«Niente trappole a Cassino: il Pd presenterà lista e simbolo»

Il segretario provinciale Pd stronca sul nascere le voci secondo cui il Partito potrebbe rinunciare a presentare il simbolo a causa delle divisioni. "Ci sarà il simbolo e la lista. E pure il candidato unitario". L'inutile riunione del direttivo

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

No, non sarà come la volta scorsa. A Cassino quest’anno il simbolo del Partito Democratico ci sarà e schiererà un candidato. «Chi si è messo in testa di ripetere il gioco allo sfascio al quale abbiamo assistito nelle scorse elezioni non ha capito niente»: il segretario provinciale Dem Domenico Alfieri inizia a ricordare le regole del gioco alla rumorosa brigata che si agita per le candidature a Cassino.

Tre anni fa il Partito non fu in grado di trovare una sintesi. Il Presidente del Circolo e mezzo direttivo, stavano da una parte. Il Segretario e l’altra metà del direttivo stavano dall’altra. Quando venne convocata la conta per chiedere democraticamente il parere degli iscritti nessuno si presentò alle urne: su una cosa furono tutti d’accordo, meglio evitare conte che avrebbero messo a nudo quanto fosse gonfiato il tesseramento. Finì che a nessuno venne dato il simbolo.

«Alle elezioni comunali del 2019 a Cassino il Partito Democratico sarà presente con il suo simbolo, con la sua lista, con un suo candidato sindaco. Il candidato sarà quello che verrà indicato dal Circolo di Cassino. Oggi c’è un Partito diverso da quello di tre anni fa»: Domenico Alfieri blocca sul nascere le voci messe in giro dopo la fallimentare riunione del direttivo di mercoledì sera.

Il Direttivo non ha una direzione

Una riunione che doveva individuare un candidato dopo la decisione dell’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone di ritirare la propria disponibilità a scendere in campo, vista la sfiducia espressa da quelli che per anni erano stati i suoi collaboratori più stretti. (leggi qui Pd, Petrarcone rinuncia. Fardelli: “Potrei candidarmi”). Invece quella riunione non è riuscita a definire nulla.

Il Segretario Marino Fardelli ha ricordato a tutti un’evidenza: le elezioni si vincono con i voti. Chi aggrega di più? Quante liste hanno già pronte? Dove sono i nomi? Silenzio.

Ognuno ha ripetuto le stesse cose dette due settimane fa. O meglio. Questa volta il Segretario ha preso atto dell’indicazione data dall’area che fa riferimento a Francesco Mosillo. L’ha espressa il consigliere Barbara Di Rollo: o primarie lampo o una rosa di tre nomi sui quali valutare la possibilità di convergere; se le primarie dovessero legittimare Petrarcone l’area è pronta a sostenere l’ex rivale.

Ma le Primarie rischiano di essere una trappola. Perché il regolamento le lascia aperte a tutti, non le riserva agli iscritti. In questo modo, gli avversari del Pd potrebbero ‘inquinarle’ scegliendo di puntare sul candidato più debole ed abbordabile per il centrodestra.

La candidatura di Enzo

Cerca di ricomporre i cocci Enzo Salera, l’ex collaboratore più fidato di Peppino Petrarcone. L’uomo che proprio per questo si è assunto l’onere di dirgli che era necessario un suo passo di lato per favorire l’aggregazione con i mosilliani. Una convergenza della quale Petrarcone ha sempre dubitato.

In realtà, Salera intende candidarsi. Ha la convinzione di avere i numeri. Il segretario Marino Fardelli lo ha detto mercoledì a Salvatore Fontana, leader dell’altra sensibilità interna al Pd. Prima della riunione del Direttivo, nel tentativo di avere un quadro nitido della situazione. Nella sostanza gli ha detto: “Salvatore è necessario capire voi cosa intendete fare. Perché Enzo ritiene di poter contare sull’appoggio di forze che la volta scorsa hanno espresso tremila voti. In realtà io credo che il suo conto sia sbagliato. Voi cosa intendete fare“. Pare che la risposta sia stata qualcosa del tipo: ‘Possibile che stiamo qui a perdere tempo con i nomi e nemmeno una parola è stata detta su ciò che si vuole fare per Cassino? Mi volete spiegare quali sono le linee guida sullo sviluppo economico, turistico, urbanistico della città? Rischiate di apparire poco seri’.

Enzo Salera è consapevole che c’è consenso intorno al suo nome. Ma allo stesso tempo è consapevole che non è sufficiente se non c’è unità. Durante la riunione di mercoledì allora ha ribadito il suo invito «a Peppino ad intestarsi il merito della riaggregazione del centrosinistra a Cassino. Facendo il padre nobile di questa operazione. E se risulterà la persona più aggregante è giusto che sia lui il candidato sindaco. Se non lo è allora è giusto che il candidato sia un altro. Ma abbiamo il dovere di verificarlo: chiunque sia il candidato deve avere una piena e totale legittimazione di tutti, al di là di ogni dubbio».

Conferma quello che si sta sgolando per dire dal primo giorno: non c’è contrapposizione, non c’è rottura, soprattutto «Non c’è tradimento e nessun voltafaccia: il candidato deve essere legittimato».

Il Peppino delegittimato

Il problema è che però Peppino Petrarcone esce delegittimato da tutta questa storia. Gestita male, proseguita peggio. Come potrebbe salire su un palco ora un candidato che rischia di sentirsi rispondere “nemmeno i suoi lo volevano e si era ritirato“? Come potrebbe essere competitivo un candidato che per affermare la sua leadership ha avuto bisogno della legittimazione, altrimenti non veniva riconosciuto come tale?

Non è un ragionamento che vale per tutti? No. Perché Petrarcone era il candidato ufficiale di un Partito, che ufficialmente si è ritirato perché gli è stato detto che sarebbe stato divisivo.

Fine. Gli avversari segnano un punto. Sono riusciti a far bruciare uno dei competitor più insidiosi. Cioè quello che poteva salire sul palco e dire “Tre anni fa vi avevo avvisato ed è andata esattamente come vi avevo detto“.

Ora. Palla avanti per altre 48 ore. Si riunirà il tavolo del centrosinistra. Ognuno venerdì presenterà i nomi che intende proporre. Ma resta da capire chi è il centrosinistra. Perché le elezioni si vincono con i voti e con le liste, non con le chiacchiere.

Il Segretario provinciale Pd Domenico Alfieri lo ha ricordato a tutti: il Pd questa volta ci sarà.

No alle ingerenze

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti è fatto di altra pasta rispetto a quello visto nelle elezioni di tre anni fa. A Frosinone hanno stabilito una linea: nessuna ingerenza. Ma nemmeno nessuno spazio ai ricatti.

«Chi si candida contro il candidato indicato dal Partito Democratico è fuori dal Pd. Chi punta a dividere il Partito Democratico non è del Pd. E vorrei sapere chi ha messo in giro questa balla secondo la quale potremmo rinunciare a mettere il simbolo, in caso di mancato accordo: noi a Cassino abbiamo una classe dirigente, che deve farsi carico di prendere delle decisioni. E lo farà. Niente ingerenze interne e nemmeno esterne».

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