La vera ricchezza è essere felici

Corriamo per accumulare, pensando che un gruzzoletto possa renderci felici. Poi scopriamo che anche chi ha poco è felice. Spesso più di chi si spacca per accumulare. C'è un motivo. Ed una soluzione.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno (Cor 8,15)

Fa parte della nostra esperienza quotidiana di vita: tendiamo ad assolutizzare il nostro benessere materiale. A “raccogliere molto”, a darci da fare, spesso con tanto lavoro, qualche volta con una furbata. Ma vogliamo starcene tranquilli con un bel gruzzoletto che, pensiamo, possa consentirci di vivere finalmente felici, sereni.

E poi scopriamo che il “molto raccolto” non ci dà alcuna sicurezza: è sufficiente una distrazione, un errore sciocco, una pazzia, alzare un po’ il gomito e mettersi a guidare, causando un incidente, incontrare un virus, ritrovarsi in mezzo ad una rissa… e tutto crolla, nonostante il molto raccolto per il quale si è tanto lavorato.

Vediamo invece persone che non hanno “raccolto molto” e che invece godono magari di affetti familiari, di considerazione sociale, che hanno impegnato la loro giovinezza nello studio, nell’arte, nella solidarietà, nel costruire rapporti affettivi solidi. Che si sentono utili agli altri perché sono sfuggiti alla trappola mortale del vivere per un paio di scarpe, per una maglietta, per un oggetto di bigiotteria, per un anello, una collana, per gli addominali scolpiti, per eliminare quel filo di pancetta un po’ antiestetico.

La ricchezza di chi raccoglie poco

Così chi ha “raccolto poco” si sente pieno di energia, perché, nonostante le difficoltà, ha riempito la sua vita di significato, di impegno, di amicizie vere, di amore e non soltanto di affari, di utilità, di beni, di soldi.

Insomma ha perso la “vita” ma ha guadagnato un’altra vita piena di significati, capaci di rispondere a quei perché che altrimenti ci affossano, condannandoci ad una fine triste e disperata.

Ognuno di noi deve ragionare insieme all’apostolo Paolo e riuscire a dimensionare la propria esistenza perché non rimanga completamente schiacciata dalla ricerca di soddisfazioni materiali che poi si rivelano puntualmente fallaci e cerchi invece un senso donativo alla propria esistenza, nella famiglia, nella società, nello sport, nelle azioni di solidarietà con chi sta peggio di noi…

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

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