Ma dove vai se la preferenza non ce l’hai

Se anche cadesse il governo, alle elezioni si andrebbe con lo stesso sistema dell’anno scorso, che ha premiato Cinque Stelle e Lega soltanto per il “vento”. Francesco De Angelis (Pd) e Mario Abbruzzese (Forza Italia) ne devono tener conto. E poi soltanto Salvini può staccare la spina, Di Maio non lo farebbe mai. Perché non potrebbe ricandidarsi.

Conta soltanto il “vento”. Soprattutto con questo sistema elettorale. Perché se anche il governo gialloverde dovesse cadere e si andasse alle urne, lo si farebbe con le stesse regole del 4 marzo 2018. Nomi blindati nel proporzionale, nomi prestampati sulla scheda nel maggioritario. Del resto da tempo ormai sono state cancellate le preferenze.

Vale la pena rileggere quanto è successo quasi un anno fa, per capire che in fondo nulla cambierebbe se non ci fosse uno scossone a livello nazionale.

Il Movimento Cinque Stelle ha eletto tre deputati in provincia di Frosinone. Due nel collegio proporzionale che comprende sia la Ciociaria che il territorio di Latina.  Parliamo di Luca Frusone ed Enrica Segneri. Mentre Ilaria Fontana ha vinto nel collegio maggioritario della Camera sud, battendo Mario Abbruzzese (Forza Italia) a casa sua. Ha potuto farlo per un’onda gialloverde che ha “colorato” tutto il sud e buona parte del centro Italia.

La Lega ha portato a Montecitorio due deputati: Francesco Zicchieri, eletto nel collegio maggioritario Camera nord, e Francesca Gerardi, che ha guadagnato il seggio nel proporzionale, subito dietro all’attuale sottosegretario al lavoro Claudio Durigon. Nel Carroccio c’è pure il senatore Gianfranco Rufa, eletto nel proporzionale di Viterbo.

Francesco De Angelis (Pd) e Mario Abbruzzese (Forza Italia) hanno dimostrato negli anni di avere voti e preferenze e anche il 4 marzo, laddove queste contavano, cioè alle regionali, hanno saputo fare la differenza. Le elezioni di Mauro Buschini, Sara Battisti (Pd) e Pasquale Ciacciarelli (Forza Italia) sono lì a dimostrarlo.

Certamente Democrat e “azzurri” potrebbero provare a puntare su candidati radicati sul territorio. Oltre a De Angelis e Abbruzzese, ci sono per esempio Antonio Pompeo e Nicola Ottaviani.

Il ragionamento però non può prescindere dal sistema elettorale. Il centrodestra, per esempio, si ripresenterebbe unito. Non ci sono alternative. E sicuramente il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) difenderebbe il suo seggio.

Nel Pd bisognerà vedere cosa succederà dopo le primarie. Se ci sarà il fattore Nicola Zingaretti e cosa farà Matteo Renzi. Però sui territori la differenza la farebbe sempre il “vento”.

Ma chi può spingere per elezioni anticipate? In realtà solo Matteo Salvini, che potrebbe essere tentato di fare “piazza pulita” nel centrodestra. Per i Cinque Stelle è più difficile: stanno perdendo parecchi punti nei sondaggi e poi molti parlamentari sono al secondo mandato. Quindi non potrebbero candidarsi ulteriormente. Tra questi, tanto per fare dei nomi, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna.

Ci crede qualcuno che farebbero cadere il governo?

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