Grande o piccola Frosinone? I sindaci prendono e perdono tempo (di L. D’Arpino)

Foto: © Stefano Strani

I sindaci non rispondono al progetto di Unindustria per realizzare una grande città che unisca 9 degli attuali Comuni. Si avvera la profezia del presidente Stirpe: sprofondiamo nel nuovo feudalesimo

Luciano D'Arpino
Luciano D'Arpino

Giornalista, Regista e Autore teatrale, dirige la redazione di Frosinone de 'Il Messaggero'

Luciano D’Arpino per IL MESSAGGERO

Che Frosinone vogliono i nostri amministratori locali? Un capoluogo sempre più piccolo e marginale oppure una vera città capace di attrarre investimenti e di poter garantire un futuro degno per i nostri giovani? A guardare quello che accade quotidianamente la risposta non può che essere pessimista.

Basta vedere la reazione avuta da Unindustria al progetto di una “Grande Frosinone”. Vale a dire il piano di una città intercomunale federata con i comuni confinanti (Ferentino, Alatri, Ceccano, Veroli, Patrica, Supino e Torrice) per la gestione integrata dei servizi (dalla raccolta dei rifiuti al trasporto, dall’edilizia scolastica e dalla viabilità agli uffici comunali) sulla base di un sistema cooperativo.

Una città da 153mila abitanti che potrebbe tornare appetibile per gli investimenti e potrebbe puntare all’accesso diretto ai fondi europei per il rilancio del territorio. Il progetto, con tanto di ricerca scientifica corredato da grafici a tabelle, è stato presentato nel dicembre scorso ai sindaci e il risultato è stato che qualcuno ha mostrato interesse, predisponendo anche le relative delibere, ma non c’è stata quell’unanimità che serve in questi casi (nove sindaci su nove).

Soprattutto per quel ruolo propulsivo che dovrebbe avere il Comune di Frosinone secondo il piano di Unindustria. (leggi qui Il miraggio di Turriziani per realizzare la metropoli Ciociaria).

Sempre in quell’occasione il presidente del Frosinone calcio, Maurizio Stirpe, numero due di Confindustria, bollò l’atteggiamento di chiusura nelle vecchie logiche di campanile dei nostri amministratori locali, come “nuovo feudalesimo”.

Tutti sperano che possa essere smentito dai fatti nei prossimi giorni. In gioco c’è il destino del capoluogo che, qualora il progetto fallisse per l’insipienza di chi ci governa a livello locale, consoliderebbe definitivamente quell’idea di piccola Frosinone, sempre più spopolata e marginale nonostante la posizione geografica favorevole, a metà strada tra Romae Napoli.

Anche nel pianeta Fca di Cassino, infine, si sta giocando la partita decisiva tra il piano di una grande fabbrica, ancora in grado di garantire il futuro ai 3.800 addetti attuali, e quello di un piccolo stabilimento destinato a un ruolo secondario nel grande gruppo industriale. I sindaci del cassinate sono preoccupati e hanno chiesto un vertice al Ministero, e alla stessa azienda, per capirlo.

Speriamo che, almeno loro, vengano ascoltati.

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