E alla fine, sulla mostra di Mao arrivò la scomunica

E alla fine, su Mao Tse-tung arrivò la scomunica. Non a divinis ma virtuale. E’ quella fatta da don Xavier Razanadahy, parroco a Roccasecca, nella cui chiesa di San Tommaso è stata allestita la mostra con le gigantografie dei sosia del dittatore cinese. (leggi qui ‘E Mao Tse-tung scrisse al sindaco Sacco)

Il parroco prende le distanze e dice che le gigantografie di Mao «sono state esposte indebitamente».

Una scomunica senza se e senza ma. «L’allestimento di simili immagini in questo luogo di culto ha rappresentato una ferita alla sensibilità religiosa di tanti nostri concittadini e fedeli».

Ma come è stato possibile. Il parroco si assume le sue responsabilità. «Il mio eccesso di fiducia e di disponibilità hanno giocato un ruolo decisivo nel causare tale situazione incresciosa».

In diocesi a Sora il vescovo Gerardo Antonazzo ne sapeva nulla. Lo ha letto dai giornali. Don Xavier aveva dimenticato di consultarlo e chiedere l’autorizzazione.

 

Un’altra scomunica è arrivata da Ceccano: culturale questa volta. Più che scomunica è un anatema. Lo lancia l’assessore alla Cultura, Stefano Gizzi: è l’uomo che nel 2006 incendiò in piazza le copie del libro di Dan Brown ‘Il Codice Da Vinci’, ritenendolo blasfemo. Questa volta attacca a testa bassa il consigliere regionale Daniela Bianchi, che su questo sito aveva difeso lo spirito della mostra. (leggi qui ‘Caro Mao i tempi sono cambiati, anche in Ciociaria)

Gizzi dice

«si può parlare certamente di provocazione e di cattivo gusto, ma non di “Arte” che è concetto talmente alto da non sfiorare minimamente le tante vuote parole della Consigliera Regionale, arrampicata sugli specchi del concettualismo progressista a cui si debbono innumerevoli sfregi al nostro patrimonio artistico (quello vero), nel corso degli ultimi decenni».

 

In mattinata il parroco di Piedimonte San Germano, don Tonino Martini, con la sua consueta schiettezza aveva detto: «Mai una mostra di Mao nelle mie chiese» (leggi qui).

 

Di fronte alle polemiche, il comitato organizzatore, in giornata, ha chiarito il senso della mostra. Ha spiegato che «Il proposito era quello di realizzare un evento di caratura internazionale e tale si è rivelato. Ovviamente sappiamo delle polemiche in atto. Gli autori hanno già chiarito il senso della presenza dei sosia di Mao nella chiesa di San Tommaso: Mao come immagine da smitizzzare che non ha minimamente intaccato quella del Santo», senza offendere nessuno e senza urtare la sensibilità di tutti coloro che sono devoti al Santo ed alla Chiesa in generale».

Ora don Xavier chiede «scusa alla collettività».

 

Non deve scusarsi, padre: semmai, avrebbe dovuto farlo Mao.

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