Lo scontro senza esclusione di colpi (bassi) che c’è dietro l’election day

Matteo Salvini vorrebbe limitare il successo di Luca Zaia in Veneto, Nicola Zingaretti e i vertici del Pd costretti a “sopportare” Vincenzo De Luca e Michele Emiliano. I Cinque Stelle cercano l’effetto traino per il taglio dei parlamentari, gli altri partiti fanno buon viso a cattivo gioco.

La partita sulle elezioni regionali è ancora aperta. Anche per quanto riguarda la data del voto. La proposta al vaglio del Governo è quella dell’election day per il 20 settembre: Regionali, Comunali e referendum per il taglio dei parlamentari. Tutto insieme. Con una variante: per il referendum consultivo sul taglio dei parlamentari ieri è spuntata l’ipotesi di un accorpamento con il turno di ballottaggio delle amministrative. Ma in entrambi i casi cinque Regioni su sei (l’altra è la Toscana) non ci stanno. (leggi qui il precedente: Elezioni, verso l’Election day: o metà o fine settembre).

Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia si sono appellate al Quirinale per chiedere di anticipare il voto all’ultima domenica di luglio, il 26. Dal Viminale arriva qualche segnale di apertura, con la possibilità di andare alle urne il 6 settembre e non il 20 come previsto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Elezioni Seggi Foto: © Imagoeconomica, Paolo Lodebole

Il voto sul decreto elezioni è stato rinviato all’8 giugno, per dare precedenza a quello sulla scuola. Più tempo per quadrare il cerchio tra le opposizioni che, per motivi politici, puntano al 27 settembre e le Regioni che spingono per anticipare al 6 settembre, qualora la data del 26 luglio sia messa definitivamente fuori gioco. Dietro ci sono manovre ed equilibri politici molto importanti.

La partita interna

A cominciare dal Veneto. Il Governatore Luca Zaia spinge per capitalizzare subito la gestione impeccabile dell’emergenza Coronavirus. Il Capitano della Lega Matteo Salvini fa finta di essere distratto e non sostiene questa richiesta del presidente della Regione. Il quale è diventato ormai un suo formidabile “competitor” interno. Salvini sa che Zaia vincerà comunque, ma un conto è il 60% a settembre, altro discorso sarebbe l’80% a luglio. C’è la partita interna alla Lega in gioco.

Vincenzo, troppo forte

Anche Vincenzo De Luca ha gestito straordinariamente l’emergenza Covid in Campania. Al punto che proprio Matteo Salvini si è reso conto che il centrodestra sarà costretto a cambiare candidato alla presidenza. De Luca non entusiasma molti leader nazionali del Pd. Ha una linea di contrapposizione frontale con i Cinque Stelle e con Luigi Di Maio e una sua vittoria schiacciante metterebbe obiettivamente in difficoltà perfino il segretario Nicola Zingaretti.

La variabile
Foto © Imagoecoinomica, Livio Anticoli

Stesso discorso, ma con meno esasperazione, per quel che riguarda Michele Emiliano in Puglia. Anche lui non graditissimo alle alte sfere del Nazareno, che però non possono fare a meno di gente come De Luca ed Emiliano.

I Cinque Stelle invece spingono per l’electron day, ritenendo che l’ondata popolare per il taglio dei parlamentari possa spingerli su per quanto riguarda il consenso. Gli altri partiti “sopportano” la sforbiciata dei 345 seggi, ma fanno buon viso a cattivo gioco.

Se però l’election day saltasse, allora potrebbe cambiare tutto.

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