Matteo, Gigino e Nicola: il futuro politico italiano passa dai salotti dei talk show

Salvini e Di Maio non sbagliano una battuta, Zingaretti ha un modo completamente diverso di comunicare e guarda anche al dopo congresso del Pd. Perché sa che le elezioni europee rischiano di terremotare ancora il quadro delle alleanze in Italia

Matteo Salvini nel salotto di Porta a Porta di Bruno Vespa, conosciuto anche come la terza Camera della Repubblica. Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti ospiti di CartaBianca di Bianca Berlinguer. (leggi qui «Le navi non vanno avanti solo con il capitano»: CartaBianca per Zingaretti)

Modi diversi di comunicare: il ministro dell’Interno e leader leghista è sulla cresta dell’onda dei sondaggi, non sbaglia una battuta, ribadisce le sue posizioni, guarda all’intero elettorato di centrodestra. Luigi Di Maio è altrettanto telegenico e ha un compito più difficile del collega vicepremier: non perdere il contatto con l’intera base pentastellata, nel momento in cui Alessandro Di Battista si prepara ad essere l’elemento di punta alle europee.

Perché i Cinque Stelle nei sondaggi flettono anche se non crollano. In entrambi i casi la strategia comunicazionale è la stessa: aggressiva e costantemente rivolta a cercare parole d’ordine che restino impresse nell’immaginario collettivo.

Nicola, diversamente comunicativo

Nicola Zingaretti non c’entra nulla con tutto questo. Lui non cerca la battuta ad effetto, non si accredita come l’uomo forte o quello solo al comando.

Ragiona, illustra, dibatte, guarda in un’unica direzione, quella delle milioni di persone che hanno deciso di non votare più il Partito Democratico.

Ha un’impresa ardua davanti, perché sa che se alla fine il candidato renziano sarà Graziano Delrio, allora la partita sarà combattutissima. Punto a punto.

Per questo guarda al Pd e al centrosinistra, per tentare di costruire comunque un terreno comune. Perché se adesso il congresso è fondamentale, subito dopo ci sarà un dopo congresso altrettanto importante. Con le elezioni europee che rappresenteranno lo snodo chiave.

Lo snodo di Bruxelles

Viktor Orban, il leader populista ungherese, fa parte del Ppe e la strategia dei Popolari europei è quella di gettare le basi per un’alleanza con i partiti populisti e sovranisti. Anche con la Lega.

Se questo dovesse accadere, allora in Italia la riunificazione del centrodestra ad egemonia leghista sarebbe dietro l’angolo. A quel punto i Cinque Stelle sarebbero obbligati a ripensare l’alleanza di governo.

E il Partito Democratico non avrebbe scelta se non quella di porsi il tema di un’alleanza con il Movimento di Luigi Di Maio. O di Alessandro Di Battista?