Io sto con i miei fratelli musulmani e la loro moschea (di A. Porcu)

Il dibattito sulla realizzazione della moschea a Frosinone. Rischia di innescare un confronto sbagliato. Che nulla ha da spartire con la religione. E che rischia di allontanare due comunità finora in dialogo

Io sto con i Musulmani. E con la loro richiesta di avere un luogo nel quale pregare a Frosinone. Sto con loro perché sono cristiano. E per questo i musulmani sono miei fratelli. Sono figli dello stesso Dio che nel suo progetto ha avuto la misericordia di prevedere uno spazio anche per me. E come me, come i nostri comuni fratelli ebrei, anche i musulmani provengono da Abramo. Che ci unisce seppure tra tante differenze. Ma a fare le differenze sono gli uomini nel loro modo di interpretare ciò che è divino.

Sono contro la raccolta di firme che si oppone alla realizzazione di una moschea a Frosinone. Perché è mostruoso il solo pensare di impedire a qualcuno di voler pregare un Dio di Pace. Il Dio adorato dai miei fratelli musulmani è lo stesso nel quale credo io: anche se ci sono profondissime differenze ad allontanarci. Ma nel documento che si sta firmando non c’è alcuna motivazione riconducibile alla Trinità che non spezza il Tawḥīd cioè il concetto dell’Unità di Dio. Non ci sono argomentazioni sui quali i teologi cattolici e musulmani stanno lavorando da tempo per costruire un sereno percorso di dialogo.

C’è solo la volontà di impedire l’edificazione di un luogo di culto. E non intendo rendermi né responsabile, né complice con il mio silenzio, di un crimine simile.

L’Islam è una religione di Pace come lo è il Cristianesimo e come lo è l’Ebraismo. Chi uccide, chi ruba, chi viene meno ai precetti ed ai comandamenti, non è un buon musulmano, non è un buon cristiano, non è un buon ebreo. E commettendo i suoi peccati non rende meno veri i messaggi di pace di quelle religioni.

I miei fratelli musulmani pregano da anni a Frosinone. Mai nessuno è stato infastidito dalle loro preghiere. Basterebbe questo a far capire quanto sia sciocco il documento che si sta facendo circolare in questo giorni solo per raccattare qualche consenso politico.

Quando inizia il loro mese del Ramadan, di digiuno e purificazione, il mio vescovo Ambrogio Spreafico, gli manda un messaggio di auguri. E loro, al termine di quel periodo, lo invitano alla loro festa: aprendola ai fratelli cristiani che vogliono partecipare. Quando inizia la mia Quaresima ed arriva la mia Pasqua, l’imam di Frosinone manda gli auguri attraverso il mio vescovo.

Non significa niente il fatto che in alcuni paesi islamici sia impossibile costruire chiese. Perché io sono cristiano ed il mio amore non ha il vincolo della reciprocità: non amo gli altri solo se gli altri amano me, li amo e basta. È questa una delle essenze del cristianesimo. Se non pensassi questo non sarei cristiano.

Nemmeno c’entra il fatto che nel mondo i miei fratelli cristiani vengano perseguitati. La nostra è una religione che affonda le sue radici e la sua forza nella persecuzione, è stata una religione perseguitata dall’inizio, dai Romani che ci davano in pasto alle bestie, ci crocefiggevano, ci bruciavano. Intorno all’altare descritto nel più alto dei cieli da Giovanni nel suo Apocalisse, ci sono le anime dei Martiri: è intorno a loro che poggia l’altare.

La Pace si costruisce sul dialogo. Non sulla chiusura. L’arma più potente è quella con cui Giovanni XXIII impedì una nuova tragedia mondiale e fu più forte dei missili sovietici che si stavano inalzando sulle rampe a Cuba, più potente delle portaerei statunitensi che stavano stringendo il blocco.

Nulla è più forte della Parola. Nulla è più utile delle parole.

Impedire la preghiera è un crimine.