Lombardi sbatte la porta e se ne va. E il Pd si ricorda che non era già del Pd

Appena entrato in Consiglio Comunale per prendere in Aula il posto del vicesindaco, il consigliere Egidio Lombardi saluta e se ne va nel Gruppo Misto. La reazione del Partito. E quello che ne consegue.

Il gruppo consiliare Pd di Veroli “perde un pezzo“, anzi no, visto che pezzo del Partito Democratico lui non lo sarebbe più ormai dal 2018. A chiudersi la porta della sezione politica alle spalle, sbattendola ma con moderazione, è stato il consigliere di Piazza Mazzoli Egidio Lombardi. Poco dopo essere entrato in assise civica per l’effetto – domino delle deleghe assegnate dal sindaco Simone Cretaro, ha pensato di accasarsi in quota Gruppo Misto.

Lo storico della vicenda ce lo consegna una laconica nota del coordinamento cittadino. Un documento che non si limita a prendere atto asetticamente della fuoriuscita di Lombardi ma, al “transfuga“, gli fa le pulci che di solito si riservano alle ugole ciarliere o a quelli che fanno saltare i piani.

La nota del Pd è un capolavoro di approccio istituzionale screziato di “tigna da divorzio“.

L’esordio è da manuale di Partito:

“Il coordinamento della lista del Partito Democratico prende atto della fuoriuscita del consigliere Egidio Lombardi, subentrato in Consiglio comunale con le dimissioni di Assunta Parente, entrata in giunta con delega al Bilancio e con nomina di vicesindaco, dopo la sua comunicazione al Segretario comunale e al Presidente del Consiglio di avere aderito in Consiglio comunale al ‘Gruppo misto”.

A metà i toni burocratesi saltano e scatta l’affondo di vena, sottile e, ancorché dovuto. Pignolo come solo le cose maldigerite sanno diventare:

“Il coordinamento prende inoltre atto che lo stesso consigliere non risulta iscritto nell’anno 2018 e nell’anno in corso al Partito democratico”.

In buona sostanza Lombardi altro non ha fatto che abbandonare un sistema complesso di cui non era più parte da due anni, per la voce che accredita ogni iscritto a fare scelte: lui, iscritto non lo è di fatto, ergo sta solo ufficializzando il divorzio ma dopo una separazione voluta da lui.

E non solo voluta nella forma, ma addirittura cercata nella sostanza, come implacabilmente spiega la parte finale del comunicato:

“Il coordinamento in ultimo prende atto delle sue esternazioni rese in più sedi in totale contrasto con le regole condivise e con i criteri politici da tutti democraticamente decisi ed accettati, giudicandole gravi e inappropriate al ruolo istituzionale che la lista ha voluto affidargli quale consigliere comunale”.

Tradotto: “A Lombà, è da tempo che ti teniamo d’occhio e quel che hai detto fra i denti e in comunella ti ha fatto straniero molto prima e molto più di quel che hai fatto, cioé cambiare sedia in Consiglio“.

La chiosa torna all’istituzionale e indica le linee guida politiche innescate dalla defezione di Lombardi, le linee e chi delle stesse deve farsi nuncio, anzi, nuncia:

“Il coordinamento ribadisce il proprio sostegno all’Assessore Assunta Parente per il tramite della propria rappresentante in Consiglio Comunale Francesca Cerquozzi, capogruppo della lista Pd”.

Da un lato la “crisi” di Lombardi pare seguire l’onda imperante a Veroli di un “civismo” diffuso, dove i recinti dei Partiti e in particolare del Pd paiono stare stretti. Soprattutto a quanti sono in attesa di trovarsi un posto in griglia a fine mandato bis del “civissimo” Cretaro, che del Pd non disdegna l’appoggio ma rifugge il dominio.

Dall’altro lato, il dato politico resta tutto. Il Pd “ortodosso”, quello che a Veroli fa capo proconsolare alla Cerquozzi e rimanda all’asse De Angelis-Buschini, ha perso la possibilità di piazzare un altro suo uomo in Consiglio, subito dietro ad un vicesindaco assessore che aveva di fatto tatuato la sigla del Partito ai piani alti dell’organo comunale verolano.

Cioé, a pensare male andreottianamente, se Lombardi non avesse traslocato nel Gruppo Misto, forse sul suo mancato e recidivo tesseramento sarebbe potuta sopravvenire una saggia botta di miopia.

Ma solo in ipotesi eh!

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