E qualcuno mormorò: «Forse era meglio Aurelio…» (di F. Ducato)

Primo consiglio comunale 'operativo' ad Anagni. E primi problemi concreti. Sul bilancio l'assessore professa umiltà. Ma...

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

La cosa più divertente è arrivata dalle fila del pubblico che stava assistendo. “Mi sa tanto che era meglio Aurelio”. E se dalla platea cominciano a provare nostalgia per l’assessore del Pd, qualcosa non va.

 

Ieri, nel primo consiglio comunale operativo dell’era di Daniele Natalia, è andato in scena Carlo Marino per la prima volta nelle vesti dell’assessore al Bilancio.

Negli ultimi giorni, complice anche la preparazione degli eventi dell’estate anagnina, il bel Carlo si era dedicato soprattutto alla parte più “frivola” delle sue deleghe assessorili, presentando direttori artistici, festival jazz, e governando pettegolezzi a proposito dell’identità del cantante di San Magno (Patty Pravo, si dice).

 

Però ieri si faceva sul serio. Bisognava parlare degli assestamenti di Bilancio. Ed allora il bel Carlo ha fatto una cosa semplice. Ha preparato una relazione, e l’ha letta in pubblico.

Giusto. legittimo. Sai di dover esporre su un tema caldo, potenzialmente pericoloso, e per evitare guai scrivi tutto in modo da evitare problemi.

Poi però devi anche leggerla bene, quella relazione. Relazionare non è semplicemente leggere. È padroneggiare i concetti che stai esponendo. Altrimenti, dai un’impressione di artefatto, affettato, vacuo. In una parola: finto.

 

Che è esattamente il tono che, a detta di parecchi che erano in Sala della Ragione, aveva l’assessore. Rapido nella lettura, quasi affrettato in diverse parti, come a voler fare prima possibile.

In un paio di circostanze, pronto a detergersi il sudore che colava dalla fronte. Sudore che poteva certamente anche dipendere dal caldo ( combattuto, ad esempio, dalla Tagliaboschi con un più tradizionale ventaglio), ma che, con ogni probabilità, derivava dalla tensione che attanagliava il neo assessore. Il quale, attenzione, ha riconosciuto i suoi limiti, professando “umiltà” ed impegno. In latino sarebbe una excusatio non petita. Un modo per mettere le mani avanti insomma.

Tanto è vero che, dopo la relazione, le domande fatte durante dibattito (ed a cui Marino non ha risposto) sembravano avere più lo scopo di metterlo in difficoltà che di ottenere reali chiarimenti.

 

Un contesto che avvalora quanto emerso qualche giorno fa. Ovvero, che Marino la delega al Bilancio l’abbia più subita che accettata. (leggi qui Ecco perché il cerino del Bilancio è finito tra le dita di Marino)

 

E che lascia spazio ad un’altra questione.

Ma davvero non c’era (non c’è) nessun altro a cui dare questa patata bollente?

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