«Frosinone può essere il laboratorio per la rivoluzione di Zingaretti»

La nuova prospettiva del Pd. Frosinone può essere il laboratorio politico per la rivoluzione che Nicola Zingaretti vuole realizzare in tutto il Partito. Ne è convinto il segretario dei giovani Democratici del Lazio, Luca Fantini

Se il Partito Democratico avrà un futuro lui ne farà parte. Ha ventotto anni e da oltre dieci l’hanno preso e fatto crescere, imponendogli di studiare. Perché nei Partiti di una volta non ci si improvvisava, non era pensabile che uno steward dello stadio San Paolo potesse diventare ministro del Lavoro senza avere almeno lavorato una vita intera. O che un sor Pampurio finisse a fare il ministro delle Infrastrutture, magnificando trafori che non esistono.

Luca Fantini, 28 anni, da Alatri forse non diventerà mai ministro: ma figure così barbine non le farà perché il Pd lo ha chiuso in una sorta di clausura concedendogli una sola possibilità: formarsi, strutturarsi, crescere. E poi gettarsi nella mischia per vedere se riusciva a rimanere in piedi, altrimenti via ed avanti il migliore.

In piedi c’è rimasto. Oggi è il segretario regionali dei giovani Pd del Lazio. Sta con Nicola Zingaretti da quando nessuno voleva starci: dai tempi di Andrea Orlando ministro della Giustizia e candidato alla Segreteria sconfitto da Renzi.

Alessioporcu.it – Il tempo ha detto che aveva ragione lei, segretario

Luca Fantini – Non avevo ragione io: un Partito come il Pd è una grande forza democratica di trasformazione, fatta di diverse sensibilità e sfumature. Ci candidiamo a governare la società ed accettiamo che sia lei a scegliere quale parte di noi la rappresenti al meglio. Non esistono gli uomini giusti per tutte le stagioni.

Matteo Renzi era l’uomo giusto in quella stagione?

Ha vinto democraticamente un congresso, nel quale il popolo lo ha eletto al di là di ogni ragionevole dubbio.

Dove ha sbagliato Renzi?

Io guardo al Pd di oggi ed a quello di domani.

E che Pd vede nel domani?

Un Partito plurale, aperto al confronto, rigenerato, che sappia riconoscere gli errori commessi nel recente passato: è questo il Pd che ha in mente il presidente Nicola Zingaretti.

Dal 40% siete crollati al 17%: un po’ ambizioso il vostro progetto…

È realizzabile se passa attraverso una ricostruzione seria e radicata. Che si basi sugli iscritti, sui circoli nei quali discutono e si confrontano, sulle Federazioni che devono fare una sintesi di ciò che dice il territorio. Ma visto che a lei piacciono i concetti un po’ polverosi glielo dico usando termini un po’ nostalgici: dobbiamo passare attraverso la valorizzazione delle esperienze virtuose e mettendo al centro di questo processo il protagonismo di una nuova generazione e quindi di una nuova classe dirigente.

Preferivo la prima vulgata

Anche io. E allora per continuare a farci capire dalla gente, la discontinuità sta proprio in questo: non parliamo di rottamazione da un lato e non parliamo di cooptazioni correntizie dall’altro.

Così mi torna in modalità ‘antico’…

Vero. Diciamola così allora: negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno spettacolo per il quale chi la pensava diversamente andava eliminato dalla discussione. Ed i giovani venivano nominati dalle correnti senza alcun criterio se non quello dell’appartenenza ad un gruppo. Per risollevare il Partito Democratico abbiamo bisogno di energie fresche senza dimenticare chi questo Partito ha contribuito a fondarlo: penso ai tanti dirigenti, amministratori e semplici iscritti che da anni si battono sui nostri territori.

In provincia di Frosinone il rinnovamento è Francesco De Angelis? Nel Lazio è Bruno Astorre? Non sono propriamente dei ragazzini…

Bisogna cambiare approccio e mentalità. Avere esperienza è un pregio: invece negli ultimi venti anni sembra sia diventata una colpa. Le persone si sono sentite abbandonate, lasciate da sole in una crisi sociale, oltre che economica. Se hanno risposto in massa alla mobilitazione invocata da Francesco De Angelis, da Bruno Astorre, ma anche da Claudio Mancini, dal segretario di Roma Andrea Casu, significa che la gente si è riconosciuta in loro, nella loro autorevolezza e nel messaggio che hanno saputo far passare, coinvolgendo le persone.

Se il problema non sono gli uomini allora perché tanti elettori sono scappati dal Pd?

Perché c’è stata una crisi nella quale siamo stati avvertiti distanti, troppo occupati a difendere i risultati del governo, troppo presi dalle nostre beghe interne. Siamo stati a guardarci l’ombelico ed a discutere della sua forma mentre la gente si aspettava da noi un altro tipo di dibattito ed un altro genere di risposte.

Sta facendo autocritica: complimenti, se le Federazioni avessero fatto l’analisi della sconfitta oggi saremmo un po’ avanti nel dibattito?

Ho detto che il mio Pd è quello del presente. E quello del futuro. Che deve prendere insegnamento dal passato. Un passato recente nel quale abbiamo dimenticato il nostro ruolo nella società e quando la politica smette di esercitare la propria funzione lascia spazio all’antipolitica che non risolve i problemi di nessuno ma li interpreta riuscendo a strumentalizzare la paura e la rabbia. Ecco io credo che si debba ripartire da qui: mettere al centro le persone e i loro bisogni, riconoscere i nostri errori e proporre un’alternativa seria alle destre e ai populisti. Usare parole chiare che corrispondano ai nostri valori.

Quando lei non era ancora nato era celebra la barzelletta secondo la quale le prostitute preferivano quelli del Pci perché erano sicure di non rimanere mai incinte, in quanto parlavano sempre ma non ‘arrivavano’ mai. Non ha l’impressione che anche nel Pd si parli troppo?

La dialettica interna non è mai troppa. Ma poi c’è un momento in cui basta parlare e si deve fare la sintesi. Troppo spesso in questi anni non abbiamo avuto una linea comune su nulla, dando l’idea che i primi a non sapere dove stessimo andando fossimo proprio noi.

È per questo che serve il Congresso?

Abbiamo bisogno di un congresso vero e partecipato, possiamo ottenerlo solo grazie al contributo di tutti. Personalmente ritengo che la discontinuità sia fattore imprescindibile, proprio per tutto quello che dicevamo prima. Chi in questi anni è stato protagonista di una stagione non può oggi presentarsi come colui che vuole cambiare le cose. Hanno avuto la loro occasione e si è visto come è andata, c’erano tantissimi campanelli di allarme nell’aria che potevano essere interpretati e che qualcuno aveva notato e provato a segnalare, basta guardare l’ultimo congresso che abbiamo svolto. Allora non ho sentito nessuna parola o dichiarazione da parte di chi oggi chiede cambiamento ed Unità. L’unico che può interpretare questo ruolo è Nicola Zingaretti.

Zingaretti è tornato a parlare ai giovani: il timore è che accada come con la Brexit nel regno Unito: se stanno lontani dalle urne sono i genitori ed i nonni a decidere ma con idee vecchie e del passato?

Bisogna riflettere sul profilo organizzativo che dovrà avere il nuovo PD, mettere da parte discussioni e modelli antichi e ripartire dalla nostra più grande ricchezza: le persone che compongono la nostra comunità. Risvegliare quell’orgoglio che in questi anni abbiamo dimenticato. Capovolgere la piramide decisionale, mettere i nostri iscritti nella condizione di esprimersi e partecipare a quei processi che danno vita alle scelte importanti del nostro Partito, a partire dalle primarie del 3 Marzo.

Che fa, vuole aprire i MeetUp del Pd?

Non ne abbiamo bisogno: le Sezioni ed i Circoli fanno parte della nostra storia e sono la nostra forza. Con la differenza che da noi si discute e si incide davvero, mettendoci la faccia e confrontandosi. Non con un clic come se tutto fosse un virtual game. Per questo dico che bisogna investire sulle associazioni, scuole di politica, sedi di elaborazione e ricerca che sappiano coinvolgere di nuovo le energie migliori del Paese, non al servizio di qualcuno ma a disposizione di tutti.

Valorizzare Circoli e Sezioni?

Dare risorse soprattutto economiche ai presidi territoriali rafforzando e destinando loro il 50% delle entrate derivanti dal contributo pubblico su base volontaria (2xmille). Valorizzare ed investire nel ruolo dei Giovani Democratici, rispettandone l’autonomia. Da segretario regionale posso dirlo senza giri di parole: abbiamo alternato umiliazioni costanti a delegittimazioni continue a discapito di un “vivaio” straordinario che nel corso della storia ci ha regalato molti tra i più importanti dirigenti di questo Partito.

Il Congresso a Frosinone lo dominerà De Angelis o la nuova componente di Pompeo riaprirà il confronto interno?

Io non penso alle persone. Penso che Frosinone può essere un laboratorio straordinario per attuare questa piccola rivoluzione. Abbiamo un gruppo dirigente esperto e dall’indiscusso valore, abbiamo eletti radicati e preparati che hanno già dato prova delle loro qualità amministrative, abbiamo tantissimi sindaci e amministratori locali di grande valore che con pochissime risorse sono al servizio delle loro comunità. Abbiamo un tessuto straordinariamente vivo di militanti, iscritti e circoli che ogni giorno combattono in trincea. Soprattutto abbiamo una grande organizzazione giovanile che negli ha saputo far emergere tanti profili che già oggi sono segretari di circolo o gruppo dirigente diffuso e che sono pronti a farsi carico della nuova stagione del PD. Credo che i presupposti ci siano tutti, dipende solo da noi.

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