L’assedio a Morini: «Ecco perché è incompatibile in ogni caso»

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La strategia dell'opposizione per logorare il sindaco dopo l'iscrizione nel registro degli indagati. Punta a dimostrare che sia incompatibile in ogni caso. Cosa dice l'Autorità. E cosa il Ministero.

La grande trappola nella quale incastrare il sindaco Giuseppe Morini è una norma varata negli ultimi anni. Dispone che il sindaco, se svolge la professione di tecnico legato all’edilizia (ad esempio geometra, architetto, ingegnere come nel caso di Alatri) non possa esercitarla per pratiche relative al Comune che amministra.

Invece Giuseppe Morini lo ha fatto. I consiglieri di opposizione lo hanno ricordato nella giornata di ieri rivelando che «accedendo presso gli uffici comunali, risulta che il sindaco Morini negli ultimi anni ha continuato a svolgere la sua attività professionale presentando almeno 20 progetti a sua firma con i quali chiedeva per conto dei suoi assistiti concessioni edilizie di vario tipo».

È su questo terreno che intendono portare lo scontro politico. Lasciando invece alla magistratura ordinaria ogni accertamento sul fascicolo che ha portato alla sua iscrizione nel Registro degli Indagati dalla procura di Frosinone per “falso in atto pubblico”: una pratica relativa ad un condono edilizio nella quale Morini era il tecnico che ha redatto una perizia giurata ora messa in discussione.

Perché questa strategia? Perché se lanciassero l’attacco su quel fronte, il sindaco potrebbe tranquillamente arroccare la sua posizione: dicendo “aspettiamo che il tribunale accerti come stanno le cose e poi mi regolerò di conseguenza”. Invece, attaccando sul fronte dei venti progetti presentati, sposterebbero lo scontro dal terreno penale a quello dell’inopportunità politica.

La linea di difesa

L’ingegner Giuseppe Morini ha una linea di difesa agguerrita come la linea del Carso. Il primo reticolato è costituito da un parere rilasciato dall’Ordine degli Ingegneri di Frosinone, secondo il quale i vincoli che impediscono all’amministratore pubblico di svolgere il suo lavoro di tecnico per pratiche inerenti cittadini del suo Comune si applica solo agli assessori. Non ai sindaci.

Un reticolato che le opposizioni sono pronte a superare in 5 minuti: con una serie di pareri opposti, secondo i quali quella norma è stata cambiata qualche anno dopo il parere favorevole ottenuto dal sindaco. Ed ha ampliato a tutti gli amministratori (quindi anche il sindaco) il divieto.

La seconda linea di difesa è allora un parere del Dipartimento Affari Interni e Territoriali presso il Ministero dell’Interno. Affronta il caso della “Applicabilità dell’articolo 78 del Testo Unico sugli Enti Locali al caso del Sindaco libero professionista ingegnere che si è riservato competenze attinenti i Lavori Pubblici, l’Ambiente, lo Sport, l’Urbanistica, l’Edilizia Pubblica e Privata“. È un caso molto più severo di quello ipotizzato per Giuseppe Morini. Ma il parere del Dipartimento è che il sindaco debba astenersi da decisioni nei casi in cui possa non essere sereno perché ha degli interessi sulla pratica. Astenersi da decisioni e non divieto.

La terza linea è la delibera 1307 del 14 dicembre 2016 emessa dall’Autorità nazionale Anti Corruzione. L’Anac esaminato il caso di un Assessore municipale ai lavori pubblici e del Presidente della Commissione Lavori Pubblici, entrambi esercenti, nel territorio del Municipio, la libera professione, rispettivamente, di architetto e geometra.

Il fronte dell’inopportunità

Si tratta di argomentazioni di carattere tecnico. Buone per un tribunale. Difficili da superare. Come la linea del Carso.

È per questo che l’opposizione vuole puntare allora sull’inopportunità, sull’ “evidente conflitto d’interesse” tra “l’attività professionale esercitata da Morini” e il “ruolo istituzionale ricoperto“.

Gianluca Borrelli, Nazzareno Costantini, Maria Teresa Graziani, Enrico Pavia, Antonello Iannarilli e Tarcisio Tarquini, con la sola esclusione del consigliere Roberto Addesse (che ha eccepito la volontà di battere l’attuale primo cittadino per mezzo delle urne) hanno già chiesto la convocazione di un consiglio comunale sul tema.

Non proprio: Tarquini, che sembra il più deciso a “muovere guerra” – nel senso politico dell’espressione – aveva posto il problema della compatibilità tra le due cariche sin dal primo consiglio comunale di questa consiliatura. Ora però c’è l’argomento della futuribilità del caso: il processo, a oggi, non c’è, ma nel momento in cui venisse istituito, l’opposizione – questo è il principio sul quale si sta lavorando – potrebbe chiedere la convocazione di un’altra assise, con lo scopo di provare a far passare la costituzione di parte civile del Comune all’interno del procedimento. E chi sarebbe, allora, a decidere?

Insomma, la strategia è chiara: l’opposizione vuole sostenere come, prescindendo dall’indagine, il sindaco sia incompatibile.

Il via all’assedio

Fatto sta che è partito l’assedio a Morini. Per ora la maggioranza non
ha risposto. In ballo, del resto, c’è anche la redistribuzione delle
deleghe, che era stata annunciata qualche mese fa. C’è il consigliere
Maggi, il più critico dell’attuale maggioranza, che dovrebbe
entrare in Giunta.

L’opposizione è parzialmente divisa, la maggioranza sembra compatta,
ma Morini è in crisi? I fatti dicono di no. E questo, per ora, è l’unico dato rilevante. Il primo cittadino di Alatri, dal canto suo, ha voluto specificare come le opposizioni, sempre dal suo punto di vista, stiano strumentalizzando una vicenda, cioè l’indagine in corso, che non è relativa all’incarico ricoperto, ma alla sua attività professionale.

Non ci sono dimissioni in vista, ma l’assalto politico dell’opposizione sì, quello si vede.

L’inchiesta

L’inchiesta sulla quale verte tutto il caso politico è quella sui condoni edilizi rilasciati dal Comune di Alatri negli anni a partire dal 2012. Se ne sta occupando la Procura della Repubblica di Frosinone.

Nell’ambito dell’indagine è stato disposto il sequestro di un capannone industriale lungo la via Verolana. Il sospetto che i magistrati stanno verificando è che ci sia stata una falsa rappresentazione degli interventi edilizi realizzati: sia dal punto di vista dei volumi che sulla destinazione dell’immobile.

La procura sta controllando se i pareri ottenuti siano stati rilasciati in violazione della normativa urbanistica: in base ad una perizia fatta da un tecnico che è anche il sindaco.

Sono sette le persone che è stato necessario iscrivere nel registro degli indagati per poter procedere con gli accertamenti. Si tratta dei quattro cittadini che hanno presentato la pratica, il tecnico incaricato dal privato (appunto l’ingegner Morini), l’allora funzionario comunale Paolo Cestra ed il dipendente comunale addetto ai condoni.

(A.A.)



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