Il professore in tuta che diede a Frosinone il Campo Coni

In memoria di Luciano Renna. Che non fu solo giornalista acuto ed affilato. E non fu solo uomo di sport e di scuola. Ma fu persona che contribuì a dare alla sua città una struttura fondamentale. Ed è cosa che in pochi sanno

Uno era elegante. Ma sobrio: sempre con la giacca ed ogni volta che il caso lo richiedeva anche la cravatta. L’altro indossava la tuta da ginnastica con la stessa disinvoltura e portamento di un vestito elegante. Erano due i Luciano Renna che hanno calcato la scena di questo territorio: il primo era direttore della redazione di Frosinone del quotidiano Il Messaggero, il secondo era un ex giocatore di pallacanestro dotato anche di un certo talento. Al punto di diventare allenatore della Virtus Frusino fino al campionato di Serie B. Tutti e due erano la stessa persona, lo stesso Luciano Renna.

Giusto una settimana fa è andata in archivio l’edizione numero 39 della Strafrosinone, gara podistica che al suo interno ha anche un premio intitolato alla memoria di Luciano Renna. Ma cosa c’entra quel giornalista sobrio ed affilato, silenzioso e tagliente, composto ma micidiale, con la gara di atletica che porta il nome della città?

Non solo il papà del Matusa

Le grandi firme degli Anni 60. Da sinistra: Luciano Renna, Gianluca De Luca, Enzo Salines, Giulio Celletti, Raffaele Maietta, Umberto Celani

Di Luciano Renna tutti sanno che è il papà del Matusa, cioè il glorioso stadio del Frosinone Calcio che ha visto la storica promozione in Serie A. Non lo costruì né lo progettò, il professore. Ma lo battezzò. Con uno dei suoi articoli micidiali nei quali descriveva l’assoluta ordinarietà di una città incapace di caratterizzarsi per qualche cosa. Ma capace di dimenticare quel campo di calcio che se ne stava lì da tempo immemore ad attendere una dignitosa ristrutturazione come un matusa. (Leggi qui: L’uomo che creò il Matusa a Frosinone. In ricordo di Luciano Renna).

Lo sport di Frosinone deve molto di più a Luciano Renna. E glielo deve non soltanto per le migliaia di ragazzini ai quali, giorno dopo giorno, ha fatto amare lo sport: per trent’anni è stato professore di Educazione Fisica al Liceo Classico e quando notava qualche ragazzino di talento convocava i genitori, consigliandogli di non sottovalutare quella naturale predisposizione.

Ma un giorno si rese conto che solo i più fortunati o i figli di chi era nelle giuste condizioni economiche potevano provare a coltivare il talento dei figli.

Il tandem vincente

LUCIANO RENNA

Luciano allora fece squadra con il professor Gerardo D’Emilia. Era un altro insegnante di Educazione Fisica ed era delegato allo Sport all’interno del Provveditorato agli Studi di Frosinone. E con Arturo Paolino, delegato provinciale del Coni. Luciano Renna spingeva dalle colonne del Messaggero, Gerardo D’Emilia spingeva dagli uffici del Provveditorato. Allo stesso tempo, Paolino faceva la sua parte dall’interno del Coni. Nacque in poco tempo un movimento d’opinione che la politicà non potè fare a meno di ascoltare. Ed accontentare. (Leggi qui: Luciano Renna, lo ‘stagista inaspettato’).

Fu anche così che Frosinone ebbe il suo Campo Coni, una struttura attrezzata ed adeguata per i ragazzi, dove tenere i giochi della Gioventù e dove coltivare i talenti. Soprattutto nell’atletica. Da lì sono usciti molti dei talenti ciociari arrivati alle Olimpiadi o alle medaglie nazionali, lì si sono fatti le ossa prima di spiccare il volo.

Ed è per questo che i figli Alessandro, Piergiorgio e Andrea hanno voluto che il suo nome fosse legato alla Strafrosinone, all’atletica, allo sport. Una delle sintesi costruite da Luciano Renna.

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