L’ospedale di Anagni? Così è se vi pare (di F. Ducato)

L'ospedale di Anagni? Due versioni del tutto contrapposte dopo l'approvazione delle variazioni all'Atto Aziendale Asl di Frosinone. Come stanno le cose. E come potrebbero andare

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Come in Rashomon, il capolavoro di Akira Kurosawa; film in cui un fatto, l’uccisione di un samurai, viene raccontato da quattro punti di vista differenti. Arrivando a quattro verità, ognuna distante dalle altre. O, per rimanere in Italia, in Così è se vi pare di Pirandello; altra opera, teatrale stavolta, in cui a farla da padrone è l’impossibilità di sapere come sono davvero andate le cose. Ognuno ha la sua verità.

Ecco: se cercate di capire qualcosa di più riguardo ai destini della Sanità anagnina sulla base delle variazioni all’Atto Aaziendale della Asl di Frosinone, approvate ieri dall’assemblea dei sindaci, potrebbe capitarvi di vivere un’esperienza simile a quelle citate. Solo che quelle erano opere d’arte. Questa, più prosaicamente, è la realtà. I cui effetti sono poco letterari, ma terribilmente importanti per i cittadini. (leggi qui Asl, sindaci approvano l’Atto aziendale. Ecco cosa prevede).

Il DG Asl Stefano Lorusso con il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani


Dunque, dopo l’approvazione delle variazioni all’Atto, i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Anagni si sentono in dovere di diffondere un commento. In cui dipingono, quanto al destino della Sanità locale, un futuro, se non roseo, quantomeno promettente.

Perché , si legge, “dopo anni di tagli e depauperamenti dell’offerta sanitaria, soprattutto per quanto concerne l’emergenza-urgenza, il nuovo manager della Asl dottor Stefano Lorusso, che ringraziamo, è orientato finalmente ad una visione della locale sanità che possa venire incontro alle esigenze dei cittadini dell’area Nord della Provincia”. Ovviamente, tutto grazie anche al “lavoro del sindaco Daniele Natalia, supportato anche dalla Commissione consiliare Sanità, e degli altri Sindaci del territorio”.

Ad Anagni, quindi, presto ci sarà “l’attivazione di un Punto di erogazione di assistenza primaria”. Certo, solo “un primo passo per riavere un’offerta sanitaria adeguata al nostro territorio, ma ad oggi la strada imboccata sembra quella giusta”.

Altri però, sullo stesso tema, dipingono una realtà diversa. Decisamente meno accattivante. Secondo la quale, a precisa richiesta del sindaco Natalia (un vero presidio territoriale per la sanità della zona nord della provincia), Lorusso avrebbe risposto picche. O, per usare un linguaggio dirigenziale: “si può lavorare sulla cornice”. Traduzione: aspettiamo e vediamo.

L’ospedale di Anagni

Dunque, dove sta la verità? Probabilmente, come spesso accade, nel mezzo. Anagni non riavrà un ospedale come quello che c’era fino al pre-Polverini; ma nemmeno è destinata alla decadenza più totale. Tutto dipenderà, come è ovvio, dai piani del neodirettore. E soprattutto dalle indicazioni che gli darà la Regione Lazio. Così come stanno oggi i numeri, le speranze che Anagni abbia il suo ospedale come prima stanno allo stesso livello della possibilità di vedere Franco Fiorito in calzamaglia danzare sul palco della Scala insieme all’eterna Carla Fracci.

Anagni ed il suo comprensorio hanno alcune clausole di legge che impongono la realizzazione di un punto di Primo Soccorso: la vicinanza delle fabbriche con produzioni pericolose è uno di questi. Mettendogli accanto una serie di attività poliambulatoriali, si arriverebbe ad avere un ‘Pronto Soccorso‘ che non può essere chiamato così in quanto – per legge – deve avere accanto una serie di posti letto e di servizi. Che Anagni non può avere. Ecco perché Primo Soccorso. Più i medici specialisti che visitano durante la settimana. È quello che larga parte della popolazione vorrebbe avere.

Per vederlo su carta occorre attendere il nuovo Atto Aziendale. Il manager Stefano Lorusso lo metterà a punto nel 2020: quello di ieri è una variante al vecchio piano Macchitella. In soldoni? Natalia ha ottenuto niente. In prospettiva? Natalia ha ottenuto tutto quello che era possibile.

Stefano Lorusso con l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato

Il problema politico è che, come già detto anche in altre circostanze, sulla Sanità Daniele Natalia ci ha costruito la sua campagna elettorale. Facendosi portabandiera delle esigenze di tutto un territorio. Senza, almeno finora, ottenere nulla di eclatante. Fino a pochi mesi fa la colpa era del commissario straordinario Luigi Macchitella brutto e cattivo. Tanto che con l’avvento di Stefano Lorusso Natalia aveva detto di voler instaurare un nuovo rapporto, dicendosi più fiducioso. Adesso si scopre che i manager fanno, appunto, i manager, e decidono non sulle simpatie, ma sui numeri. E si mettono le mani avanti.

Ecco perché la possibilità di avere “un punto di erogazione di assistenza primaria” (che somiglia molto ai vari PatPom e via dicendo che, un tempo, venivano massacrati) viene considerata un buon punto di partenza. (leggi qui Il Pom con il Pat non è un Ppi: non giochiamo sulla pelle della gente).

Si chiama, come dicono quelli che ci capiscono, “percezione selettiva”; si vede (e si capisce) solo quello che si vuole vedere (e capire).
Insomma, così è se vi pare.