Il M5S apre il business rifiuti ad Acea

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A Roccasecca c’era chi aveva stappato lo spumante: la vittoria di Virginia Raggi alle elezioni comunali di Roma erano sicuri che avrebbe messo fine alla carovana di rifiuti spediti ogni giorno dalla Capitale fino allo stabilimento Saf. A Cassino in quello stesso giorno avevano gridato a braccia alzate: ora che un sindaco del Movimento 5 Stelle era in Campidoglio ci sarebbe stato finalmente un interlocutore per impedire il passaggio degli acquedotti cittadini ad Acea di cui Roma è proprietaria al 51%. I sospetti sono nati già dopo pochi giorni: il deputato del territorio Luca Frusone non diceva più una parola sulle puzze denunciate fino a pochi giorni prima nella località Cerreto puntando il dito contro gli stabilimenti dell’immondizia; l’unica acqua proposta agli attivisti di Cassino era quella della doccia gelata con cui annunciava «è irreale pensare che Virginia Raggi, in quanto sindaco della Capitale ed azionista di maggioranza di Acea, possa intervenire per impedire la cessione dell’acquedotto. E’ semplicemente impossibile. Acea, società quotata, in quanto tale deve sottostare ad una complicata serie di normative molto stringenti».

I primi a capire che la vittoria a Cinque Stelle nella Capitale non avrebbe cambiato nulla sul territorio ciociaro ma l’avrebbe fatto diventare ancora di più una pattumiera sono stati i cittadini di San Vittore del Lazio: non c’è stato più spazio per i dubbi quando l’assessore romano ai Rifiuti ha annunciato «Acea deve prendere i rifiuti di Roma negli impianti di compostaggio e aumentando quello che tuttora prende l’inceneritore di San Vittore del Lazio. D’altronde è di una società a maggioranza del Comune di Roma e deve lavorare anche per i cittadini romani. È già stato chiesto ad Acea».

A meno di due mesi dalla vittoria romana lo scenario ora è molto più chiaro. La giunta comunale di Roma si prepara a spalancare le porte del business rifiuti proprio ad Acea. E la provincia di Frosinone è un polo che rischia di diventare ancora più strategico. Il piano è del potentissimo Marcello Minenna, l’assessore al Bilancio inserito nella giunta Raggi da Luigi Di Maio; l’ha messa a punto in accordo con Paola Muraro, l’assessora che a fine luglio ha ordinato di mandare ancora più rifiuti a bruciare nei forni di San Vittore del Lazio. Sono stati loro ad incontrare Alberto Irace, amministratore delegato con poteri divini su Acea, amico ed ex collega del ministro Maria Elena Boschi (con la quale governava la società che gestisce l’acqua in Toscana), amico ed estimatore di Paolo Saccani con cui si sono conosciuti a Lucca quando il presidente ed amministratore di Acea Ato 5 a Frosinone guidava il servizio idrico tramite la Geal.

I due assessori a Cinque Stelle non lo hanno visto Irace per comunicargli il suo licenziamento. Eppure Virginia lo aveva promesso a chiare lettere durante la campagna elettorale. A marzo aveva annunciato alle folle grilline tumultuanti «Una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management di Acea». Pensava a lui quando diceva «Il Cda di Acea è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Renzi». La prima conseguenza fu che il titolo Acea perse in Borsa il 4,7% e Virman Cusenza titolò su Il Messaggero «Raggi parla, i romani perdono 71 milioni».

Cosa sono andati a dire allora i due assessori ad Alberto Irace? Sono andati a reclamare un impegno straordinario che scongiuri l’emergenza rifiuti a Roma. In pratica, hanno intimato ad Acea «di disporsi ad azioni immediate, mettendo a completa disposizione alcuni impianti di trattamento rifiuti». Alle perplessità industriali sollevate dall’amministratore delegato, l’assessore Minenna pare abbia risposto a brutto muso con il concetto: i soci di maggioranza siamo noi e l’azienda deve uniformarsi alle indicazioni della proprietà.

Le indiscrezioni romane parlano di un potenziamento degli investimenti (oltre i 200 milioni) in impianti per accogliere i rifiuti romani. Acea però chiede garanzie alla giunta del Movimento Cinque Stelle. Insomma, Irace è pronto ma non vuole correre il rischio che l’operazione resti a metà per colpa dei movimenti e dei comitati di cittadini, non può permettersi di bruciare milioni di una SpA come se fosse un carrozzone pubblico. Quindi ha preteso da Minenna e Muraro autorizzazioni comunali in tempi immediati e l’impegno del Movimento 5 Stelle a non sostenere i comitati cittadini del no.

Altro che azzeramento del mmanagement: Acea è sempre più strategica per la giunta Cinque Stelle romana. L’affare dei rifiuti a Roma vale quasi un miliardo l’anno: tutti gli analisti del settore ritengono che quel business sia al momento il più ricco e produttivo nel campo dei rifiuti in Italia. E la spinta impressa dagli assessori grillini non può che far piacere agli investitori privati: cioè lo stesso editore del Messaggero Francesco Gaetano Caltagirone ed il colosso francese Suez (una cosetta da 15 miliardi e presente in 70 Paesi) recentemente salita al 23% di azioni grazie ad uno scambio di pacchetti con Caltagirone.

Cosa c’entra in tutto questo la provincia di Frosinone. Acea ha a San Vittore del Lazio uno dei suoi tre termovalorizzatori nei quali brucia i rifiuti lavorati dagli impianti Tmb (come quello di Colfelice) producendo energia elettrica. Aumentare la produzione di San Vittore significa lavorare più immondizia trasformandola in combustibile con cui alimentare quell’impianto. A Colfelice la Saf ha ancora capacità produttive ma soprattutto è uno dei pochissimi impianti in piena regola (almeno così hanno sostenuto finora le indagini) sul territorio laziale: il che esclude rischi di figuracce e soprattutto di stop per problemi ambientali. Occorre una discarica: indiscrezioni di mercato assicurano di un fortissimo interesse del gruppo guidato da Alberto Irace per l’unica discarica provinciale esistente sul territorio della provincia di Frosinone, la Mad di Roccasecca che dal punto di vista industriale rappresenta un’altra certezza (le analisi anche recentemente hanno stabilito che non inquina, l’autorizzazione ambientale è stata rinnovata per sedici anni, c’è un progetto in ballo per realizzare un nuovo invaso).

Se dovesse finire così, a manifestare questa volta davanti ai cancelli non ci saranno le bandiere a Cinque Stelle.

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