È morta la regina viva il re!

La lezione che arriva da Londra. Con la sua continuità garantita da secoli di tradizione democratica. Come ha dimostrato la successione istantanea tra la regina Elisabetta ed il figlio Carlo

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Le roi est mort, vive le roi! Come direbbero i francesi, «il re è morto, viva il re!». La formula con cui nella monarchia francese precedente alla Rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo successore, volendosi così affermare la continuità ininterrotta dell’istituto monarchico

The Queen is dead, long live The King! Hanno esclamato in questi giorni i sudditi di sua maestà. E così è stato, alla morte della straordinaria Elisabetta alla veneranda età di 96 anni e settanta di regno ininterrotto, le è succeduto il figlio Carlo. Un virgulto settantatreenne che invece passa alla storia per essere il più anziano a salire al trono. Una famiglia da record non c’è da dire.

Girava infatti nelle scorse ore un meme che diceva “Se Carlo ha trovato lavoro a settantatré anni anche tu puoi farcela”. Con buona pace di Monti, Fornero e quota cento aggiungerei.

Il concetto della successione

Il meme di Osho su Il Tempo

Elisabetta d’Inghilterra è stata senza dubbio una sovrana straordinaria cresciuta sotto le bombe ha superato ogni avversità. Sarà difficile eguagliarla in quanto a carisma decisionismo ed intelligenza.

È durata talmente a lungo tanto da mettere in discussione il concetto stesso di successione. C’è addirittura chi, blasfemo, ha consigliato di attendere i fatidici tre giorni prima di decretarne definitivamente la ufficiale dipartita.

Però una cosa è balzata agli occhi a tutti subito, che il meccanismo istantaneo di successione rodato in millenni di monarchie messo in moto immediatamente ha garantito che non vi fosse neanche un minuto di interruzione nella trasmissione del potere.

Li avete visti procedere senza indugio all’apertura di tutti i meccanismi di potere e successione quasi quello che contasse di più non fosse il normale ultimo saluto alla regina ma il primo del nuovo re. È iniziato così un walzer di valletti e nobiluomini vestiti da corte prodursi in antiche cerimonie nelle istituzioni religiose e in quelle civili con quella consueta ridondanza e passione per la sontuosità classica della perfida Albione.

Voi rigidi e  pomposi Inglesi” avrebbe detto Otto nel film Un pesce di nome Wanda con quella tipica idiosincrasia che gli americani esprimono nei confronti dei cugini britannici.

Niente vuoti di potere, siamo inglesi

Foto © Jhoan Cordoba / Pixabay

Ma pomposi o no gli inglesi, seppur nati barbari, sono maestri nel culto della giurisprudenza e delle istituzioni e ciò che abbiamo visto in questi giorni lo testimonia. Nessuna altra forma di governo è in grado oggi di garantire la stessa efficacia e rapidità di soluzioni evitando qualsiasi vacatio di poteri. 

Spesso per rendere l’idea la frase “è morto il re viva il re” viene paragonato al nostro motto “morto un papa se ne fa un altro”. Eppure neanche in una forma di governo rodata e millenaria come quella ecclesiastica la previsione di continuità dei poteri raggiunge tali vette di rapidità. Prima il conclave poi le molteplici scelte fino alla fumata bianca. A volte molti giorni scandiscono la vacatio del potere in vaticano.

Per non parlare poi delle forme democratiche di potere. L’esercizio di soluzione delle problematiche della continuità delle funzioni in un ordinamento come il nostro ad esempio ha impiegato molti anni per raggiungere un sistema di soluzioni concatenate che garantiscano la non interruzione dei poteri e la continuità gestionale.

Il principio di continuità dei poteri pubblici e della funzione amministrativa” era il titolo di un interessante saggio che ripercorreva la storia giuridica e le attuali soluzioni che formano quel meccanismo di tutela dei poteri che oggi vige in Italia. Ma anche questo è anni luce lontano dalla rapidità ed efficacia del sistema monarchico inglese. Pensate alla prorogatio, alla supplenza, al commissariamento, ai poteri sostitutivi, allo spoil sistem.

Niente ‘affari correnti’ a Londra

Foto: Roger Harris © House of Lords

L’immagine che più rende l’idea è quella però che viviamo oggi. Avete presente Draghi, ebbene dopo averlo fatto cadere a seguito della sfiducia parlamentare non è andato a casa. È rimasto in carica ufficialmente con la formula usata dal Quirinale “per il disbrigo degli affari correnti”. Insomma una specie di mezza ibernazione nella quale teniamo in carica un presidente uscente ma dicendogli non toccare niente di importante perché ti bacchettiamo le mani.

C’è la crisi economica? Muto. Manca il gas? Fatti gli affari tuoi. Servono misure urgenti per il caro vita? Fai lo struzzo. Insomma una figura quasi dantesca a mo’ di “color che son sospesi”, direbbe il sommo poeta.

Ed ecco a fronte di tanto immobilismo all’orizzonte appare al 24 settembre finalmente il Leviatano rappresentato dalle future elezioni politiche.

Il Leviatano delle elezioni

Non sbagliava Hobbes quando scriveva così il titolo della suo opera più rappresentativa: “Il Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile”. Titolone.

Ecco: la materia, la forma ed il potere. Il libro tratta il problema della legittimità e della forma dello Stato, rappresentato sulla copertina della prima edizione del testo come un gigante costituito da tanti singoli individui, un immagine senza dubbio suggestiva ed efficace. Molto democratica anche direi.

Così anche noi aspettiamo la data delle prossime elezioni come questo essere immaginario in grado di rappresentar il popolo nella sua forma di governo. Speriamo quotidianamente che il nuovo Governo abbia in mente misure serie ed immediate per il caro vita, il costo dell’energia, la perdita del lavoro e della competitività.

Speriamo che ci sia stabilità per chi vince e non ricominci il festival della mediocrità e dei Governi  ballerini che si trasformano in governissimi in un baleno con talmente tante personalità diverse da non concludere poi nulla. Acclamiamo il leader di turno sperando risolva in un lampo tutti i problemi ammantandolo di poteri taumaturgici che puntualmente si rivelano inesistenti.

Gli inglesi no. Morto il re “puff” eccone un altro già pronto. Per non farsi mancare niente hanno anche cambiato il premier abbattuto dalla maledizione di Putin che sta decimando le leadership europee.

La successione è il predecessore della continuità

Il Duca di Cambridge (Foto Annabel Moeller © House of Lords)

Non importa se il nuovo regnante abbia le orecchie a sventola ed ha sposato una carampana. È una certezza. È la continuità. Ecco, il concetto di successione è il predecessore di quello di continuità. Quella continuità di governo che tutti ormai individuano come must per la realizzazione di concreti programmi politici.

Dunque dalle prossime elezioni non ci aspettiamo solo scelte nette. Vogliamo un Governo che governi, un esecutivo che duri. E non vogliamo sentire la frase: “É caduto un Presidente del Consiglio. Viva il Presidente del Consiglio.”

Considerate poi che la prima dichiarazione che ha fatto Carlo è stata: “al vostro servizio fino alla fine come mia madre.” Che tutti hanno pensato: camperà pure lui fino a cent’anni. Tutti pensavano Elisabetta fosse eterna ma non era così, nulla in realtà è eterno. Qualcuno ha scattato una foto al cielo nel momento della scomparsa della regina sembrava che una nuvola avesse le sembianze del volto della sovrana.

Non importa se fosse vero o un effetto da photoshop, piace sempre crederlo e poi come diceva Elsa Morante in Aracoeli: “È strano come l’eternità si lasci captare piuttosto in un segmento effimero che in una continuità estesa.”.

God save the queen.

(Leggi qui tutte le opinioni di Franco Fiorito).

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