La mista, figlia di destra e di sinistra

La modifica del Regolamento d'Aula ora la vogliono tutti. Per consentire di partecipare a Consigli e Commissioni in maniera 'mista' cioè collegandosi anche da remoto mentre altri sono in Aula. Finché il regolamento non sarà modificato in senso "misto", stop alle "miste". In aula, tutti. O da remoto, tutti.

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Alla fine, la vogliono tutti. La modifica del regolamento d’aula di Commissioni e Consiglio comunale a Latina è diventata bipartisan. È figlia di destra ed è figlia di sinistra, anche se le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte sono orfane.

La destra la vuole per dimostrare che la sinistra ha bisogno di svolgere le sedute in modalità mista perché ha numeri risicati; la sinistra la vuole per dimostrare che no, non ne ha proprio bisogno. E così la modalità mista, ma anche la modalità in remoto, sarà normata. (Leggi qui I dolori della giovane modalità mista e l’irrequietezza dei numeri).

La commissione Affari istituzionali, richiesta alla fine sia da Giovanna Miele (Lega), sia da Tommaso Malandruccolo (Pd) per esaminare il tema di come svolgere le sedute (in presenza fisica? Da remoto? Metà e metà, ovvero in “mista”?) ha deciso che il regolamento sarà modificato.

E allora modifichiamolo

Malandruccolo l’ha chiesto «per fare chiarezza, nel caso in cui una persona sia malata a casa ma in grado di partecipare, ad esempio se abbia una gamba rotta, oppure se sia lontana in trasferta per lavoro, ma non collegandosi mentre è al lavoro». La Miele l’ha chiesto perché «bisogna chiarire se uno a distanza si possa collegare sempre e comunque, in questa consiliatura si è fatto di tutto, se si vuole la mista, la si normi. Non ci sono i numeri per reggere questa amministrazione? Non si può più essere assenti? Allora si normi».

Con Gianmarco Proietti (Lbc) che ribatte che «qui nessuno deve garantire numeri alla maggioranza». In mezzo l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo che solleva la questione economica.

Questione di gettone

Vincenzo Zaccheo

Ovvero, il tema del gettone di presenza: «Il regolamento afferma che si ha diritto al gettone se si partecipa per almeno l’80% della seduta. Ma in remoto, chi lo controlla? E nel regolamento non è normato il gettone da remoto, quindi se sono stati erogati gettoni a chi lo era, è danno erariale».

Prontamente rintuzzato dalla Miele stessa: «Ci sono i disciplinari…». E anche dal dirigente Boris Marzilli: «Esistono leggi sovraordinate al nostro regolamento: il gettone è dovuto». Ma Zaccheo non ci sta e chiede verifiche.

Intanto, finché il regolamento non sarà modificato in senso “misto“, stop alle “miste“. In aula, tutti. O da remoto, tutti. Con buona pace dello stato di emergenza, che termina il 31 marzo. Dal 1 aprile tutti liberi. E misti.

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