Le olimpiadi tra gufi, fagiani e politicizzatori

I gufi delle olimpiadi. Talmente gufi da portare male a se stessi ed alle loro profezie. Appena hanno parlato abbiamo cominciato a vincere. Il caso Marco Travaglio. Le gaffe di Malagò. Il dramma della fine dei giochi di Tokyio 2020: torneranno a prendere la scena i virologi

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Aveva iniziato Marco “manetta” Travaglio a tirare una gufata storica alla spedizione Italiana in Giappone impegnata nelle Olimpiadi che termineranno oggi. Convinto in quel momento che l’Italia arrancasse nel medagliere qualche giorno fa si era prodotto in un giudizio sugli atleti italiani che suonava così. “Olimpiadi Tokyo: dovevamo stupire il mondo e invece siamo sorpresi per le cocenti sconfitte“.

Già ad Euro 2020(1), Travaglio si spese nel dire che avevamo vinto contro delle squadrette, che insomma eravamo mezze pippe. Salvo poi vedere l’Italia trionfare nei campionati europei di calcio.

Ma l’intento già allora del gufo Travaglio non era solo denigrare la nostra Nazionale ma evitare che un eventuale successo avrebbe potuto essere in qualche modo intestato al governo Draghi da poco insediato a danno del suo pupillo Conte.

Il gufo al contrario

Marco Travaglio (Foto: Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

Questo, vedete, è il lavoro del gufo politicizzatore, colui che deve trasformare in confronto politico ogni evento sociale.

Ma in questo caso forse è stato talmente gufo che dal lancio dei suoi proclami in poi gli atleti italiani alle olimpiadi hanno inanellato vittorie insperate ed emozionanti. Nel giro di undici minuti Tamberi e Jacobs vincevano due ori storici poi la 4×100 otteneva un altro oro incredibile ed arrivati alla fine è già certo che l’Italia abbia battuto il suo record di medaglie di sempre. Non c’è che dire tra gufata europea ed olimpica il giornalista ha dimostrato di portare talmente tanta sfiga da colpire addirittura se stesso.

Ed alla bellezza delle vittorie italiane faceva il contraltare la tristezza di chi politicizzando tutto non sa godere dei successi nazionali vedendoli addirittura come un danno di immagine politica verso il suo amato Conte neo eletto leader del Movimento Cinque Stelle.

Ecco questa di vittoria a Travaglio è invece piaciuta e l’ha celebrata con enfasi. Una vittoria con quasi il 93% dei partecipanti. La seconda più alta della storia ha commemorato a gran voce. Come se questo fosse un evento di portata storica non piuttosto gli splendidi ori olimpici. Peccato che i nostri centometristi corressero contro avversari veri mentre Conte era l’unico candidato alla segreteria dei pentastellati. L’unico.

E nonostante fosse l’unico non ha manco preso il 100%. Un caso umano direi. A parte la famosa pubblicità il cui slogan recitava “ti piace vincere facile” mi ha fatto venire in mente la famosa barzelletta in cui nella gara mondiale degli scemi un tizio era talmente scemo da essere arrivato secondo. Ma ve la racconterò un’altra volta senno si offendono.

Il Conte Napoleone

Giuseppe Conte

E non pago di questa straordinaria affermazione infatti Conte ha pronunciato un discorso nel quale evidentemente sentendosi la reincarnazione di Napoleone ha illustrato ad un Partito che aveva preso il trenta percento di voti che non capivano niente e che adesso gli spiegava lui come fare.

(Ndr: Avrei anche la barzelletta su quello che si sentiva Napoleone ma poi dicono che mi accanisco).

In settimana era stata inoltre degna di nota la cronaca del suo incontro con Draghi, l’odiato usurpatore del suo regno. Si è raccontato che fosse durato dieci minuti massimo un quarto d’ora ed al termine di questo il duo Conte Casalino abbia chiesto una stanza dove poter fare telefonate urgenti fermandosi un ulteriore oretta a cazzeggiare per far vedere che l’incontro fosse durato di più e fosse stato molto intenso. Non paghi all’uscita i cronisti hanno registrato Casalino che diceva a Giuseppi  “allentati la cravatta così sembra sia stato un incontro faticoso”.

Praticamente le comiche. Ed io invidio seriamente chi prova sentimenti di stima per queste figure. Vorrei albergare nella loro testa per qualche oretta per riposarmi. Vorrei la loro entusiastica fagianeria, vivrei sicuramente meglio. Ma purtroppo sono un cinico e mi sembra tutta fuffa.

I fagiani politicizzatori

Giovanni Malagò (Foto: Luca Pagliaricci / Coni / Imagoeconomica)

Comunque i gufi non sono l’unico animale in voga in settimana. È stato segnalato il ritorno anche del fagiano politicizzatore.

Si perché nel momento della vittoria di Jacobs e Tamberi si sono scatenati i volatili del politicamente corretto celebrando da una parte un presunto ius soli del centometrista e assurgendo dall’altra ad icona gay il saltatore. In verità il primo è stato lo stesso Malagò che, sprezzante della giurisprudenza e del latino, ha subito lanciato un messaggio su un neologistico ius soli sportivo commentando la vittoria straordinaria di Jacobs. Peccato per lui che l’ottimo corridore sia figlio di un’italiana ed in questo caso si tratta di ius sanguinis semmai, che come egli stesso ha spiegato vive in Italia dai primi mesi di vita e citando le sue parole “si sente italiano in ogni sua cellula”.

Dichiarazioni che io ho trovato bellissime al pari della sua affermazione olimpica.

Però i fagiani del politically correct non paghi hanno celebrato anche la vittoria gay friendly del povero Tamberi che, ignaro della sua elezione a modello lgbt, ha invece approfittato della folta platea per annunciare la sua proposta di nozze e l’imminente matrimonio con la sua fidanzata Giorgia alla quale è legato da ben undici anni.

Ecco i politicizzatori di professione siano essi gufi o fagiani hanno questo difetto, vivono nel loro piccolo ristretto mondo e lo rendono termine di paragone per tutte le loro esperienze di vita e sociali.

Dopo gli esperti olimpici torneranno i virologi

La cerimonia di apertura delle olimpiadi Tokyo 2020 (Foto: via Imagoeconomica)

Oggi finiranno, sfortunatamente, queste splendide olimpiadi. Che servivano ad una nazione piegata dai disastri come il meraviglioso Giappone a rilanciarsi e riprendersi. Hanno trovato sulla loro strada il covid e la pandemia. Ma hanno prodotto delle splendide olimpiadi per quel grande Paese che sono.

Una nazione che ha saputo sempre coniugare tradizione e modernizzazione. E che spinta dal coraggio e dalla disperazione sarà terza nel medagliere dopo le corazzate Cina e Stati Uniti. Un risultato incredibile.

Ed il saluto alle olimpiadi coinciderà purtroppo con il termine dei discorsi sportivi e torneranno i virologi di professione a discettare sulla recente introduzione del green pass. La discussione tra i pro ed i contro mi ha annoiato già prima di iniziare. Oggi ho sentito tuonare al tg “dobbiamo introdurlo anche sulle mense da lavoro”, perché dopo bar e ristoranti avranno genialmente realizzato che si può mangiare anche in mensa.

Alla fine sembra più una crociata contro l’obesità che contro il covid. Dove vedono che se magna intervengono con fermezza e rapidità. Se non moriremo di covid moriremo certamente di fame.

Ma anche qui fatico capire il senso di molte scelte. Restando nello sport ad esempio in settimana si è trionfalmente dichiarato che forse riapriranno gli stadi ma al cinquanta per cento con mascherina e green pass e forse col velo islamico obbligatorio. Se siamo bravi con l’hijab, se bofonchiamo con il chador, se rompiamo col niqab. Che sono i tre veli islamici in ordine di copertura.

I fagiani degli Europei

Qualche settimana fa alcuni fagiani politicizzatori borbottarono perché scrissi durante gli Europei che era così stridente la presenza del pubblico completo e senza dispositivi di protezione in Ungheria e altre nazioni mentre in Italia eravamo tristemente contingentati. (Leggi qui Europa e gli europei (e l’arte di insultare))

Come pensarono ad Orban videro rosso sproloquiando, ma la realtà era evidente. Stasera guardando l’amichevole della mia Lazio con il Twente, squadra olandese, uguale, spalti pieni senza maschera, poi al tg i servizi per l’inizio del campionato francese tedesco ed inglese. Stessa cosa stadi pieni.

Pieni come le strade di Parigi e di tutta la Francia per le manifestazioni contro il green pass transalpino.

Non mi interessa dare un parere pro o contro, mi limito a registrare che mi pare di vivere come in una bolla. A leggere le notizie italiane mi riempio di ansia. Un ansia consapevolmente prodotta. Ma viviamo in un mondo globalizzato che quotidianamente ci mostra altre facce di questa medaglia. Che sono diverse dalla nostra. Ed in particolare lo sport in questo periodo è stato veicolo di gioie importanti. Lo stesso sport soffocato dalle norme tutte italiane anticovid.

Ve lo ricordate quel ragazzo rincorso sulla spiaggia dai carabinieri perché faceva jogging. Una tristezza tutta italiana. Perché noi siamo così, tanto geniali quanto monotoni. Vinciamo le olimpiadi nonostante non ci facessero allenare. Vinciamo le finali fuori casa dove, comunque minoritari, abbiamo avuto più tifosi di quanti ne avremmo potuti avere a Roma.

Però ci salverà il green pass! Dicono i gufi del politicamente corretto, come ci doveva salvare il vaccino e come ci doveva salvare il lockdown. Ma per ora ci ha salvato solo lo sport, unico barlume di luce in mezzo a tanta depressione.

E mentre tramontano le olimpiadi nel paese del sol levante mi viene in mente una sola frase di quel meraviglio scrittore giapponese che era Yukio Mishima che lessi in “Neve di primavera” il primo romanzo della fantastica tetralogia “Il mare della fertilità”, recitava così:

La realtà a differenza dei sogni, è priva di elasticità”.

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