Manovre politiche, ribaltoni, tradimenti e calendario: il grande frullatore della crisi

Foto: © Imagoeconomica

Domani al Senato le comunicazioni di Giuseppe Conte, che poi potrebbe dimettersi. Beppe Grillo e Romano Prodi dalla stessa parte, come Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Obiettivo: rottamare Matteo Salvini, che però non si arrende. Sullo sfondo la manovra economica da presentare a Bruxelles entro il 15 ottobre. Elezioni anticipate ancora possibili: il 27 ottobre o il 3 novembre.

Da un lato c’è il frullatore politico che sta macinando tutto, anche con sovrapposizioni di leader del passato e del presente. Dall’altro però ci sono delle scadenze specifiche e delle procedure costituzionali da rispettare. Perché al momento, è bene precisarlo, la crisi formalmente non si è neppure aperta.

Giuseppe Conte – © Imagoeconomica

L’appuntamento clou è per domani, martedì 20 agosto, quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si presenterà in Senato alle ore 15 per le comunicazioni. Sulle comunicazioni del premier, come stabilisce il regolamento, possono essere presentate e votate delle risoluzioni che rappresentano atti di sfiducia. Due gli scenari possibili: Conte attende il voto e solo dopo decide il da farsi. Conte non attende il voto e va direttamente al Colle per rassegnare le dimissioni.

Al momento la situazione è la seguente. Beppe Grillo ha chiamato a raccolta tutti i big dei Cinque Stelle: Davide Casaleggio, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i due capigruppo alla Camera e al Senato. Chiarissima la linea: Matteo Salvini non è più interlocutore attendibile.

PRODI E ZINGARETTI Foto: © Imagoeconomica, R. Verderese

Via libera ad un Governo con il Pd? L’indicazione implicita è questa. Anche perché per questa soluzione si sono spesi “mostri sacri” del passato: Romano Prodi (il quale magari pensa a prendersi la rivincita per la presidenza della Repubblica), Walter Veltroni, Goffredo Bettini. Per non parlare del fatto che è stato il senatore Matteo Renzi a dare il via all’operazione “ridimensionamento” di Matteo Salvini. Ma il segretario è Nicola Zingaretti e lui qualche dubbio lo conserva. In ogni caso, qualora Conte si dimettesse, l’accordo Cinque Stelle-Pd andrebbe costruito.

Matteo Salvini, però, non si arrende. Confida nei parlamentari dei Cinque Stelle e in ogni caso è pronto a mobilitare le piazze. Sullo sfondo, però, ci sono altre operazioni. Intanto Gianni Letta sta tessendo la tela per sganciare Forza Italia dalla Lega. A proposito di FI: alcuni senatori e deputati potrebbero appoggiare un Governo di legislatura o di scopo. 

Berlusconi e Letta. Foto: © Imagoeconomica, D. Scudieri

Mercoledì 21 agosto Conte è atteso alla Camera alle 11.30. Ma se il premier si dimetterà domani, il dibattito a Montecitorio salta. Giovedì 22 agosto la Camera si riunisce per votare la riforma sul taglio dei parlamentari. Ma se Conte si è dimesso il lavoro delle Camere si blocca. Se Conte è ancora in carica si può andare avanti con il voto sulla riforma del numero dei parlamentari: il voto sulla riforma potrebbe far capire verso quale maggioranza si va, anche se la Lega potrebbe sostenere il provvedimento.

Sempre il 22, nel caso di dimissioni di Conte, potrebbero iniziare le consultazioni. Al termine delle quali Mattarella potrebbe affidare l’incarico di formare un nuovo Governo. Nell’ipotesi di maggioranza giallorossa, i nomi sono quellidi Giuseppe Conte, Roberto Fico, Enrico Letta, Salvatore Rossi. Più complicato Mario Draghi. Possibili invece le soluzioni Raffaele Cantone e Carlo Cottarelli.

Attenzione però: lunedì 26 agosto il premier (anche se dimissionario) deve indicare il nome del commissario italiano all’Unione Europea. Tra gli altri, si fa il nome proprio di Giuseppe Conte. Ma attenzione anche ad Enrico Letta.

Quindi le scadenze economiche. Entro martedì 15 ottobre il Governo deve trasmettere a Bruxelles il documento programmatico di Bilancio. Entro fine anno la manovra economica deve essere approvata, altrimenti scattano in automatico l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva.

Nell’ipotesi invece di elezioni anticipate, le date possibili sono due: domenica 27 ottobre (se le Camere venissero sciolte entro fine agosto) oppure domenica 3 novembre se in Parlamento dovesse scattare il rompete le righe fra il 3 e 4 settembre. 

Tutto si giocherà comunque domani, quando al Senato saranno chiare le scelte e i voti. La temperatura politica è alle stelle, mentre sul piano politico il Movimento Cinque Stelle è chiamato ad una forte prova di unità. Come il Partito Democratico del resto. Matteo Salvini si gioca tutto: la prospettiva di tornare all’opposizione lo spaventa non poco. Sull’altro versante è l’ora dei nervi di acciaio per Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi. Ma pure per Silvio Berlusconi.

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