Il mondo di sotto scoperchiato dalla morte di Emanuele

«C’è un mondo di sopra e un mondo di sotto. E c’è poi un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo: è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico…». Massimo Carminati, il boss dei boss di Mafia Capitale parla con il suo braccio destro militare. E gli spiega la sua teoria, senza sospettare che in quel momento una microspia nascosta sta registrando tutto. Lui parla col ‘mondo di sopra‘, quello della politica e col ‘mondo di sotto‘, quello criminale. Si mette al servizio del primo avvalendosi del secondo.

Il sospetto ora è che esistano pure in provincia di Frosinone un mondo di sopra ed un mondo di sotto. Ma qui la politica non c’entra: il mondo di sopra è quello delle persone perbene, il mondo di sotto è quello dove ci stanno la droga, i canali di fornitura, il sistema dei furti per pagare le dosi, la ricettazione assicurata.

E Emanuele Morganti potrebbe essere stato massacrato di botte solo per essersi trovato, per caso e senza colpe, nel sottile spazio di confine tra quei due mondi. Schiacciato tra l’uno e l’altro: da innocente. Solo per mandare un segnale a chi, a differenza di lui, sta nel mondo di mezzo.

I dubbi li solleva la certosina ricostruzione giornalistica fatta con questa mattina da Gianluca Trento su Ciociaria Editoriale Oggi. (Un articolo al quale farebbero bene ad abbeverarsi tanti improvvisati inviati nazionali, molti dei quali hanno dato sfoggio della loro abilità nel raccontare ciò che non sanno e meno ancora capiscono)

Il punto di partenza. Emanuele fa parte del mondo di sopra: delle persone perbene. Venerdì va con la fidanzata al Miro Music Club

Con loro ci sono pure un gruppo di persone che forse con il settore degli stupefacenti hanno qualcosa a che a fare. Così racconta qualcuno. Il ragazzo, per un cocktail, litiga con la persona sbagliata. Con chi, anche se albanese non è, così viene soprannominato. Quell’appellativo non è un semplice nomignolo. Fa capire che Domenico Paniccia con persone di quell’etnia ha qualcosa a che fare. Ed è forse questo il motivo per il quale Pietry Xhelam, invece di buttare fuori dal locale quello un po’ più alticcio, se la prende con il ragazzo di Tecchiena. E lo mette nelle mani di chi deve dargli una lezione per far capire a tutti che ad Alatri comandano altri.

Fino qui è la storia di un tragico venerdì sera. Nel quale a qualcuno scappa la mano e manda in coma un ragazzo. Invece la storia è diversa. Più i carabinieri tentano di capisci qualcosa, più si trovano di fronte ad un muro di bugie. Costruite in fretta, nel disperato tentativo di togliere dagli occhi degli sbirri il profilo del mondo di sotto che inizia a delinearsi. Ma che nessuno fino a quel momento vedeva perché Emanuele invece fa parte del mondo di sopra.

Mentre il ragazzo è in ospedale, Gianluca Trento spiega che più di qualcuno inizia a pregare

che quel povero cristo non muoia. Non sono solo i parenti a chiedere la grazia al Signore. A dire qualche Ave Maria sono anche quelli della fazione opposta. Perché si rendono conto di aver provocato una sorta di guerra tra quanti, dopo le due operazioni Fireworks e Intoccabili, hanno assunto il controllo del mercato degli stupefacenti.

Fireworks e Intoccabili sono le due inchieste con le quali il sostituto procuratore Adolfo Coletta ha fatto assediare da carabinieri e poliziotti il Casermone di Frosinone. Scoperchiato la piccola Scampia governata dalle proprie regole, nella quale lo spaccio è un lavoro: organizzato con turni e riposi, ferie e malattie, premi di produzione e multe per chi sbaglia.

Cosa c’entra Emanuele con quel mondo. Niente, dicono finora le indagini. Allora perché lo massacrano? Perché ha litigato con la persona sbagliata nel Miro, perché bisognava mandare un segnale a qualcuno che in quel modo lo avrebbe compreso. E perché – rivela la mamma – nei mesi scorsi si era immischiato in una lite tra fidanzati, bloccando un giovane che picchiava la fidanzata. Brutta gente. Che forse è l’anello di collegamento con il pestaggio. Il conto glielo avrebbero presentato tutto insieme. E nell’occasione avrebbero mandato un messaggio a qualcuno vicino a Emanuele per fargli capire che doveva restare al suo posto.

A chi era destinato il messaggio? I carabinieri stanno lavorando per riuscire a capirlo. O forse lo hanno capito bene. E il problema è dimostrarlo con atti che reggano in un’aula di giustizia.

Ma le tracce ci sono. Stanno in tante bacheche Facebook. Sulle quali sono apparsi messaggi in principio incomprensibili, subito dopo la notizia che il cuore di Emanuele si era fermato. Gli investigatori li stanno rileggendo e decifrando. Alla luce di tanti piccoli dettagli, assumono un significato diverso. Sono segnali che il mondo di sotto manda ad un altro quartiere di quello stesso mondo oscuro.

Altre tracce stanno in una memory stick nella quale gli investigatori hanno registrato i volti delle persone presenti al funerale. Sono convinti che, per un pomeriggio, gente del mondo di sotto sia salita su quello di sopra. Per rendere omaggio ad una vittima innocente.

Nuovi frammenti di un mondo parallelo stanno nelle minacce subite dagli avvocati che si sono avvicinati a questo caso.

Con avvocati minacciati e parenti dei presunti assassini che all’improvviso decidono di fare le valigie per trascorre quel giorno altrove. A sparire è pure il vero albanese che, almeno stando ai suoi vicini, è uccel di bosco ormai da qualche giorno. E non solo lui. Difficile credere che penalisti di fama rinuncino al mandato in un processo per omicidio per aver ricevuto avvertimenti da qualche mocciosetto. Così come pazzesco è il fatto che chi non vive proprio una vita retta e corretta all’i mprovviso tema l’ira di qualche bulletto di periferia. La storia è un’altra: parte da Alatri, passa per Tecchiena, attraversa Frosinone e arriva fino in Campania.

Se stanno così le cose c’è una serie di domande alle quali non possiamo sottrarci.

Quanto è vasto questo mondo di sotto? Quanto è ramificato, sotto e sopra. Con i grandi traffici e con chi governa le decisioni. Se così stanno le cose, il mondo di sotto non è un villaggio. Nè un paesello. E’ una vasta città, con alleanze e rapporti di vicinato. Con uffici di rappresentanza e ambasciatori che si relazionano con le altre città del mondo di sotto.

Se è così, la pax apparente che regna nel mondo di sopra è solo una tregua. Garantita dal mondo di sotto in cambio della libertà di fare i suoi affari. Una necessità: perché se tutto è calmo nessuno viene giù a mettere il naso. Quanto è sicura la linea del confine tra sopra e sotto, sulla quale i carabinieri, la polizia, i magistrati sono stati lasciati – sempre di meno, in nome dei tagli – a vigilare da uno Stato  sempre più evanescente, tutto concentrato a garantire la sua sola sopravvivenza, arroccato nei Palazzi e chissenefrega di quelli che stanno nel mondo di sopra e di sotto.

Il vero interrogativo, scoperchiato dalla morte dell’Innocente Emanuele, adesso è proprio questo.

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