Il Pom con il Pat non è un Ppi: non giochiamo sulla pelle della gente (di F. Ducato)

Cosa c'è dietro alle sigle sulla Sanità che circolano in queste ore ad Anagni. Il sospetto che sia solo fumo negli occhi. Il Pom non è una struttura di emergenza. Il rischio di una nuova tragedia.

Franco Ducato
Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Quella messa in piedi dall’Asl di Frosinone, con la realizzazione del Pom (Presidio Ospedaliero Multiservizi) ad Anagni, sembra una pezza messa lì per rispondere in qualche modo alle sollecitazioni arrivate negli ultimi giorni da tutti i livelli. Sollecitazioni che hanno come oggetto il destino dell’ex ospedale di Anagni.

Il problema è che il progetto architettato sembra avere più di una criticità. Che potrebbe creare diversi problemi.

Spieghiamo.

Come oramai sanno anche i sassi, ad Anagni da due mesi non esiste più il Ppi (Punto di Primo Intervento – Meno di un Pronto Soccorso ma pur sempre una struttura di emergenza, con un medico che ha la funzione di svolgere il primo intervento e dirottare al Pronto Soccorso più vicino solo i pazienti che ne hanno davvero bisogno).

Il Ppi è stato sostituito con un Pat (Presidio ambulatoriale territoriale; un centro riservato ai medici di famiglia che curano i malati stando dentro le mura dell’ex ospedale). Un servizio da subito considerato, come minimo, poco utile, perché non offre nemmeno le (poche) possibilità che il Ppi (Punto di primo intervento) forniva.

A tutto ciò si aggiunge anche la sfortuna, sotto forma di tragedia, visto che il giorno dopo la chiusura del Ppi la signora Anna Maria Ascenzi muore per shock anafilattico.

Probabilmente la donna sarebbe morta comunque dopo la puntura di un calabrone. Ma l’episodio scatena una vera e propria battaglia. Perché quella tragedia mette in luce un’evidenza: per le 80mila persone del comprensorio, il luogo dove andare in caso di urgenza ed emergenza è ancora l’ex ospedale di Anagni dove ormai non c’è più nulla per rispondere a quelle richieste di Salute. (leggi qui Le tristi verità e le bugie rivelate dalla morte di Annamaria)

Quell’evidenza culmina nella maxi manifestazione del 2 agosto scorso; 5000 persone in piazza a chiedere a gran voce una sanità degna di questo nome. (Il messaggio a Zingaretti ed ai suoi tecnici partito da Porta Cerere) 

È qui che la politica decide di farsi sentire (chapeau, sindaco Natalia: ha agito nell’ombra, evitato di politicizzare la questione, lasciato spazio ai Comitati definendo una linea di demarcazione chiara tra i rispettivi ruoli).

Parte un’azione incessante, che arriva fino all’incontro di lunedì scorso col neo prefetto Ignazio Portelli.

Al quale viene proposta una situazione semplice: il Ppi (in attesa del Pronto soccorso) ad Anagni va riaperto, tra le altre cose, perché sul territorio vi sono almeno 7 industrie a rischio di incidente grave. Per le quali non qualcuno a caso, ma la legge, prevede che in caso di problema serio, i primi due feriti in Codice Rosso debbano poter arrivare al Pronto Soccorso entro 8 minuti.

Tutto bene. Se non fosse che il pronto soccorso non c’è più.

È qui che le cose cambiano. E si comincia a capire che ad Anagni si deve fare qualcosa. Il Ppi era insufficiente, ma offriva un servizio. Il Pat serve ancora meno. Di Pronto Soccorso, almeno per il momento, non si parla. Che si fa?

Nasce qui l’idea di unire al Pat il Pom. Di fatto, un poliambulatorio specializzato per le esigenze del territorio. Con tanto di specialisti e medici. Che va benissimo, intendiamoci. Ma non offre risposte a quello che la gente si aspetta. Cioè la gestione dell’emergenza.

Se io ho un sospetto di infarto non posso andare ad Anagni per farmi vedere da medico di famiglia. Che poi decide di chiamare il cardiologo reperibile (a meno che io non sia così fortunato a beccare il giorno in cui è di turno), farlo venire ad Anagni, farmi visitare, per poi farmi portare a Frosinone. Il rischio, concreto, è quello di non arrivare a destinazione vivo.

E c’è un altro dettaglio. Quelli che propongono il Pom dicono: nel progetto è prevista anche la realizzazione di una postazione per l’elisoccorso. E qui chi ha memoria ricorda: ma una cosa del genere non era stata già realizzata e messa a disposizione gratis, da un’azienda del territorio? Una postazione già abilitata, dotata di torre di controllo, abilitata al volo di notte, vigilata h24 e con l’antincendio: è quella della Heli World nella quale gli elicotteri del 118 già atterrano e decollano ogni volta che c’è un’emergenza nella zona. Messa a disposizione della collettività con una cerimonia pubblica con tanto di prefetto. Gratis.

Allora a che servirebbe una nuova postazione?

Per forza poi arrivano critiche e sospetti. Perché, bene ripeterlo, l’idea di un poliambulatorio va benissimo. Ma allora lo si dica chiaramente. Si dica che l’idea della reperibilità notturna dei medici non è in alcun modo una cosa che somiglia ad un Pronto Soccorso.

Perché il rischio è quello di un Annamaria bis: dopo la tragedia parte un nuovo comunicato per specificare che il Pom, come il Pat, non è un Ppi e non è una struttura di emergenza.

Perché si può fare tutto. Ma giocare con la pelle della gente no.