La rabbia di Lombardi: «Via da un Pd che non mi ha voluto»

«Non c’era rispetto per me, non venivo nemmeno invitato alle riunioni»: il consigliere di Veroli Lombardi spiega perché ha aderito al gruppo misto. Candidato da indipendente. La sua ultima tessera risale al 2017.

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

«Non c’era rispetto per me, non venivo nemmeno invitato alle riunioni: chiaro che non fossi ben accetto nel circolo del Pd. Ne ho preso atto».

Egidio Lombardi non è uno di passaggio nella politica di Veroli: il suo nome è tra quelli che hanno i numeri ed il profilo necessari per puntare a fare il sindaco. (Leggi qui Lombardi sbatte la porta e se ne va. E il Pd si ricorda che non era già del Pd). Già assessore alla Sanità e all’Ambiente con il sindaco Giuseppe D’Onorio e poi, nell’ultima consiliatura, fra i banchi dell’opposizione con Danilo Campanari e Assunta Parente. In Consiglio Comunale c’è tornato da poco: il tempo di aspettare la nomina del vicesindaco e prenderne il posto in Aula. Non s’è accomodato tra le file del Pd: ha aderito al gruppo Misto. Per molti è stato un divorzio in piena regola, un siluro sulla linea di galleggiamento d’uno dei potenziali candidati al dopo Cretaro.

«Mi sembra esagerato parlare di divorzio, visto che non c’era stato alcun matrimonio. Non mi ero più tesserato al Pd dal 2017, dopo il primo Consiglio comunale e dopo un attento periodo di riflessione ho inviato la richiesta di aderire al gruppo misto».

Non è un incendiario. In politica appartiene alla categoria dei pontieri. «Continuo a sperare e a lavorare per la costituzione di un gruppo consiliare unico». Assicura «Non ci sono altri motivi  sotto» chiosa. Anche se c’è chi lascia intendere che non avrebbe ben digerito il ruolo di capogruppo affidato a Francesca Cerquozzi

Non posso parlare? Non resto

Prende fuoco però quando gli viene ricordata la nota di commiato scritta dal gruppo dirigente Pd. A quel punto diventa un fiume in piena il dottor Egidio Lombardi.  «Non venivo invitato alle riunioni del Circolo perché non sono tesserato. Più volte, durante gli incontri della mia lista, ho espresso questo disagio. Addirittura, prima di candidarmi, la scorsa primavera, ho riflettuto a lungo. Poi ho deciso di stare nella lista del Pd ma come indipendente. Infatti  non sono tesserato da due anni, l’ultima l’ho fatta nel 2017. Se ne accorgono soltanto ora? Hanno fatto la scoperta dell’acqua calda».

Quindi Lombardi incalza e fa notare: “In un Partito in cui non posso parlare che cosa ci sto a fare? All’ultima riunione del circolo ero presente soltanto perché invitato dal presidente Cesidio Trulli e non dal segretario”. Segretario che è Toni Pironi, di cui Lombardi non fa mai il nome. 

Il tono di voce è dispiaciuto. Di quelli che lasciano trasparire la delusione per come sia andata a finire una cosa in cui si era ciecamente creduto. E, parlando sempre dell’ultima riunione aggiunge: “Il segretario mi disse che c’erano tre tipi di impedimento: non sono più iscritto dal 2017; non faccio parte del coordinamento; non rispetto le regole. Ora, sinceramente, non capisco che cosa vogliano dire con la nota che hanno diffuso. Si stupiscono della mia richiesta di adesione al gruppo Misto in Consiglio comunale. Ma cosa ci stavo a fare lì dopo quello che mi sono sentito dire?”.

Non caccio poltrone

In politica viene da lontano. Ne ha viste di ogni genere. Per chi è stato al fronte, queste sono scaramucce di retrovia. Per questo continua a sperare in una rappacificazione.

«Lavorerò ancora per il gruppo unico. Ciò che è accaduto ridà dignità alla mia persona. La nostra lista ha preso 1.700 voti, se fossi stato uno a caccia di poltrone mi sarei candidato con Lazzaro Cestra: lì con i voti che ho preso avrei fatto il vicesindaco. Ho fatto questa scelta perché credo in quell’area politica. Poi mi viene rimarcato che sono indipendente e io mi adeguo. Di cosa si meravigliano? Continuo a tifare per il gruppo consiliare unico e cerco di svolgere bene il mio ruolo di consigliere comunale come sto facendo ormai da dieci anni».

Il problema Cerquozzi

Lombardi nega ma tra quelli vicini a lui c’è la convinzione che non tutti abbiano rispettato i patti. Alle Comunali. Il sospetto è che il Partito invece di dividere lo sforzo tra tutti abbia concentrato l’appoggio su Francesca Cerquozzi. Ad innescare la detonazione sarebbe stata poi la successiva nomina nel ruolo di capogruppo, caduta sempre sul consigliere Cerquozzi.

Tecnicamente la decisione di Lombardi di aderire al gruppo Misto andrebbe ad alterare quegli equilibri fra le due anime del Pd presenti a Veroli: quella di matrice più cattolico-popolare che fa riferimento alla scuola di Francesco Scalia ed ora è vicina al presidente della Provincia Antonio Pompeo; contrapposta a quella più di matrice socialista che afa riferimento a Francesco De Angelis.

Alle Comunali dello scorso maggio avevano fatto raccogliere 3.425 voti totali alla compagine di Simone Cretaro. Facendo l’analisi: 25 in più (1.725) per la corrente di Antonio Pompeo, composta da Germano Caperna, Cristina Verro, Patrizia Viglianti e Alessandro Viglianti. E 1.700 erano stati i voti per la corrente che fa capo a Buschini e De Angelis, composta da Francesca Cerquozzi, Assunta Parente, fino a qualche giorno fa Egidio Lombardi, Danilo Campanari, Giampiero Martelluzzi e Piergiorgio Fascina.

Una situazione molto fluida, che da qui a cinque anni potrebbe riservare molte sorprese e notevoli cambiamenti. E magari potrebbe agevolare proprio quel Germano Caperna con cui in passato Lombardi era stato molto unito.

Intanto Lombardi sostiene con fermezza che la sua è stata una scelta dettata dal senso di “rifiuto” che ha avvertito. Mentre sull’altro fronte dopo la diffusione della nota stampa, tutto tace.

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