Chi di Facebook ferisce… Abbruzzese fa la settima querela

E’ un pezzo di me*** e un bast***o“. E se qualcuno avesse dubbi sulla persona alla quale fossero rivolti i complimenti “E’ rivolto ad Abbruzzese, va bene?!“. Si, va bene: la differenza di vedute politiche ci può pure stare ma come mai questo giudizio? “Io parlo personalmente del soggetto Abbruzzese… che mi fa schifo… E questo è il mio parere su quest’essere vi***** e per me è pure poco“.

Il tutto è scritto su una bacheca Facebook, in un contenitore che raccoglie opinioni e commenti sugli argomenti ritenuti più meritevoli di pubblicazione. E quel giorno, su quella bacheca, l’amministratore della pagina pubblicava un intervento nel quale il presidente della commissione Riforme Istituzionali della Regione Lazio Mario Abbruzzese esprimeva il suo parere sulle risorse impiegate per i migranti.

Tra i commenti, favorevoli e contrari, è spuntato anche quello in cui il consigliere regionale viene definito con termini poco lusinghieri.

Se il tono dello scritto sia discorsivo o esagerato, se sia contenuto o abbia debordato, se sia sfociato nell’insulto gratuito, adesso lo stabilirà un magistrato del tribunale di Cassino. A lui si sono rivolti in mattinata gli avvocati del consigliere regionale. Hanno presentato una formale querela per diffamazione aggravata chiedendo un robusto risarcimento dei danni alla signora che ha fatto quelle affermazioni.

Questa è la settima querela depositata dagli avvocati di Mario Abbruzzese per frasi o insulti scritti su Facebook contro la sua reputazione.

«E’ arrivato il momento di dire basta a questa campagna di odio, agli insulti gratuiti fatti da chi pensa che stare dietro ad un monitor ed una tastiera lasci al riparo dalle conseguenze di ciò che si scrive. Una cosa sono le opinioni contrarie, espresse anche in maniera appassionata e veemente. Ma una cosa diversa è l’odio gratuito e l’insulto senza motivo. Sono il primo a lanciarsi in uno scontro dialettico ma sempre all’interno dei confini del lecito. Qui sembra che per il solo fatto di essere un politico si possa essere insultati gratuitamente».

Almeno quel ‘gratuitamente’ adesso rischia di saltare.

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