Quei numeri che condannano il Pd (di C.A. Guderian)

Foto: copyright Archivio l'Unità

Ci sono numeri del passato in grado di tracciare e definire il quadro critico del Pd presente. Sei segretari nazionali in dieci anni sono il segno di una fortissima instabilità. Che rende sempre meno autorevole e referenziale un Partito. Come pure i numeri su scala locale.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

 

Lo stato di salute di un Partito si misura anche dalla sua stabilità. Non è un caso che nel Partito Comunista Italiano i Segretari politici venissero eletti pressoché a vita.

La continuità è un elemento essenziale: perché rappresenta una garanzia. Nel Pci chi cambiava ad ogni congresso era la Segreteria, in rappresentanza delle varie componenti e sensibilità che formavano il Partito.

Spesso quei nomi venivano individuati con una rigida selezione centralista. Ma che doveva per forza di cose tenere conto della realtà dei territori. Tutti avevano ben chiaro che avere quadri dirigenti scollati dalla realtà che dovevano rappresentare, avrebbe reso il Partito meno autorevole, poco referenziale.

 

Basta esaminare un dato per comprendere il male che sta devastando il principale Partito di quella che una volta era la Sinistra italiana (e per un lungo periodo anche europea).

Il Partito Democratico in 10 anni, quelli tra il 2008 ed il 2018, ha eletto ben 6 segretari nazionali: 1 ogni 17 mesi. Ha svolto 5 primarie: 1 ogni 2 anni. Ha mandato a Palazzo Chigi 5 presidenti del Consiglio dei Ministri: 1 ogni 2 anni.

Roba da analisi psichiatrica. Soprattutto se si tiene conto che buona parte degli avvicendamenti sono avvenuti per via di sedizioni interne.

Autocannibalismo politico.

 

Il quadro in provincia di Frosinone non si discosta molto da quello nazionale.

Il Pd locale, oltre a partecipare alle primarie nazionali (votando per inviare i delegati), ha avuto 4 Segretari Provinciali: uno ogni 2 anni. Ma ciò che è più drammatico: c’è stato un solo vero Congresso, quello che elesse Lucio Migliorelli. L’altro fu una conta dagli esiti scontati: Costanzo venne eletto 54,5% legittimando l’opposizione di Scalia che si era stretta sul nome di Alfieri che si fermò a 46,5%.

Gli altri due, cioè quelli che elessero Sara Battisti e Simone Costanzo in realtà furono Assemblee Provinciali.

Mauro Buschini fu l’ultimo segretario dei DS – Democratici di Sinistra. Le vicende dei tre segretari Ds, escluso Buschini, furono drammatiche.

 

Battisti fu sfiduciata (poi si raggiunse un accordo) dagli stessi che l’hanno sostenuta poi alle Regionali 2018. Ma detta così sembra semplice. In verità, la realtà rasenta quello che il dirigente Ermisio Mazzocchi ebbe a definire “parossismo mentale”.

Per chi è stato svezzato con il linguaggio giornalistico, l’espressione è un’altra: un partito instabile, rissoso, rancoroso.

Nel quale la Politica conta quasi zero.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright