Migliorelli: “Non si ferma il futuro green”

Il presidente della Società pubblica Saf conferma la linea tracciata dai sindaci. Basta regalare il nostro bio metano alle altre regioni. Via libera alle nuove tecnologie green europee. I veri numeri tra avanzi di cucina ed erba tagliata dalle cunette. La Golden Share che assegna il controllo costante ai sindaci

È un tecnico e per professione conosce i numeri. Durante lo Zingaretti 1 lo hanno chiamato in Regione all’assessorato che si occupava delle discariche: per fare da anello di raccordo tra tecnici e politici. È anche un politico: anni fa è stato capogruppo dei Democratici di Sinistra in Provincia. Oggi Lucio Migliorelli è il presidente della Saf, la società pubblica che appartiene ai Comuni della provincia di Frosinone in parti uguali, a prescindere dal numero dei loro abitanti e da quanta spazatura producano.

Quella società fu un’intuizione: è lei ad avere evitato l’emergenza rifiuti in provincia di Frosinone negli anni in cui Roma era sommersa dai rifiuti ed a Napoli la monnezza veniva bruciata nelle strade. Sta avanti pure ora la Saf. Ha iniziato i suoi progetti di Transizione Ecologica due anni fa: ben prima che il Governo realizzasse un dicastero. Ben prima che l’Unione Europea decidesse di mettere lì la fetta principale dei miliardi destinati al Recovery.

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Lucio Migliorelli, presidente Saf
Presidente, Il Sole 24 Ore di questa mattina nell’inserto Enti Locali mette Roma e Napoli ai vertici dell’incapacità gestionale dei rifiuti: spostano un milione di tonnellate l’anno. C’è l’interessamento della Corte dei Conti.

La provincia di Frosinone ha una tradizione diversa. Senza avere letto quella classifica, ritengo che sarà possibile trovarci agli ultimi posti: esportiamo fuori territorio solo i rifiuti da cucina e gli sfalci agricoli. È una misura che abbiamo dovuto adottare da poco e che sarà limitata nel tempo: quello necessario per costruirci l’impianto con cui tornare a trattarli in house come facevamo prima.

Non tutti fanno i salti di gioia per la decisione di dotarvi di questo impianto…

E’ comprensibile, così però rischiamo emergenze come quella di Roma adesso. Noi la pensiamo in maniera diversa.

Chi intende per ‘noi

Mi riferisco ai sindaci della provincia di Frosinone che praticamente all’unanimità hanno scelto questa strada, votando in assemblea il piano di sviluppo industriale Saf. Prevede la realizzazione della fabbrica dei materiali a Colfelice e la costruzione in provincia di Frosinone di un impianto per farci in casa il biometano e l’ammendante per l’agricoltura. È quello che oggi, con i nostri rifiuti, si fanno altre regioni tenendosi oltretutto i soldi dei nostri cittadini che pagano per far ritirare i rifiuti. Noi oggi non abbiamo i soldi, non abbiamo il metano. Gli altri si prendono i nostri rifiuti, i nostri soldi, si fanno il metano, se lo tengono ci alimentano le scuole ed i bus Green abbattendo l’inquinamento. Sono stati capaci di trasformare il rifiuto da problema a risorsa.

Dicono che sia un processo inquinante

Da decenni il metano riscalda le nostre case e non mi sembra di vedere gente che gira con la maschera a gas tra cucina e tinello. Nelle città in cui ci sono questi impianti non risulta ci sia un inquinamento più alto e nemmeno un indice di mortalità più elevato. Al contrario. Chi sostiene queste cose esibisca i numeri. E li porti anche a Palazzo Chigi ed al Parlamento Europeo: il nostro Recovery Plan – PNRR assegna una percentuale enorme di risorse proprio alla Transizione Ecologica. Ecco: l’intervento che vogliamo realizzare noi è un intervento di transizione ecologica e di economia circolare.

L’impianto di Sant’Agata. Foto: Silvia Camporesi
Da dove nasce la paura della gente?

Molti affermano che la mancanza di informazione ai cittadini sia spesso tra le cause delle opposizioni incontrate da un progetto. Sostengono che se i rapporti fossero impostati in maniera più aperta, in forma partecipata e attiva, probabilmente le contestazioni verrebbero mitigate. È la cosidetta “Sindrome di Nimby”,  cioè ‘Non nel mio giardino‘ dall’inglese nglese per Not In My Back Yard. (Leggi qui Il segno del Lupo: “Senza impianti si inquina di più”).

Vorremmo far capire alla collettività che l’intero procedimento è in grado di generare risparmio, efficienza economica, investimenti, reddito per le imprese, posti di lavoro in ottica circolare. Il problema non sono gli impianti ma come vengono realizzati e gestiti. È per questo che i sindaci hanno chiesto a Saf di realizzare un impianto nel quale fosse prevista una “golden-share” cioè i Comuni devono avere in qualunque momento il potere di controllo su ciò che accade.

Allo stesso tempo hanno chiesto tecnologie e innovazione di ultima generazione, capaci di trattare i rifiuti senza inquinare e contenendo i costi. Noi abbiamo fatto progettare un impianto che risponde alle “BAT Europee” cioè le migliori tecniche disponibili ad oggi per la tutela della salute e dell’ambiente, fondate sullo stato più avanzato della ricerca scientifica

In Regione Lazio sono stati depositati una dozzina di progetti per realizzare in provincia di Frosinone degli impianti di bio digestione: un po’ troppi obiettivamente.

Io non mi infilo in scelte politiche: faccio il tecnico. Io adesso mi occupo di Saf e dei suoi progetti di investimento.  La scelta se autorizzare gli impianti, quanti autorizzarne, quali autorizzare, con quali criteri è scelta che ha una autorità competente che è la Regione Lazio. Io penso due cose. Una è – lo ribadisco – che il problema non sono gli impianti ma come vengono realizzati e gestiti.

Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica

La seconda è che io rappresento i sindaci della provincia di Frosinone e devo occuparmi dei rifiuti da cucina prodotti dai cittadini. Se smetto di portare quegli avanzi fuori regione riesco ad abbattere l’inquinamento sul territorio (meno camion, più metano), riesco ad abbattere i costi e riportare le bollette a tariffe più accettabili. E riesco a farlo senza che i soci (cioè i Comuni, cioè i cittadini) contribuiscano all’investimento.

Gli avanzi delle nostre cucine sono circa 50mila tonnellate, lei progetta un impianto grande quasi il doppio: il dubbio è che intenda lavorare anche gli avanzi degli altri.

È falso. E lo dicono i numeri. Gli avanzi delle nostre cucine, come li chiamate voi, sono attualmente 40 mila tonnellate. A questi vanno aggiunti gli sfalci: cioè l’erba tagliata nei parchi pubblici e nei giardini privati, le potature che si fanno in campagna, l’erba che viene falciata dalle cunette a ridosso delle strade e dell’autostrada. Una volta si bruciava inquinando: va smaltita in maniera ecologica facendoci concime naturale e durante quel processo genera biometano. E sono altre 30mila tonnellate. Il resto è una minima differenza. Risponde ai picchi produttivi ed all’aumento di rifiuti che avremo con la diffusione della raccolta differenziata in tutte le case. Niente da fuori. Questo è l’impianto per la provincia di Frosinone.

Ad Anagni vi chiedono di chiarire in consiglio comunale: lo fa il Pd insieme a Casapound

Non entro in questioni politiche.

Andrete?

Con molto piacere. Siamo una società pubblica, i Comuni sono nostri soci, abbiamo il dovere di essere trasparenti.

A proposito di trasparenza, Casapound vuole sapere come avete scelto il socio privato in questa operazione.

Con un bando di evidenza pubblica. La nostra fortuna è stata quella di trovarci insieme ad un player pubblico come noi: le città di Brescia e Milano che sono state capaci di trasformare la loro azienda pubblica in un colosso di dimensioni europee, oltretutto con una capacità ed una competenza sul campo riconosciute in modo unanime. Capisco che a qualcuno possa dare fastidio, comprendo che ci sia chi possa esserci rimasto male ma qui devono essere chiare alcune cose: siamo una società pubblica, abbiamo uno scopo pubblico e vogliamo andare avanti sulla strada della transizione ecologica e dell’economia circolare.

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