La nuova Alba dell’Orsa: il canto della rinascita

La storia di Alba Cavallaro, presidente della Onlus O.r.s.a. e paziente del reparto di Neurochirurgia di Frosinone. Dove le hanno rimosso un tumore cerebrale con l'Awake Surgery, da sveglia, mentre cantava

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

La frusinate Alba Cavallaro è presidente della Onlus O.r.s.a.: che sta per Organizzazione sociosanitaria di Ricerca, Sperimentazione e relazione di Aiuto. E offre sostegno a malati oncologici, disabili e persone fragili: puntando sulla filantropia e su arti terapeutiche come la musicoterapia e la cromoterapia.

Ma nella sua vita la dott.ssa Cavallaro, formatasi come gestalt counseling nel Centro di ricerca Atmos, è stata anche una cantante lirica professionista. E sa, purtroppo, cosa significa essere una paziente.

Dieci anni fa ha combattuto e vinto contro il cancro. Nel maggio 2019, però, ha scoperto di avere un meningioma: un piccolo ma perfido tumore al cervello. Che l’ha spinta ad urlare senza alcun controllo di sé. Negli ultimi tempi, invece, non le consentiva di pronunciare interamente le parole.

Ai suoi pensieri dava troppa o poca voce: quella con cui ha allietato le platee. Si era recata così in un grande nosocomio della Capitale, confidando di trovare la professionalità di cui aveva bisogno. L’ha trovata, invece, in Ciociaria.

Dalle delusioni romane all’eccellenza ciociara

Alba Cavallaro presso il reparto di Neurochirurgia di Frosinone

Se manca la meticolosità, accade che i meningiomi vengano confusi con tutt’altro: scambiati per demenza o depressione. «A Roma il neurologo mi disse di andare dallo psichiatra perché farfugliavo – racconta Alba Cavallaro -. Mi ferì tantissimo perché lui non sapeva nulla di me. Avevo fatto anche un elettroencefalogramma dinamico delle 24 ore, tramite cui ha accertato come la mia epilessia non ci fosse più. Ma ha ritenuto di scaricarmi direttamente dallo psichiatra, rimasto poi allibito dal fatto che non gli avesse minimamente detto di seguirmi. Finì così, dopo otto mesi di ricerca».

Verso la fine dello scorso mese di aprile, però, ha preso contatti su LinkedIn – rete sociale a scopo professionale – con il dottor Giancarlo D’Andrea: direttore dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia dell’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone. È uno dei più affermati neurochirurghi in circolazione, che ha creato e guida il reparto della Asl ciociara: una delle eccellenze dell’Azienda sanitaria diretta dalla manager Pierpaola D’Alessandro.

Lì i tumori al cervello li operano con l’Awake Surgery: il neurochirurgo apre il cranio ed estirpa il male mentre il paziente è sveglio, sottoposto a una semplice anestesia locale e ai monitoranti test del linguaggio del neuropsicologo. La craniotomia da svegli la fanno in pochi centri in Italia: standing ovation, allora, per la Neurochirurgia del Capoluogo della Ciociaria. (Leggi qui Dal ring alla sala operatoria: il medico che ha reso lo Spaziani un po’ Grey’s Anatomy).

A Frosinone l’hanno messa a suo agio

Vincenza Maiola Giancarlo D’Andrea

Alba Cavallaro non aveva sentito il dottor D’Andrea per lei ma per un utente assistito dall’associazione O.r.s.a.: perché, quando ci si impegna ad aiutare gli altri, si tende a trascurare sé stessi. «Lo avevo contattato per fissare una visita per un paziente. Poi, però, non si è presentato. Allora ho deciso di farla io quella risonanza».

È dall’esito della stessa, dalla conferma del meningioma, che è partito il percorso di preparazione alla cura: non le hanno detto che farfugliava e che aveva sbagliato porta perché le serviva uno psichiatra. D’Andrea, dopo la diagnosi, le ha spiegato come le sue passate manifestazioni di esasperazione e i disturbi della vista e del linguaggio «fossero normali – ricorda la paziente – in casi del genere». Non ha trovato “solo” la meticolosità, ma anche il tatto.

«E a differenza di quanto accaduto a Roma – fa presente – mi ha detto di intervenire immediatamente». Dopo aver accertato il meningioma, di due centimetri circa, bisognava rimuoverlo tempestivamente per evitare che diventasse più grande e potesse compromettere le funzioni cognitive.

«Con il direttore D’Andrea c’era anche la dottoressa Vincenza Maiola – aggiunge -. Mi ha chiamato e richiamato al telefono finché non sono entrata in reparto. È stata altrettanto straordinaria. Lei non ha mollato il paziente. Non lo ha abbandonato».

Quell’invito durante l’intervento: «Alba, canta»

Alba Cavallaro alla Terza Edizione di Ascolta la Ciociaria a Ferentino

Arriva così il giorno dell’intervento, ad opera dei neurochirurghi Giancarlo D’Andrea e Vincenza Maiola. «Nel mentre mi hanno invitato a cantare, per effettuare i test del linguaggio. L’ho fatto assieme allo psicologo Mario Coluzzi, tornato dalle ferie pur di essere presente».

Quel tumore le è stato rimosso da sveglia, mentre cantava con il dirigente psicologo del Dipartimento di salute mentale. Che ha rinunciato al meritato riposo per essere lì, al suo fianco. «È stato un gesto bellissimo e affatto scontato – accentua la diretta interessata -. Non lo dimenticherò mai».

Ora non ha più quei forti dolori che aveva prima: come se l’avessero riempita di botte in testa e sul viso. E sulla faccia non ha più neanche i lividi. Quelli che ha voluto mostrare a tutti su LinkedIn per sensibilizzare alla prevenzione. «Non spaventatevi, cambierò presto – ha postato via social -. Questa sono io, orgogliosa di aver avuto il coraggio». Il coraggio di farsi visitare e operare: mettendo da parte il timore della diagnosi e la paura dell’intervento.

«Alba, canta», si sentiva ripetere dalla dottoressa Maiola mentre subiva il suo tredicesimo intervento. «Ma questo è stato il più importante a livello emozionale – esterna -. Perché mi sono sentita subito un’altra persona. Ora ho una visione diversa della vita e delle persone. Sono rinata».

La potenza è nulla senza controllo della mente

Giancarlo D’Andrea

Alba Cavallaro è rinata grazie a un magistrale intervento, ma ancor prima è stata fondamentale l’accoglienza. Si è trovata davanti un’équipe che, passo dopo passo, l’ha preparata mentalmente all’operazione.

Ha già definito il dottor D’Andrea «il mito dei miti» e ha riconosciuto «la forza della natura» della dottoressa Maiola. «Di loro colpisce l’umiltà, la disponibilità e l’umanità – attesta ora -. In quel reparto, con loro, ti senti sicura».

A ruota il plauso alla direttrice generale Pierpaola D’Alessandro, «che sta cambiando la Asl grazie al lavoro di squadra con la direttrice sanitaria Simona Carli». Cosa pensa della D’Alessandro? «È empatica, devota al lavoro e combattiva. Non mollerà mai finché non raggiungerà tutti gli obiettivi che si è prefissata».

Non da ultimo, tiene a ringraziare vivamente anche il dottor Piero Bianchi, dirigente della Struttura Complessa di Radioterapia dell’ospedale di Sora.

Il progetto MiR: Musicoterapia in Radioterapia

Angeli della Asl a parte, il punto di riferimento di Alba Cavallaro è il professor Vincenzo Tombolini: esperto in Radioterapia presso l’Università La Sapienza e direttore del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Dermatologia del Policlinico Umberto I di Roma.

«Ho così tanta fiducia e stima nei suoi confronti che, prima di entrare in sala operatoria e subire l’intervento, ho precisato nel testamento che nella peggiore delle ipotesi sarebbe stato lui, assieme a mia figlia, a portare avanti un progetto a cui tengo tantissimo».

Quale? Il progetto di ricerca MiRMusicoterapia in Radioterapia. Che è stato ideato dalla dott.ssa Cavallaro e già sperimentato, previo avallo dell’Università Alma Mater Studiorum, presso il Dipartimento di Radioterapia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Il prof. Vincenzo Tombolini (Policlinico Umberto I)

E lo scorso 19 ottobre, avvalendosi del dottor Tombolini come principale investigator, è stato approvato anche dal Consiglio del Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologiche e Anatomo Patologiche dell’Umberto I. Dal 2019, inoltre, c’è un accordo con il Ministero della Salute della Tunisia per svilupparlo in tutti gli ospedali nazionali.

Orsa e Lilt a supporto della Asl di Frosinone

Si parla di un’indagine sistematica sugli effetti della musicoterapia durante le sedute di radioterapia. Mentre le radiazioni attaccano le cellule tumorali, il paziente ascolta brani musicali di sua preferenza. Si risveglia il suo pregresso vissuto emozionale sonoro per ridurre l’ansia e lo stress derivanti dalla terapia oncologica.

L’interazione tra i collaboratori MiR e il personale sanitario-radiologico, inoltre, viene facilitata dall’omonimo software disegnato e gestito dall’ideatrice del progetto. A cosa serve? A evitare la presenza continua del ricercatore durante la radioterapia.

Ora l’O.r.s.a. intende proporlo anche alla Asl di Frosinone assieme a piani di prevenzione da attivare in sinergia con la sezione provinciale della Lega italiana per la lotta contro i tumori. La Lilt ciociara presieduta dal dottor Norberto Venturi, che per Alba Cavallaro è «sinonimo di professionalità, sensibilità e solidarietà».

«O.r.s.a è alla ricerca di professionisti che possano sostenere i nostri progetti – fa sapere la sua presidente -. In collaborazione con la Lilt provinciale, intendiamo portarli avanti a supporto della Asl di Frosinone. Perché dobbiamo aiutare il territorio. Anche come paziente ho visto il cambiamento dell’Azienda sanitaria. Le direttrici D’Alessandro e Carli stanno facendo un ottimo lavoro e meritano la massima sttima. Noi vogliamo dare un supporto reale e concreto alla neurochirurgia con progetti che sottoporremo alla direzione e in cui vogliamo coinvolgere l’intera équipe». È la nuova Alba dell’Orsa: il canto della rinascita.

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