Fico e Di Battista prendono le distanze da Roberta Lombardi

Il manifesto 'Più turisti meno Immigrati'. Roberto Fico e Alessandro Di Battista: Ognuno ha il suo stile, non lo avrei fatto. Affondo dopo il Ko della sua fedelissima nel III Municipio

L’ultimo affondo contro Roberta Lombardi arriva da dentro casa. «Il volantino di Roberta Lombardi non lo  condivido, perché secondo me è vero che deve esserci più turismo e più attività legate al turismo nei comuni stupendi che il Lazio ha, ma la  situazione migranti non è assolutamente paragonabile o non si può  mettere insieme al turismo». A prendere le distanze dalla candidata del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio è stato Roberto Fico, intervenendo questa mattina ad Agorà su Rai 3, intervistato da Serena Bortone.

La deputata uscente e candidata alla guida della Regione l’altro giorno ha postato su su Facebook un cartello in cui è scritto “Quando penso alle province del  Lazio e ai suoi Borghi penso ad accogliere più turismo, che rilancia  l’economia locale, e meno i migranti, che invece pesano sull’economia  locale“.

 

DI BATTISTA: IO NON UTILIZZO QUESTE PAROLE

Già nelle ore scorse aveva preso le distanze un altro dei big del M5S: Alessandro Di Battista. 

«Conoscendo Roberta credo che lei intendesse concentrarsi sul turismo e sulla migliore gestione dei flussi migratori. Ognuno ha il suo stile, io non ho utilizzato queste parole…».

Lo ha detto intervenendo a ‘Carta Bianca’ su RaiTre.

 

KO IN MUNICIPIO III RAGGI-LOMBARDI IN CADUTA

Ma la giornata per la candidata presidente della Regione Lazio dal M5S è iniziata in maniera pessima. Con le reazioni alla caduta del suo feudo elettorale il III Municipio di Roma Capitale dove ieri è stata sfiduciata la mini sindaca. (leggi qui Cori da stadio in municipio: cade il governo M5S)

Il primo ad aprire il fuoco, all’ora del caffè è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli. «Il municipio governato dalla fedelissima della Lombardi frana dopo nemmeno due anni di consiliatura e segue le sorti dell’VIII. Negli altri territori a trazione pentastellata – dalla Tiburtina al Prenestino – continuano ad aprirsi faide interne e avvicendamenti degni della peggiore tradizione del pentapartito. Il motivo per cui gli italiani dovrebbero voltare d’un colpo le spalle a Luigi Di Maio ha un solo nome: incapacità. E a nulla varrà la consegna del silenzio imposta da Casaleggio alla Raggi per evitare che a ogni sua gaffe il Movimento perdesse migliaia di voti».

 

 

LOMBARDI OBBLIGA RAGGI A MANTENERE POLTRONA

Prima dell’aperitivo arriva il colpo sparato dal consigliere del Pd capitolino Marco Palumbo: «Il ‘modello’ amministrativo dei ‘grillini’ in Campidoglio e nei Municipi è un misto insopportabile di incompetenza e arroganza, denunciato proprio da tanti ex consiglieri M5S, ieri ignobilmente bollati dai ex compagni di partito come ‘traditori’. Una definizione orribile in politica, che ricorda il periodo del terrore scatenato da Robespierre e le più recenti purghe politiche. E’ il segnale che il consenso interno al movimento grillino si sta sbriciolando».

 

 

SFIDUCIA È SCONFITTA LOMBARDI

A mandare di traverso il pranzo è Francesco Lollobrigida, Responsabile nazionale Organizzazione di Fratelli d’Italia e candidato capolista alla Camera nel collegio Lazio 2. Per lui la crisi al III Municipio è frutto della «lotta fra Virginia Raggi e Roberta Lombardi, lasciando indietro le richieste quotidiane dei cittadini».

Non solo. «Se questi sono gli esempi di ‘governo’ che Lombardi vuole portare in Regione, mi pare ci siano tutti i presupposti di una sicura sconfitta elettorale».

 

 

ROBERTA PENSA A TIP E CETA

Roberta Lombardi non replica. La strategia è: non lasciarsi trascinare nella polemica. L’unica dichiarazione, nelle ore scorse, è stata: «Il MoVimento 5 Stelle si è sempre opposto ai trattati internazionali di libero scambio, come il Ttip e il Ceta,  perché svendono sovranità nazionale, democrazia, diritti e le  eccellenze agroalimentari dei nostri territori. E’ quanto accaduto con altri accordi già firmati dall’Unione Europea, come quelli con il  Marocco e la Tunisia, che hanno favorito l’importazione nel nostro  mercato di prodotti che, coltivati con standard ambientali e sociali  inferiori ai nostri, hanno fatto una concorrenza spietata  all’agricoltura italiana di qualità».

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