Giorgetti, Calenda e il Pd del Lazio: l’incrocio è da brividi

Il sostegno di Giorgetti al leader di Azione cambia completamente il quadro e la prospettiva. Nella Capitale si gioca una partita destinata a pesare in modo enorme. Astorre, Mancini e Bettini da tempo avevano fiutato l’aria. Ora è vietato sbagliare e Nicola Zingaretti lo ha fatto capire.

L’intervista di Giorgetti oggi è un fatto politico rilevante. Intanto, dice che a Roma voterebbe Calenda e non Michetti: sono d’accordo con lui. È incredibile come la destra faccia di tutto per perdere queste amministrative. A Milano è stato scelto un candidato che per rassicurare i moderati ha detto di andare in ospedale con la pistola e a Roma la Meloni non ha avuto coraggio e hanno messo un signore che ci ha spiegato tutto di Caligola e Nerone, tutto sull’attualità insomma“. Caustico come sempre il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Carlo Calenda (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Dal Partito Democratico non fanno complimenti. “Che Calenda fosse divenuto il candidato della Lega di Giorgetti era chiaro a tutti. Ora a sancirlo è proprio lo stesso Giorgetti, in un’intervista molto chiara e decisa, in cui scarica il debole Michetti e lancia la volata al leader di Azione”. A lanciare il sasso è stato ieri pomeriggio in una nota il vicesegretario del Pd Lazio, Enzo Foschi.

A stretto giro ci sono le parole di Simona Malpezzi, presidente dei senatori Pd. “L’intervista rilasciata dal ministro Giorgetti ha un pregio: contribuisce a fare chiarezza sulle ambiguità della candidatura di Calenda al Campidoglio. Dopo l’indicazione di Bertolaso vice, oggi anche l’investitura da parte del braccio destro di Salvini. Per gli elettori sarebbe quanto meno un passo avanti: stavolta, a differenza delle elezioni europee di due anni fa, saprebbero in anticipo, prima del voto, da che parte sta Calenda“.  

È la linea di tutti i Democrat laziali. Il segretario regionale è Bruno Astorre, il vicesegretario è Sara Battisti. A dimostrazione di quanto conterà il risultato di Roma. Ma vediamo quello che sta succedendo.

L’incrocio

Intanto il riferimento alla Lega di Giorgetti non è casuale, perché mai come in questo momento Matteo Salvini è in grande difficoltà. E dunque il Pd lo fa notare. Ma è evidente che una presa di posizione così clamorosa di Giancarlo Giorgetti mette in difficoltà l’intero centrodestra. Il ministro per lo sviluppo economico sa bene che anche Antonio Tajani, vicepresidente e coordinatore nazionale degli “azzurri”, è scontato dell’operato di Michetti. Giorgia Meloni, che lo ha voluto, naturalmente lo sostiene, ma la leader di Fratelli d’Italia ha fiutato l’aria da tempo.

Enrico Michetti (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

A Roma è il Pd di Nicola Zingaretti che può raggiungere un risultato fondamentale. Roberto Gualtieri è stato fortemente voluto da Bruno Astorre, Claudio Mancini e Goffredo Bettini. Un suo successo darebbe una spinta enorme al partito e all’area di riferimento. (Leggi qui Campidoglio con vista Quirinale. E Palazzo Chigi).

Ma in questa partita c’è anche Carlo Calenda e non si può fare finta di nulla. Calenda è stato ministro nei governi guidati dai Dem. Si è iscritto al Pd dopo la sconfitta del 4 marzo 2018, salvo poi uscirne. La sua competenza è unanimemente riconosciuta. Eppure con il Pd i rapporti non sono affatto buoni, specialmente con Astorre, Mancini e Bettini. Un nodo politico che rischia di diventare intricato, qualora lo stesso Carlo Calenda dovesse diventare un “corteggiato” della Lega di Giorgetti.

Nel caso di un ballottaggio tra Roberto Gualtieri e Carlo Calenda, per esempio, il risultato sarebbe incerto. Ma anche in caso di un ballottaggio al quale Calenda non accedesse: la dichiarazione di simpatia rilasciata da Giorgetti è una testa di ponte verso l’elettorato di Azione.

Opzioni aperte

E alla fine potrebbe davvero succedere di tutto. Una cosa è sicura. Il 4 ottobre ci saranno due risultati da tenere in considerazione: quello di tutti gli altri Comuni e poi Roma. Esattamente come Matteo Renzi, Carlo Calenda può essere un interlocutore fondamentale per il Pd. Ma anche un problema difficile da risolvere. Perché se dovesse davvero essere messa in discussione la leadership di Matteo Salvini nel Carroccio, si aprirebbero spazi neppure presi in considerazione.

Alla fine Nicola Zingaretti ha tenuto un profilo mediatico soft su Roma. Ma sul piano politico vuole vincere. Per poi dare le carte.

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