I 5 motivi per i quali Ottaviani dirà sì alla moschea (ma è una previsione)

Il sindaco di Frosinone ha una serie di motivi che lo inducono a dire si alla realizzazione della nuova moschea. Quali sono. E perché potrebbe essere spinto ad accelerare.

Non è un annuncio. Ma una previsione. Nicola Ottaviani andrà avanti e autorizzerà la costruzione della nuova moschea di Frosinone. A costo di farsi immolare davanti al Consiglio Comunale. Non servirà a fermarlo la possibile scomunica di Matteo Salvini, né lo faranno riflettere i consigli di Giancarlo Giorgetti. Mentre gli strepiti di Massimo Ruspandini e Fratelli d’Italia saranno carburante con cui spingere ancora più forte il suo motore verso l’autorizzazione.

Nicola Ottaviani lo farà (è solo una previsione) perché è un arcicattolico, il più anticonformista tra i sindaci che la Lega e tutto il centrodestra possano vantare in questo momento. Due condizioni che gli fanno tenere in profondissima uggia i farisei della nostra politica: i troppi che si accontentano di ammirare il sepolcro bianco e pulito fuori senza pensare al putridume che c’è dentro.

Proprio per questo motivo mal sopporta tanti di quelli che in questi giorni si stanno schierando contro la costruzione della nuova moschea al posto di quella che da vent’anni a Frosinone consente ai fedeli musulmani di pregare senza avere mai dato fastidio a qualcuno. Anche per questo procederà spedito verso l’approvazione del progetto (è solo una previsione).

I motivi per portare avanti questa operazione sono tanti. Il primo è di natura politica. Autorizzando la moschea a Frosinone il sindaco dimostrerà a livello nazionale che la Lega non è un Partito chiuso al dialogo ed intollerante. Fornirà a Matteo Salvini ed all’intero governo gialloverde l’occasione per poter indicare sui tavoli internazionali un atto concreto di tolleranza e apertura alla multireligiosità. Al punto che la moschea di Frosinone potrà essere usata come carta per migliorare il dialogo con i Paesi del vicino Oriente dai quali dipende sempre di più il nostro fabbisogno energetico ancora basato sul petrolio.

Il secondo motivo è l’occasione che la moschea offre per smascherare i troppi farisei impegnati ad agitare un dialogo basato sull’apparenza del nulla. Che non stanno solo tra le file di Fratelli d’Italia. Ma stanno in abbondanza nel centrosinistra e anche negli ambienti cattolici. Cioè lì dove da anni a Frosinone si dice “La moschea? Certo che deve essere fatta” e poi hanno affidato alla burocrazia il compito di insabbiare tutto.

La possibilità di smascherare queste persone che finora si sono solo riempite di buonismo la bocca farà sentire Nicola Ottaviani molto più intimamente simile a Cristo nel Tempio. La vicinanza con i Grandi lo esalta, figuriamoci con ciò che è Divino. E già solo questo gli produrrà una soddisfazione capace di indurlo addirittura a mettersi il cappellino di carta e la canottiera, salire sul ponteggio e farsi passare mattoni e cemento per accelerare i lavori. (ma è solo una previsione).

Il terzo motivo è amministrativo. Fino a qualche anno fa Frosinone era poco più di un’espressione geografica sulla cartina, al punto che molti si domandavano come avesse fatto Mussolini a crearla provincia nel ’27. Oggi Frosinone è la città che ha il terzo stadio di proprietà di Serie A: piaccia o no, a prescindere dalla posizione della sua squadra di calcio. Domani Frosinone potrebbe essere la città che ha la seconda più bella moschea nel Centro Italia, preceduta per bellezza e dimensione solo da quella di Roma.

Il quarto motivo è di ordine pubblico. E sta tutto nella dottrina Minniti. Ma anche di tutti i più illuminati ministri dell’Interno che si sono avvicendati al Viminale in questi anni. In pratica: ‘portare alla luce‘ elimina quasi del tutto le zone d’ombra nelle quali si predica il fondamentalismo; la moschea toglierà molti argomenti a chi alimenta l’odio.

C’è infine un quinto motivo. Gli hanno detto che non si può fare sotto il profilo amministrativo e burocratico. E che politicamente non lo deve fare. Sarà questo invece (è una previsione) a dare a Nicola Ottaviani la spinta più forte. Perché gli consentirà di dimostrare ancora una volta che è lui il più bravo di tutti a sbrogliare le matasse impossibili, come ha fatto con lo stadio Casaleno incompiuto per quarant’anni. Perché permetterà a Nicola Ottaviani di ricordare che è lui il sindaco e non altri.

Più gli diranno no e più lui continuerà a lavorarci. Come sta facendo, a fari spenti, da sei mesi.

Ma è solo una previsione.

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