Salvati, il giudice dispone l’imputazione coatta

PIERFEDERICO PERNARELLA per IL MESSAGGERO ED.FROSINONE

Il pm dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio per truffa e peculato nei confronti del presidente dell’Unione dei Comuni “Antica Terra di Lavoro”, Antonio Salvati; del rappresentante della cooperativa “Noi”, Arduino Fratarcangeli e dell’ex gestore dell’hotel “Bracaglia” di Frosinone, Giovanni Cirilli. Questa è la decisione assunta, con un dispositivo di otto pagine, dal Gip del Tribunale di Cassino, Massimo Lo Mastro, in merito al procedimento penale riguardante le presunte irregolarità commesse nella gestione dei profughi tra il 2011 e il 2012.

L’inchiesta partì dopo la denuncia-querela presentata da alcuni rifugiati somali accolti in Ciociaria a partire dal giugno del 2011. Il servizio di accoglienza era stato preso in carico dall’Unione dei Comuni “Antica Terra di Lavoro” che a sua volta, tramite un affidamento diretto, aveva individuato la cooperativa “Noi” per la gestione dei servizi. Quest’ultima aveva collocato i rifugiati prima nell’hotel “Bracaglia” di Frosinone e in un secondo momento in alcuni appartamenti.

Le spese dell’accoglienza, all’epoca dei fatti, erano in capo al Dipartimento della Protezione civile della Regione Lazio che ha riconosciuto all’Unione dei Comuni, 42,50 euro al giorno per ogni rifugiato. E proprio nella gestione di queste somme la Guardia di finanza ha riscontrato le principali irregolarità.

Contestazioni che il Gip Lo Mastro ritiene fondate per istruire un processo. Il giudice, in primo luogo, sottolinea che i soggetti per la gestione dell’accoglienza sono stati individuati senza una procedura di evidenza pubblica e osserva che questa circostanza «induce a ritenere quanto meno oscuro il metodo di scelta del contraente». C’è poi il discorso delle sovrafatturazioni in relazione alla sistemazione dei profughi nell’hotel “Bracaglia”. La società che gestiva l’albergo fatturava 38 euro al giorno per ogni rifugiato, ma in realtà riceveva 26 euro dalla cooperativa “Noi”. Tale circostanza, oltre che dagli accertamenti contabili, è stata confermata anche da un testimone, titolare di alcuni appartamenti in cui sono stai ospitati i rifugiati, che era presente all’incontro tra il rappresentante della cooperativa, Arduino Fratarcangeli, e l’allora gestore dell’hotel Bracaglia, Giovanni Cirilli, in cui veniva pattuito il prezzo per l’ospitalità dei profughi.

La stessa documentazione fornita dal gestore dell’albergo per giustificare le fatture, scrive il giudice, appare «difforme dal vero nella parte in cui sono stati dichiarati importi superiori a quelli realmente spesi». Le somme fatturate (per un totale di circa 540mila euro), prosegue il gip, «sono state rimborsate dal Dipartimento di protezione civile: dunque, sulla scorta della sovrafatturazione ricevuta dalle società affidatarie dei servizi, l’Unione dei Comuni ha potuto conseguire il rimborso di somme superiori a quelle realmente anticipate per suo conto dalle ditte affidatarie».

E la sovrafatturazione, evidenza il gip, configura il reato di truffa aggravata, ma anche quello di peculato perché, si legge nel dispositivo, «si è avuta un’indebita distrazione di somme di denaro stanziate dalla pubblica amministrazione per l’erogazione di servizi non prestati, o prestati in modo sensibilmente inferiore alle attese, oltre che un indebito utilizzo di quelle stesse somme per attività completamente estranee alle finalità del progetto di accoglienza dei profughi».

E questo, secondo il Gip, è il caso dei soldi utilizzati per pagare dipendenti assunti (in concomitanza peraltro delle elezioni a San Giovanni Incarico) per l’attività di accoglienza: tali persone tuttavia «non risulta abbiano svolto attività inerente il progetto per l’emergenza profughi». Il gip rileva anche le irregolarità nell’erogazione della somma giornaliera (6 euro secondo la convenzione) che sarebbe stata corrisposta in parte minore e in contanti, quando invece doveva essere consegnata attraverso buoni spesa. Per queste ragioni il Gip Lo Mastro ha disposto che il pubblico ministero formuli l’imputazione nei confronti di tutti e tre gli indagati.

Il provvedimento del Gip arriva a due settimane dall’udienza preliminare in cui il pm Mattei (in sostituzione della collega Siravo, titolare del fascicolo) aveva chiesto al giudice di disporre l’imputazione coatta. In questo modo il pm ha di fatto annullato la proposta di archiviazione che era stata precedentemente avanzata dalla Siravo.

Archiviazione contro cui si era opposta, con l’avvocato Laura Barberio, l’associazione “A Buon diritto” che rappresenta i 14 richiedenti asilo che presentarono la denuncia-querela. Nel frattempo, lo scorso 21 novembre, è arrivata la sentenza della Corte dei Conti che ha condannato Salvati e il dirigente Giovanni Federici al risarcimento di un danno erariale pari a 208.500 euro. Fatto, anche questo, che ha imposto alla Procura un cambio di rotta.

 

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