I vescovi ciociari chiamano i sindaci alla mobilitazione: “Cambi il decreto sulle Messe”

Foto © Carlo Carino / Imagoeconomica

In serata il documento unitario dei vescovi della provincia di Frosinone. Chiamano alla mobilitazione gli amministratori locali. Contro la disposizione del Governo che impedisce di tornare a celebrare le Messe aperte al pubblico. È il De Profundis per l'esecutivo di Giuseppe Conte

Hanno rotto il silenzio solo in serata. Aspettando con cura il momento: dopo le 21, cioè quando i Telegiornali locali della sera hanno appena mandato la sigla di chiusura e le redazioni dei quotidiani hanno già ‘chiuso‘ le pagine per mandarle in tipografia. Il segnale è chiaro: non cercano un titolo i vescovi Ambrogio Spreafico (Frosinone), Gerardo Antonazzo (Sora – Cassino), Lorenzo Loppa (Anagni).

Hanno reso pubblico un documento firmato in maniera congiunta. Una chiamata alla mobilitazione. Rivolta a tutti i sindaci, gli amministratori provinciali e quelli regionali, i deputati ed i senatori. Gli hanno chiesto di prendere posizione contro la decisione del Governo che impedisce di tornare a celebrare la Messa.

Ambrogio Spreafico ©

Lo dicono con fermezza. Ricordando che “la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale”. Perché le chiese sono ampie e “consentono la partecipazione di fedeli a celebrazioni che rispettino in pieno la normativa sanitaria. Ribadiscono che la Chiesa italiana ha partecipato, collaborato, fatto proposte impegnandosi a rispettare le misure anti contagio “ma non può accettare che se ne comprometta la libertà di culto”.

I monsignori Ambrogio Spreafico, Gerardo Antonazzo e Lorenzo Loppa dicono che dopo questo confronto serrato, il nuovo Decreto, nei suoi contenuti, disattende le richieste avanzate.

E richiamano la posizione ufficiale assunta dalla Conferenza Episcopale Italiana: “Alla Presidenza del Consiglio ed al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia. I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”.

Il vescovo Gerardo Antonazzo

I Vescovi delle Diocesi Anagni-Alatri, di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvocondividono unanimi il disappunto della CEI sulle decisioni adottate perché lesive di un diritto fondamentale dei cittadini quale la libertà di culto, e perché non rispettose della legittima autonomia della Chiesa”.

Appare infatti ingiustificabile prospettare il graduale ritorno alle attività sportive, al lavoro e alle attività quotidiane quali recarsi in negozi, uffici, parchi e giardini, la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio (magari con le mascherine e a distanza dal pallone) ed allo stesso tempo continuare ad impedire la partecipazione dei fedeli alla Messa, secondo modalità che tutelino l’incolumità delle persone e nel pieno rispetto delle norme sanitarie.

Non c’è margine per equivoci. In maniera unitaria i tre vescovi dicono “Vorremmo ribadire anche che per noi la Santa Messa deve essere celebrata con il popolo. Perché siamo comunità unita attorno al Signore Gesù, segno di un’unità più ampia. La celebrazione individuale o chiusa è solo permessa in casi particolari. È questa unità che crea legami. Ha permesso in questo tempo terribile del Covid-19 di esprimere tanta solidarietà verso una moltitudine di gente bisognosa.

Lorenzo Loppa

Ci si attende dunque che ci sia una seria e urgente riconsiderazione delle misure adottate. Che sia reso possibile il ritorno a celebrazioni liturgiche partecipate. Manifestano sin d’ora la disponibilità al rispetto delle norme sanitarie, a tutela dell’incolumità delle persone. Crediamo in questo di condividere il bisogno di ogni credente, appartenente alle diverse confessioni cristiane e religioni”.

Ma il passaggio più forte sta nelle ultime quattro righe. È la chiamata alla mobilitazione. Come cristiani e come amministratori. È la definitiva sepoltura di quel tacito Non Expedìt nel quale molti confidavano: la rinuncia ad immischiarsi nelle faccende politiche italiane I tre vescovi hanno ricordato che quella disposizione è stata soppressa da Papa Benedetto XV nel 1919.

Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte

I Vescovi della Provincia di Frosinone invitano le Istituzioni civili presenti sul nostro territorio a esprimere segni concreti di condivisione del disagio e di preoccupazione per i fedeli privati di una libertà fondamentale e degli elementi costitutivi dell’identità religiosa, culturale e sociale delle comunità“.

Per il Governo di Giuseppe Conte si alzano le note del De Profundis.

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