unendo gli indici coi pollici a formare il triangolino magico. Pare che il Cavaliere sia spuntato fuori da dietro le quinte affermando “cribbio mi sembra di conoscere l’argomento” con la piena cadenza milanese che lo contraddistingue.

Ma non è stato l’unico gaffeur,  sembra che la Meloni sia stata urtata dalla esibizione di un gruppo che concludeva ogni volta col pugno chiuso. Informatasi sui fatti le hanno detto che quella che cantava era “La Rappresentante di Lista”. Al che ha subito gridato ai brogli elettorali perché il rappresentante di lista non può stazionare fuori dai seggi! Ha immediatamente chiamato il capogruppo Francesco Lollobrigida che, sempre sul pezzo, ha prodotto subitaneo un Tweet al vetriolo contro l’occupazione trinariciuta e bolscevica del potere, chiesto le dimissioni dei vertici Rai e l’annullamento delle elezioni. Mentre quelli continuavano a cantare beati “con le mani, con i piedi, con il culo ciao ciao” riscuotendo un discreto successo.

Iva e la mano di Zingaretti

Iva Zanicchi nella seconda serata

Poi è apparsa la Zanicchi che tutti pensavano cantasse “Prendi questa mano Zingaretti” invece ha prodotto una canzone dal titolo inequivoco “Voglio amarti” che pare sia stata dedicata immediatamente da Di Maio e Giorgetti al loro idolo Mario Draghi al quale avevano giurato amore eterno anche in tempo di presidenziali. Ma sembra, visti i risultati, che lui sdegnoso abbia acceso lo stereo e messo a palla “Non amarmi” di Baldi e Alotta per la delusione definitiva dei due spasimanti.

Non è andata meglio al generale Francesco Figliuolo che, steso sulla brandina da campo con la moglie nella sua abitazione, stanco e mezzo appisolato ha ascoltato sonnecchiando il brando di DargenDove si balla” che ad un certo punto inizia a cantare pà pararà pararà pa pà, al che il generale scambiato il ritornello per una marcetta militare scatta in piedi ed effettua al passo tutto il giro del salotto, ma rimbrottato dalla moglie si ferma ed ascolta il testo. Quando capisce che parla di luoghi dove si balla ed è contro le mascherine allerta immediatamente l’Esercito per fare metterei ai ceppi il malfattore.

Non è andata meglio al ministro Roberto Speranza, perché una volta ascoltato il brano di Ana Mena dal titolo “Duecentomila ore” una cospicua parte di telespettatori ha pensato fosse l’annuncio dell’aumento delle ore di quarantena ed ha tempestato il centralino del Ministero della Salute insultandolo.

Ma prontamente ha mandato in tv Sileri a dire l’unica frase che è autorizzato a pronunciare : “Non è vero nulla, è tutta colpa dei no vax” e la situazione si è immediatamente calmata. Avevano allertato pure Pregliasco che, pur non conoscendo l’argomento, aveva asserito che la nuova misura del governo era giusta e fondata su rigidi criteri scientifici. Capito l’equivoco si è concluso tutto con la solita figura quotidiana e via.

Troppi equivoci tra festival e politica

Il ritorno di Donatella Rettore

Poi come dal nulla spunta la Rettore quella di “Il cobra non è un serpente” ricordate? Che insieme ad una che si chiama in modo sospetto “Il dito nella piaga” inizia ad urlare sul palco a squarciagola che è una questione di “Chimica”. In men che non si dica le più grandi case farmaceutiche hanno schierato uno stuolo dei migliori avvocati negando ogni addebito e responsabilità ed appellandosi al vincolo di segretezza e di non imputabilità. Solo dopo un’attenta analisi del testo e la sottoscrizione di un accordo di non divulgazione hanno rinunciato a fare causa.

Che dire poi del coraggioso Matteo Romano che in pieno covid si presenta con una canzone dal titolo “Virale”. Che appena hanno letto il titolo in sovraimpressione tutto insieme sembrava un annuncio di positività del povero cantante, additato subito come untore da Scanzi e Cecchi Paone, cultori della Storia della Colonna Infame di manzoniana memoria. Pare gli fosse stato per direttissima già ritirato il super green pass quando si sono accorti del misunderstanding.

Poi è apparso come da un’altra epoca Giovanni Truppi uno con una amena canzoncina, anche gradevole, ma vestito con una canotta “vogatore uomo” che sembrava riportasse al revival di Umberto Bossi e del celodurismo. Così la vecchia guardia leghista Borghi, Borghezio e compagnia cantante ha inondato le redazioni di comunicati a sostegno dell’ignaro cantante. Salvo poi scoprire che si trattava di un anarchico bolognese ma era troppo tardi.

Farfalle e autocandidature

Irama

Irama si è presentato con “Ovunque sarai”. Che ha molto ha ricordato il momento in cui Mattarella, fuggito a Palermo, è stato richiamato dalle orde politiche in servizio con minaccioso annuncio “ovunque sarai ti veniamo a prendere”.

Sangiovanni ha dedicato “Farfalle” a tutti i giornalisti ed analisti che hanno sbagliato le previsioni sul presidente eletto.

Achille Lauro esibitosi per primo si è auto battezzato in diretta tv ricordando a tutti Pierferdinando Casini che si era autocandidato alla presidenza. Entrambe blasfemi. Pare sia stato poi aggredito a panzate da Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia che lo attendeva sotto l’albergo.

Insomma un festival in cui la commistione politica spettacolo ha provocato danni enormi.

Fiorello ha fatto pensare a tutti a Renzi. L’anno scorso aveva imperversato apparendo in ogni istante del festival dichiarando fesserie a tutto spiano senza mai tirare il fiato. Quest’anno dopo la prima puntata gli hanno detto hai rotto i cabasisi e lo hanno mandato a casa subito proprio come il politico di Rignano.

Sanremo come il Quirinale

Amadeus

Il conduttore, sottolineiamo, come al Quirinale tanto a Sanremo non è cambiato. Ma se si pensava che Mattarella fosse noioso Amadeus è davvero stucchevole. Con quella faccia da pisquano dedito sempre alle stesse finte gag, con la finta improvvisazione e la finta sorpresa. Praticamente ordina alla regia di inquadrare la moglie in prima fila ogni cinque minuti esatti. La bella Giovanna che conoscemmo ad Anagni in occasione dei festival comici dove si esibiva come ballerina, ne conserva copiosa documentazione fotografica il maestro Ettore Cesaritti, notoriamente uomo di ottimi gusti in questo campo. Poi passò a fare la “scossa” nel programma dell’attuale marito concupendolo con sinuosi movimenti dei fianchi. Da li non si è più ripreso. Faceva prima a metterla fissa sul palco risparmiava un estenuante lavoro ai cameramen

Le vallette poi non sono più quelle di una volta. Prima Ornella Muti che in ossequio al cognome faceva meglio a stare zitta. Lorena Cesarini che poverina era sovrastata dall’emozione, le hanno messo un libro in mano da leggere e faceva tenerezza. Non riusciva a guardare Amadeus, meritava un premio della critica alla sincerità. Maria Chiara Giannetta invece era brillante ed ha fatto un divertente dialogo composto da testi delle canzoni urlando “tu vuoi fare la baldoria” come il tormentone di tik tok del momento che però si conclude con “no statte alla casa”. Sabrina Ferilli che ha rifilato un paio di pecionate la più notevole delle quali era “ammazza che nasca” rivolta al conduttore.

La vittoria di Drusilla

Lo show di Drusilla Foer

Quella che ho preferito è stata Drusilla Foer, alla faccia di chi mi immagina un bieco reazionario. Sempre simpatica e sul pezzo. Per sanare l’orribile monologo sui trans di Zalone ha declamato un bel dialogo sui temi della diversità dimostrando che alcuni argomenti non è necessario trattarli con la zappa ma rendono molto di più con lo strumento della cultura e della delicatezza. 

In un siparietto con la Zanicchi che affermava scherzando “lei ha qualcosa più di me”, con evidente allusione sessuale, non si è scomposta ed ha detto: “Diverse cose. Sono colta”. Mica male direi.

Per questo aplomb e per la pettinatura l’ho immaginata come il Presidente Mattarella. Lo ricordate quando nel famoso fuori onda durante il lockdown si lamentava di non aver potuto tagliare i capelli sfoggiando una maestosa chioma fulva che assomigliava in tutto e per tutto alla pettinatura della Foer.

In fondo sia lei che lui sono stati protagonisti inizialmente inaspettati nelle due kermesse politica e canora per questo nel titolo li ho citati come Drusilla Mattarella. Uniti in una figura sola entrambe vincitori morali e materiali.

Missing Salvini

Matteo Salvini (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Da ultimo mi sono chiesto ma Salvini che fine ha fatto? Pare che sia stato avvisato in tempo reale della nuova vittoria di Mahmood che vinse qualche anno fa, praticamente per dispetto al leader leghista allora ministro dell’interno e noto paladino anti immigrazionista. Non è bastato a calmarlo segnalargli che l’altro vincitore si chiama Blanco che tradotto significa bianco in italiano. Sembra in un momento di rabbia abbia cambiato di corsa canale mettendo a caso il Grande Fratello che ha scambiato ingenuamente per un dibattito politico.

Li ha sentito un tale piacente attorino Alex Belli intento a declamare, conteso tra la moglie ed un’altra inquilina della casa, la sua personalissima teoria sull’amore libero che prevede di avere un legame ma poter andare anche con altre persone. Folgorato da tanto acume, ne ha immediatamente data la trasposizione politica, sentendosi nel giusto nell’essere membro di una coalizione ma intrallazzare con i membri dell’altra. Ha istantaneamente diramato un bel comunicato su questa falsariga, annunciando dunque la fine della monogamia col centrodestra e dedicandosi al concubinato. 

Vedete? Troppa confusione a sovrapporre politica e Sanremo. Basta una canzone sbagliata e tutto va a puttane. In fondo tutti i grandi eventi nascono da piccole cose. Anche dalle frasi delle canzoni.

Quindi non ci resta che cantare. Magari ci passa.

(Leggi qui tutte le riflessioni di Franco Fiorito).

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