L’urlo di Zingaretti: “Basta fare i Tafazzi, si all’alleanza con il M5S”

FOTO © LIVIO ANTICOLI / IMAGOECONOMICA

L'appello del segretario dem all'unità delle forze che sostengono il governo in vista delle prossime regionali

Per rendere l’idea in maniera chiara ricorre al personaggio di Tafazzi, il protagonista di tanti sketck televisivi e di cabaret intepretato da Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo: calzamaglia nera, sospensorio bianco a proteggere ‘i gioielli, in preda agli attacchi di masochismo si percuote l’inguine con una bottiglia vuota. Nicola Zingaretti rappresenta così chi in questo momento nel centrosinistra non coglie la serietà del quadro politico: il centrodestra ha trovato la quadra in tutte le Regioni chiamate al voto a settembre e pure nei Capoluoghi ed i grandi centri. Mentre a sinistra c’è chi storce il naso di fronte alla prospettiva di un’alleanza con il M5S lanciata ieri dal segretario regionale del Lazio Bruno Astorre. (leggi qui La rotta di Astorre: alle Regionali intese con M5S per contrastare la Destra unita).

IL PERSONAGGIO DI TAFAZZI

Sulla sua pagina Facebook Nicola Zingaretti ha scritto “Da oggi le destre combattono unite in tutte le Regioni, anche se spesso all’opposizione sono divise”. Usa il sarcasmo: “Per fortuna con candidati deboli, contestati e già bocciati in passato dagli elettori”.

Nonostante questo ‘vantaggio’, Zingaretti evidenzia che “Invece tra le forze politiche che sostengono il Governo Conte prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni. Il motivo è ridicolo: si può Governare insieme 4 anni l’Italia ma non una Regione o un Comune. Perché questo significherebbe “alleanza strategica”. Ridicolo!“.

Il riformismo non è testimonianza 

Nicola Zingaretti

Il messaggio politico che ne segue è forte, autorevole. “Il riformismo non è testimonianza: è la costruzione di un progetto che cambia le cose realmente per il Paese e non per raccattare voti”.

Insomma, se si vuole cambiare davvero l’Italia non lo si può fare da soli. Occorrono tante idee diverse e saper fare la sintesi tra di loro.

“Io che invoco, pratico e costruisco unità sarei ‘il matto’. Ma continuerò. Prima di tutto l’Italia. Le alleanze intorno ai candidati sostenuti dal PD che sono gli unici che possono fermare le destre. Il resto è l’eterno ritorno di vizi antichi di una degenerazione della politica personalistica e autoreferenziale”. 

Insomma, il rischio è quello di lasciarsi prendere da un delirio masochista. Come il personaggio del cabaret. E per rendere meglio l’idea il Segretario nazionale del pd dice: “Tafazzi non è stato inventato per caso. Questa è la verità”. 

Conclude con un appello “confrontiamoci con la realtà, cambiamola, ma si smettesse di guardare il mondo dal dirigibile. Andiamo avanti e combattiamo con chi ha le idee e gli strumenti per vincere”.

Fassino: “È l’unità che fa vincere”

Piero Fassino © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Lo sostiene subito e senza indugi l’ex sindaco di Torino Piero Fassino oggi autorevole componente della Direzione Nazionald el Partito Democratico.

Dice che sì, Zingaretti ha ragione e che “l’unica strategia utile a una politica di riforme è l’unità e la coesione tra le forze che condividono lo sforzo di portare il Paese fuori dalla crisi. Una strategia necessaria non solo a livello nazionale, ma anche regionale. Rifiutare candidature unitarie per chiudersi in presunte e non dimostrate convenienze elettorali di parte è miope e non corrisponde a cio’ che si attendono gli elettori”. 

Anche Fassino chiede la capacità di una sintesi politica, come avvenuto nel Centrodestra. Spiega che “Un grande impegno unitario può consentire alle forze democratiche e progressiste di presentarsi in modo credibile”. E sopratutto di “evitare che importanti Regioni possano essere preda della destra. Si superino dunque artificiose distinzioni e si lavori per un’unita’ vincente”.

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