Gasparri: «Io candidato? Mi toccherà rifletterci». Polverini lo benedice

Il vice presidente del Senato intervistato da 'Un giorno da pecora' sulla possibile candidatura a Governatore del Lazio dice: "Se mi telefonano mi toccherà pensarci"

«Se è vero che mi candido come Governatore del Lazio? Me lo chiedono tutte le volte, stavolta per fortuna non lo hanno ancora fatto, l’ho letto sui giornali»: lo ha detto poco fa Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato ed esponente di Forza Italia, al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari.

 

NESSUNO MI TELEFONA

«Se mi vogliono candidare mi devono telefonare. E finora non l’hanno ancora fatto».

Diventare Governatore è una cosa che le piacerebbe? «E’ una ipotesi che ho sempre scartato perché faccio il politico a tutto tondo, se mi chiamano ne parleremo, per fortuna non mi hanno ancora chiamato».

Se anche la chiamasse Berlusconi, che la apprezza, Salvini potrebbe dire di no. «Infatti – ha detto a Un Giorno da Pecora Gasparri – mi dovrebbe chiamare tutta la coalizione, se vogliono. Se mi chiamano mi toccherà rifletterci».

 

 

POLVERINI: GASPARRI OTTIMO CANDIDATO

«Sicuramente Maurizi Gasparri può essere  un ottimo candidato alla presidenza della regione Lazio. Abbiamo già  visto il giovanilismo e l’inesperienza in azione, e possiamo, a  cominciare da Roma e Torino, dire che non funziona, e che la vita dei  cittadini non migliora. Una persona impegnata in politica e nelle  istituzioni, che ha quindi anche una provata esperienza, può  rappresentare al meglio una istituzione importante coma la Regione  Lazio»: lo ha detto Renata Polverini, deputata di Forza Italia ed ex governatore del Lazio, ai  microfoni di Radio Cusano Campus.

 

«In questa Regione c’è ancora molto da fare – aggiunge Polverini – .  Anche l’uscita dal commissariamento dal Piano di rientro della Sanità, la si deve quasi esclusivamente al grande lavoro di risanamento  effettuato dalla mia giunta. Ricordi che abbiamo trovato un disavanzo  annuo, nel 2010, pari a un miliardo e mezzo e lo abbiamo lasciato nel  2013 a 600 milioni».

 

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